20 settembre 2019
Aggiornato 16:30

Il Milan rinnega se stesso

Dopo il disastro di Udine, tanto l'allenatore quanto la dirigenza provano a tornare sui propri passi. Ma le sensazioni sono pessime

Il Milan barcolla spaesato sul prato dello stadio Friuli di Udine
Il Milan barcolla spaesato sul prato dello stadio Friuli di Udine ANSA

MILANO - Tornato da Udine con le ossa rotte e il morale sotto i tacchi, il Milan prova a riorganizzarsi in vista dell'impegno di sabato pomeriggio (inizio ore 18) che vedrà l'esordio dei rossoneri a San Siro nel nuovo campionato e contro il neopromosso Brescia, autore di un exploit nella prima giornata col meritato successo di Cagliari. La prestazione della compagine di Marco Giampaolo allo stadio Friuli è stata imbarazzante: squadra molle, pasticciona in difesa, terribilmente apatica in attacco dove Piatek si è sbattuto senza concludere, Castillejo è stato il solito cavallone inconcludente e Suso, dopo i fasti estivi quando le partite non contavano nulla, non appena ricominicata la stagione è tornato ad essere timido ed impaurito, oltre che per niente decisivo.

Cambi

Giampaolo, incapace di invertire la rotta ed apparso totalmente in balia degli eventi coi suoi foglietti in panchina e la completa assenza di grinta, è mancato anche sul piano tattico, forse l'unico in cui si faccia valere il tecnico abruzzese. La squadra arrancava e lui l'ha lasciata così, inserendo i fumosi Bennacer e Leao solo dopo il meritato vantaggio dell'Udinese, per poi analizzare nel dopo partita la gara e ipotizzare un cambio di modulo fin dalla prossima giornata, col probabile ritorno al 4-3-3 e l'abbandono a quel 4-3-1-2 che già nel pre campionato aveva fatto acqua da tutte le parti, nonostante le incomprensibili investiture ad un tecnico che doveva (e deve) ancora dimostrare tutto in una piazza come Milano che non si accontenta del nono posto in classifica. Il maestro, insomma, ha già parzialmente rinnegato la sua filosofia, il che è probabilmente ancora più grave del ko di Udine.

Falle

Il problema, oltre a quello evidente dell'allenatore, è poi legato ad un organico incompleto e pieno di lacune, a cui la dirigenza (che continua ad avere ambizioni inversamente proporzionali al valore della rosa) dovrà porre rimedio negli ultimi giorni di calciomercato. Il già citato ritorno al 4-3-3, letto oltre le righe, dice che Giampaolo non può attuare il suo modulo preferito perchè i calciatori a disposizione non riescono a supportarlo: Suso sulla trequarti è un pesce fuor d'acqua, Castillejo come seconda punta è del tutto inoffensivo, Piatek non riesce ad avere palle giocabili da mettere dentro, per non parlare di un centrocampo senza muscoli con Borini e Paquetà a fare ciò che non sanno. Il Milan è di per sè una squadra mediocre, il tanto cercato e sognato quarto posto non è neanche lontanamente avvicinabile con un organico più debole di quello della scorsa stagione in ogni reparto, panchina compresa. A Boban e Maldini il difficilissimo compito di mettere pezze ovunque nella fase finale del calciomercato. Auguri.