25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
Formula 1

Mercedes nei guai: l'errore del computer, la sconfitta e il rischio motori

Non c'è solo il problema di programmazione del software costato la vittoria a Hamilton in Australia: i tecnici temono anche gli effetti del surriscaldamento

La Mercedes di Lewis Hamilton ferma ai box durante il Gran Premio d'Australia
La Mercedes di Lewis Hamilton ferma ai box durante il Gran Premio d'Australia Mercedes

ROMA – C'è la conferma: il colpevole della sconfitta di Lewis Hamilton nel Gran Premio inaugurale della stagione 2018 in Australia è stato il computer della Mercedes. Quello incaricato di calcolare il margine di vantaggio del campione del mondo in carica sul suo diretto rivale Sebastian Vettel, in occasione dell'ingresso in pista della safety car e del conseguente rientro ai box della Ferrari. Per un errore di programmazione, infatti, il software aveva convinto i tecnici delle Frecce d'argento che il loro pilota si trovasse in una posizione di sicurezza: ma la realtà è stata ben diversa, e il divario sul ferrarista tedesco si è rivelato insufficiente. «Il problema in effetti non era proprio al software che decide la strategia di gara – è la diagnosi del capo ingegnere di pista Andrew Shovlin – ma ad un programma che utilizziamo per calcolare le differenze sui tempi sul giro, e nel quale abbiamo trovato un baco che ha fatto sì che ci restituisse un numero sbagliato. Il calcolo ci dava quindici secondi di divario, mentre in realtà era poco meno di tredici, e qui è nato l'errore. Noi credevamo di essere sicuri, anzi di avere anche un po' di margine, ma invece avete visto il risultato. Noi siamo finiti indietro, al secondo posto, ed essendo molto difficile superare non siamo riusciti a riprenderci la posizione». Un fallimento clamoroso, che ha costretto i tecnici della scuderia tedesca a tornare a studiare: «Abbiamo compreso tutto quello che non ha funzionato, raccolto tutti i dati, e non c'è mai un solo colpevole. Ci sono invece degli elementi che si possono migliorare con il calcolo, e che terremo in considerazione in futuro. Vogliamo avere più margine, per poter coprire Vettel con un ottimo giro di rientro ai box, o con un pit stop incredibilmente veloce. Tutti questi aspetti li studieremo, cercheremo di risolverli e poi faremo sì che non si ripetano più».

A qualcuno (non) piace caldo
Come se non bastasse, la Mercedes ha concluso il weekend di gara a Melbourne con un altro grattacapo: negli ultimi giri all'inseguimento di Vettel, infatti, le temperature del motore di Hamilton sono salite pericolosamente. «Ci avrete sentito avvisare Lewis via radio che il motore si stava surriscaldando – prosegue nella sua analisi Shovlin – Il motivo è che quando le macchine si avvicinano troppo non entra abbastanza aria nei radiatori per il raffreddamento. Così si avvicina la temperatura limite e a noi tocca monitorarlo molto attentamente: ci si può arrivare vicini, ma non va mai superata. Nel caso di Lewis è andato tutto bene. Siamo arrivati quasi al limite, quando Lewis ci ha detto che non sarebbe riuscito nel sorpasso e che quindi avrebbe risparmiato il motore. A quel punto ha semplicemente rallentato per raffreddare la macchina. Si può ridurre la potenza del motore per farlo lavorare di meno, ma siamo abbastanza fiduciosi che il propulsore sarà in buona forma». Se il motore si fosse danneggiato a causa del surriscaldamento, il rischio sarebbe notevole per il team della Stella a tre punte: da quest'anno, infatti, sono solo tre i propulsori consentiti ad ogni pilota per l'intera stagione, prima di incorrere in penalità. Per questo motivo i tecnici hanno programmato un'ispezione completa dell'unità montata sulla monoposto di Hamilton prima della prossima tappa in Bahrein: «Il numero di prove che possiamo effettuare è limitato, perché non ci è consentito far girare effettivamente il motore, finché non arriveremo in Bahrein. Ma al momento quello è l'unico propulsore che Lewis ha a disposizione. Lo utilizzerà in Bahrein e in Cina, e noi lo monitoreremo come sempre per assicurarci che tutto sia a posto».