18 agosto 2019
Aggiornato 17:30

Corgnati: Perché la vittoria Ferrari è una vittoria dell'Italia

Il trionfo nel GP d'Australia è un trionfo dell'umanità italiana contro la tecnologia tedesca, che ha clamorosamente fallito con l'errore di calcolo del pit stop

ROMA – La Ferrari festeggia la vittoria di Sebastian Vettel nel Gran Premio inaugurale del Mondiale 2018 di Formula 1, in Australia. «Il primo commento fatto da Sergio Marchionne è stato: 'Che emozione sentir suonare l'inno d'Italia a Melbourne' – spiega il nostro direttore Fabrizio Corgnati – E Marchionne ha ragione, perché il successo della Ferrari è stato un successo di tutta l'Italia. Non lo diciamo per motivi patriottici, ma proprio per il modo in cui è maturato. La SF71H non era la monoposto più veloce in pista: sia nelle qualifiche di ieri che nel passo gara di oggi la Mercedes le era superiore. Però è arrivato un colpo di fortuna ad aiutarla: la safety car scesa in pista per il doppio ritiro delle due Haas. E, in quel momento, la Rossa ha azzeccato la scelta di tempo del pit stop, riuscendo a far rientrare ai box e poi uscire Vettel ancora in testa, approfittando del fatto che Hamilton si era già fermato in precedenza. Ma soprattutto è successo un altro fatto che ha del clamoroso: il computer che dava ai tecnici Mercedes al muretto le indicazioni sul momento in cui far rientrare Hamilton ha fallito. Il software sosteneva che sarebbe bastato un vantaggio di 12 secondi a Lewis per avere la certezza di mantenere il comando, invece ne servivano almeno 15».

Sorelle (rosse) d'Italia
È l'intuizione dell'uomo che prevale sul calcolo della macchina: «Un errore di programmazione del computer: è un fatto che, in questa Formula 1 così tecnologica, non capita quasi mai di vedere. Ma soprattutto è il segnale che anche una mentalità precisa e scientifica come quella tedesca della Mercedes a volte mostra i suoi limiti. Al contrario la Ferrari ha tutta l'italianità della componente umana: non a caso i vertici tecnici sono stati scelti quasi tutti tra quelli che hanno fatto carriera a Maranello. Ma anche i due piloti oggi hanno dimostrato entrambi grandissima competitività, mentre non si può dire lo stesso per la Mercedes, che aveva il solo Hamilton nelle prime posizioni con Bottas che annaspava nelle retrovie. Questa umanità, che la squadra italiana possiede nella sua natura, può dare lezioni al resto della Formula 1 che sembra diventata digitale, robotica. Un tempo non era così: erano la genialità degli ingegneri e il talento dei piloti a fare la differenza. Oggi sempre di più la fanno le macchine: ma, come hanno scoperto la Mercedes e Hamilton a loro spese, anche le macchine possono sbagliare». E non c'è solo la Ferrari in questo dominio tricolore: «In questo momento anche la Ducati è in testa al Mondiale MotoGP e a quello Superbike, dove proprio oggi ha vinto la sua terza gara su quattro – conclude Corgnati – Dunque le Rosse italiane comandano tutti e tre i principali campionati del motorismo mondiale. È una bella soddisfazione, anche se è solo l'inizio. C'è ancora da lavorare, come dimostrano i limiti tecnici emersi dalla Ferrari, ma si è cominciata la stagione con il piede giusto».