9 dicembre 2019
Aggiornato 05:30

Valentino Rossi a tutto tondo, tra Simoncelli e Marquez

Un estratto dalla lunga intervista che il Dottore ha concesso a Riders Magazine, in cui parla tra gli altri del suo indimenticato amico Marco e del rivale Marc

Valentino Rossi ai box della Yamaha
Valentino Rossi ai box della Yamaha Michelin

ROMA – Valentino Rossi rinnova la sfida per il Mondiale 2018 al campione in carica Marc Marquez. Il Dottore ne parla alla rivista Riders Magazine, all'interno di una lunga intervista contenuta in un numero speciale dedicato solo a lui. «È impressionante quello che Marquez anche perché non cade più – racconta il fenomeno di Tavullia – Lui si è adoperato per migliorare la tecnica. Il suo stile di guida lo aiuta. Non so se è naturale o ci ha lavorato. Lui mette il suo corpo fra la moto e l’asfalto, usandolo come un piozzo per non cadere. Prima di lui non era mai successo. Secondo me non è l’elettronica, ma la moto. A Pedrosa quando gli succede, cade. È la moto, secondo me, che è fatta in un modo che quando la ruota davanti si chiude continua comunque ad appoggiare. Questo succedeva anche prima di Marquez. A Stoner, per esempio. Pensiamo anche all’incidente del Sic, con la moto che ha continuato a curvare… Un’altra moto, tipo la nostra, se chiude davanti, la ruota tocca la carena e non la tiri più su. La Honda, magari per il motore a V, tende a rimanere appoggiata per terra. Quindi Marquez, gli è successo una volta, due, tre e alla fine si è inventato un modo per ritirarla su», spiega il nove volte campione del mondo che ha appena compiuto 39 anni (il 16 febbraio scorso) e che sta per cominciare la sua ventitreesima stagione in MotoGP.

Per amore di Marco
E il pensiero del pesarese vola all’amico che non c’è più, Marco Simoncelli: «Con lui eravamo molto amici, stavamo insieme quasi tutti i giorni, almeno cinque, sei giorni a settimana. Quasi sempre, finito l’allenamento, andavamo a cena a casa di Carlo (Casabianca, il preparatore atletico, ndr), con il Sic che portava il sushi e che ne mangiava il doppio di noi e noi che lo mandavamo affanculo. Era bello. Essere anche coinvolto nell’incidente è stata una cosa devastante. Difficile da superare personalmente, ma non ho mai pensato di smettere. Mi è dispiaciuto però essere lì. Magari se fossi stato due moto più avanti sarebbe stato un po’ più facile, ecco. Però con il tempo passa tutto e quando penso al Sic ho solo ricordi positivi. Alla fine è andata così e non ci si può fare niente».

(Fonte: Askanews)