22 luglio 2019
Aggiornato 20:30

L’Uefa inchioda Fassone: ecco le ragioni della squalifica al Milan

Ufficiali le motivazioni della sentenza (decisiva la prima) che ora il Milan proverà a ribaltare con il ricorso al Tas.

L'ad rossonero Marco Fassone
L'ad rossonero Marco Fassone ANSA

MILANO - Marco Fassone ci ha provato a destreggiarsi con le parole al fuoco di fila delle domande dei tifosi del Milan sulla delicatissima situazione della squalifica inflitta dall’Uefa al club rossonero. Una questione che probabilmente è stata presa un po’ troppo sotto gamba dalla nuova dirigenza del club di via Aldo Rossi, come testimoniato dallo stesso Fassone nel corso dell’incontro organizzato ieri pomeriggio con i tifosi: «È una cosa che è quasi più di principio che di altro. In caso di squalifica avremmo qualche soldo in meno che ci costringerebbe quest'anno a fare qualche risparmio in più, ma il progetto non cambia».
Eh no caro Fassone, essere cacciati dall’Europa, quella che è sempre stata la casa del Milan, non è solo «qualche soldo in meno in cassa», ma un’umiliazioni devastante per quello che fino a qualche tempo fa era il club più titolato al mondo. Sarebbe ora che chi è chiamato a difendere la storia di una squadra che ha vinto 7 Champions League iniziasse a ragionare in maniera più consona al blasone della società. Giusto per puntualizzare.

Poca credibilità
Sono state comunque rivelate le motivazioni che hanno portato l'UEFA ad escludere il Milan dalla prossima competizione europea. Ecco vari punti. 
«Il piano aziendale si basava su ingenti redditi derivanti dal business cinese, che sono notevolmente diminuiti dal primo piano aziendale all'ultimo piano aziendale presentato in un periodo inferiore a un anno, il che ha avuto un impatto notevole sulla credibilità delle informazioni presentate dal club e la fiducia che il Club possa effettivamente raggiungere i risultati previsti. 
Vi è una grande incertezza sul rifinanziamento dei debiti del Milan, considerando che in caso di mancato pagamento dei debiti a tempo debito, tutte le azioni saranno trasferita a Elliott. Ci sono molte domande riguardanti il rifinanziamento ancora senza risposta
».

Il rifinanziamento
«Il Milan ha invocato una violazione del principio di parità di trattamento con altri club [...]. La Camera Giudicante rileva che in questo caso non è solo la dimensione del deficit in quanto tale, ma il significativo deficit di pareggio, insieme con i dubbi sulla credibilità del business plan, che ha motivato la decisione di rifiutate un accordo transattivo.
Contestando i dubbi espressi, più in particolare per quanto riguarda il successo dell'attuazione della strategia del Club in Cina, l'effettiva realizzazione dell'operazione di rifinanziamento relativa ai debiti e un possibile cambio di proprietà del Club con le conseguenze che ne derivano, il Milan non è stato in grado di produrre prove convincenti a supporto delle proprie argomentazioni
.
Una sospensione potrebbe essere appropriata nel caso in cui la divergenza dalla deviazione accettabile sia tale da poter essere corretta entro un lasso di tempo definito, in base a un piano aziendale che sia credibile e ragionevole e nel caso in cui la gestione del club abbia dimostrato con le sue azioni un chiaro impegno a rendere il club conforme al requisito di pareggio.
Tuttavia, per le ragioni già esposte quando analizza le considerazioni della Camera d'inchiesta nella valutazione della possibilità di un accordo transattivo, la Camera di Giustizia non ritiene che ciò sia il caso
».