23 luglio 2019
Aggiornato 08:30
Cinema

Elio Germano: Sogno un film sui fatti del G8 di Genova

L'attore: «In Italia c'è una stasi paludosa e malarica»

SALERNO - «E' un momento di stanca cinematografica, un po' triste». Ne è convinto Elio Germano, ospite del Giffoni Film Festival, la rassegna cinematografica per ragazzi che si svolge a Giffoni Valle Piana (Salerno) in Campania. «Mi sono stancato di prendermela con chi ci governa e chi ci produce - ha proseguito l'attore - Me la prendo con chi abbassa la testa e fa poco per cambiare le cose. E' colpa nostra, sono persone che abbiamo scelto noi o comunque scegliamo di non mandare via. E' una malattia che riguarda tutti noi, la responsabilità è nostra, anche dei produttori che non hanno coraggio di puntare su sceneggiature fastidiose. Già quindici o dieci anni fa era meglio, si facevano film come 'Il portaborse' o 'Muro di gomma'. Con 'Il Divo' e 'Gomorra' si è rotto un po' un silenzio ma sono casi isolati».

E tra i desideri di Elio Germano ce n'è uno in particolare. «Aspetto da una vita un film sui fatti del G8 di Genova e penso che ci siano forti difficoltà a produrlo - ha commentato - si privilegia l'incasso alla qualità e qualsiasi lavoratore è costretto ad attaccarsi alle certezze di continuare a lavorare. Se uno sceneggiatore sa che facendo una commedia andrà sul sicuro con i produttori preferirà continuare a lavorare e scriverà quel tipo di film. Io sogno di continuare a fare quello che mi piace ma ho paura che sia sempre più difficile».

Intanto l'attore ha finito di girare due pellicole importanti: 'Nine', il musical di Rob Marshall in omaggio a 'Otto e mezzo' di Federico Fellini e 'La vita non la ferma nessuno' di Daniele Luchetti con Raoul Bova, Luca Zingaretti e Stefania Montorsi.

«In 'Nine' faccio la parte di uno degli aiutanti del regista della troupe televisiva che è interpretato da Daniel Day Lewis. E' un ruolo piccolo - ha spiegato Germano - è un film che ha un grande impatto spettacolare, è un musical, un omaggio a Otto e mezzo. Nel lavoro gli americani fanno un po' paura, c'è un elenco di troupe che è almeno 15 volte superiore a quello che c'è per i nostri film, lavorano per più ore e mettono nel lavoro un'abnegazione totale. In Italia è tutto più umano ma ti rendi anche conto perchè hanno tanta qualità. Con Marshall non ho mai parlato, la voce del regista la senti solo diffusa dalle casse. Da noi i set, rispetto a quelli americani, sembrano dei campi rom», ha commentato l'attore.

«Nel film di Luchetti interpreto il fratello di Raoul Bova, sono un operaio edile. E' un film ambientato nei nuovi quartieri che crescono in poco tempo a Roma, fuori dal Raccordo Anulare, con tante giovani coppie che inventano il loro futuro tra assenze di servizi e voglia di costruire qualcosa. Sono sposato con una donna interpretata da Isabella Aragonese, ho due figli», ha sottolineato.

L'attore ha poi aggiunto la sua opinione sul cinema italiano. «'Che ne sarà di noi' di Giovanni Veronesi è stato un successo - ha spiegato - da quel film è cominciato il delirio dei film giovanilisti. E' un meccanismo che peggiorerà con i tagli del Fus. Quando mancano i finanziamenti, il mestiere del produttore diventa quello di investire in cose sicure o che hanno già incassato o con attori che, da soli, dovrebbero garantire incassi. Questo crea una stasi paludosa e malarica». E tra gli attori cui si ispira Germano non ha dubbi: «Se devo indicarne uno, dico Totò», ha concluso.