18 novembre 2019
Aggiornato 23:30

Milan: l'attacco a Yonghong Li

Le vicende societarie continuano a tener banco nell'intero popolo rossonero

Yonghong Li, proprietario del Milan dall'aprile 2017
Yonghong Li, proprietario del Milan dall'aprile 2017 ANSA

MILANO - Non si sa ancora quale sarà il futuro societario del Milan, passato ad aprile 2017 da Silvio Berlusconi (presidente da 31 anni) alla cordata cinese capitanata dal misterioso Yonghong Li, uomo d'affari per nulla facoltoso, sconosciuto praticamente in tutta l'Asia, ma che, nonostante dubbi e domande, ha sempre rispettato ogni obbligo economico, fino alla clamorosa ma prevedibile esclusione dei rossoneri dall'Europa, voluta dall'Uefa, mai convinta sulla provenienza dei capitali del proprietario milanista. Uefa che già a novembre aveva ammonito Marco Fassone (l'unico a mettere la faccia nella vicenda, con Yonghong Li defilato e mai presente), rifiutando ogni proposta di rifinanziamento chiesto dal Milan, chiedendo inutilmente quelle garanzie che dalla Cina non sono mai arrivate.

Tentennamenti

Milan fuori dall'Europa, ma con una piccola grande speranza di rilancio: l'interessamento vero e chiaro da parte di Rocco Commisso, facoltoso (lui sì) imprenditore americano di origini calabresi, già proprietario dei New York Cosmos negli Stati Uniti. 500 milioni di valutazione del Milan, ripianamento totale del debito col fondo Elliott, 150 milioni da investire nel calciomercato, addirittura il 30% di quote societarie da lasciare a Yonghong Li per i futili introiti del marchio rossonero in Cina. Ma il patron cinese che fa? Tentenna, temporeggia, prima dice sì, poi no, poi forse, neanche fossero quelle innocenti e dolci richieste di fidanzamento che i bambini lasciavano scritte sotto i banchi delle compagne di classe alle scuole elementari. Il tutto col rischio che Commisso (giustamente) si irriti e lasci perdere la trattativa, oltre alle speranze che il Tas di Losanna capovolga la sentenza Uefa e che, con la permanenza della proprietà cinese al timone del Milan, si assottigliano sempre più.

Rivolta

Ora i tifosi milanisti non ci stanno più, per loro la misura è colma. Social network presi d'assalto, discorsi nei bar e sulle spiagge, pieni di rancore, rabbia e fastidio nei confronti di Yonghong Li, invitato a cedere in fretta una società che, sempre stando all'umore del popolo rossonero, non è degno di rappresentare. La fiducia in Rocco Commisso, la consapevolezza che con l'attuale proprietà il Milan non tornerà mai grande e la furia innescata dall'esclusione dalle coppe, fanno da pari al mutismo del presidente cinese che mai si è espresso ufficialmente per rassicurare Uefa e tifosi, che mai è sembrato preoccuparsi di una situazione che ha preso ormai la piega della discesa. Yonghong Li è alle corde, Elliott lo spinge a cedere, i sostenitori milanisti sono sul piede di guerra, lo stesso Fassone è sempre più imbarazzato in difesa di un presidente poco presente e per nulla convincente e rassicurante. Solamente qualche indomito difensore della società (chiunque ci sia al comando di essa) si ostina a difendere un operato indifendibile, parlando di cultura cinese che predica calma, riflessione e poche parole. Peccato che finora, il calmo e serafico Yonghong Li, oltre a poche parole abbia prodotto pure pochi, pochissimi fatti.