18 novembre 2019
Aggiornato 05:30

Tutte le colpe della dirigenza milanista

Non sono soltanto di Gattuso le responsabilità del disastro rossonero nella prima stagione sotto la proprietà Elliott

Leonardo e Paolo Maldini: responsabili dell'area tecnica del Milan
Leonardo e Paolo Maldini: responsabili dell'area tecnica del Milan ANSA

MILANO - Il Milan esce con le ossa rotte dai primi assaggi di primavera ed invece di respirare a pieni polmoni l’aria più calda e le temperature più miti, si ritrova in apnea, frutto di una crisi al momento inarrestabile. La corsa al quarto posto è ampiamente compromessa, nonostante manchino ancora quattro giornate alla fine del campionato, la Coppa Italia è volata via e la sensazione rilasciata dalla formazione rossonera è quella di una squadra ormai allo sbando, a partire dall’allenatore, apparso spento ed impotente, incapace (per sua stessa ammissione) di entrare nella testa dei suoi calciatori e far cambiare così registro ai risultati e alle prestazioni. La caduta in picchiata dalla sconfitta nel derby è stata verticale ed ha favorito la rimonta di Roma, Atalanta, Torino e Lazio, col Milan finito ai margini pure della zona Uefa.

Responsabilità

Gattuso si è assunto le colpe del fallimento, dimostrando uno spessore umano di altissimo livello, ancora però inversamente proporzionale alle qualità di tecnico, perché l’ex centrocampista ad oggi sembra un allenatore con poca esperienza e poca capacità di girare il timone quando la mareggiata sta per investire la nave. Ma non c’è solo la guida tecnica sotto accusa per il disastro stagionale, l’ennesimo da quasi 10 anni a questa parte; Gattuso andrà via a fine campionato, ma non è certo l’unico colpevole, tanto più che non era lui il prescelto di Elliott e della dirigenza ad inizio stagione e probabilmente ha mantenuto il posto solo per mancanza di alternative, tanto lo scorso luglio quanto nel corso dell’annata. Scavalcando l’allenatore, certamente nemmeno i dirigenti possono tirarsi fuori dal calderone dei guai rossoneri.

Altre colpe

L’arrivo da Londra di Ivan Gazidis (a cui è stato affidato il ruolo di amministratore delegato) doveva far aumentare i ricavi e programmare parte del progetto tecnico; troppo presto per giudicare l’operato del manager sudafricano, anche se il suo totale silenzio in 4 mesi inizia a pesare, perché non si scorgono segnali di cosa voglia fare del Milan l’ex dirigente dell’Arsenal; il discorso tenuto alla squadra a Milanello dopo il ko di Torino è probabilmente tardivo. Leonardo, viceversa, ha avuto la sfortuna di incappare nella maxi operazione estiva con la Juventus, inizialmente applaudita dalla critica ma rivelatasi un calvario per i rossoneri che hanno perso un leader come Bonucci per ritrovarsi la grana Higuain e il giovane Caldara che in 9 mesi ha giocato due partite, non certo per colpa sua, ma risultando a conti fatti inutile nella stagione. Bravo ad individuare Paquetà, Leonardo ha dovuto poi investire a gennaio su un nuovo centravanti (Piatek), dopo la fuga del già citato Higuain.

Credibilità

Ma sul direttore dell’area tecnica milanista pesa un silenzio quasi assordante proprio nel momento di maggior difficoltà della squadra: i suoi dissapori con Gattuso e l’evidente intenzione di cambiare allenatore già l’estate scorsa non possono giustificare il mutismo del brasiliano che nell’ultimo mese si è palesato pubblicamente solo per attaccare l’arbitro Fabbri dopo Juventus-Milan e per recriminare sulla mancata sospensione di Milan-Lazio di Coppa Italia dopo i cori razzisti dei tifosi laziali a San Siro. Muto o quasi anche Paolo Maldini, il cui ritorno a Milano era stato accolto con ululati di giubilo dal popolo rossonero; l’ex capitano è stato sempre presente allo stadio e pure al centro di allenamento, ma se il suo compito era quello di infondere nei calciatori senso di appartenenza e mentalità vincente, l’impressione è ancora quella del fallimento su tutta la linea. Continuare a ripetere come un mantra che il Milan deve tornare grande e che la società farà di tutto per riuscirci, inizia ad essere lo stonato ritornello di una canzone senza strofe.