27 settembre 2020
Aggiornato 13:30
Formula 1

Mai più guasti: così la Ferrari rivoluziona il suo motore

Per evitare che si ripetano i problemi di affidabilità, il Cavallino rampante ha ristrutturato il reparto di progettazione dei propulsori

MARANELLO – La ristrutturazione del reparto tecnico della Ferrari non si ferma. Per completare l'aggancio al vertice con la Mercedes, infatti, nel 2018 bisognerà fare di più: migliorare la competitività complessiva del pacchetto, dunque, ma soprattutto evitare a tutti i costi di ripetere quegli errori banali che la Scuderia ha pagato carissimi, proprio nella fase cruciale della stagione appena conclusa. Su questo fronte, nel centro del mirino è finito ovviamente il motore: quello che, con la doppia rottura al collettore del turbo in Giappone e alla candela in Malesia, ha contribuito in maniera determinante a mettere una pietra tombale sulle ambizioni iridate della Rossa.

Il motore torna tricolore
La buona notizia, però, è che le responsabilità di questi imperdonabili cedimenti sono state individuate, e non sarebbero tutte in capo all'ex capo motorista Lorenzo Sassi, allontanato in fretta e furia già in piena estate. Il progetto del super-propulsore che, nelle intenzioni dei vertici della squadra, avrebbe dovuto sorpassare i cavalli del rivale Mercedes, portava infatti una doppia firma: quella dell'ingegnere italiano, ma anche quella della ditta austriaca Avl, che da tre anni ormai in qualità di partner del Cavallino rampante portava avanti lo sviluppo di alcuni elementi, in maniera particolare legati alla combustione interna. I risultati di questa collaborazione, tuttavia, non sono stati purtroppo all'altezza delle aspettative: la power unit, come abbiamo visto, si è rivelata infatti più potente, ma anche troppo poco affidabile. Abbastanza da convincere il presidente Sergio Marchionne a non rinnovare l'accordo con Avl, con il cui boss è legato da un vecchio rapporto di amicizia, liberandosi contestualmente anche del responsabile tedesco Wolf Zimmermann, che era stato strappato alla Mercedes nel 2014. Dalla prossima stagione, insomma, il motore della Ferrari tornerà ad essere realizzato tutto in casa a Maranello, e a sovrintendere alle operazioni sarà Corrado Iotti: un altro tecnico italiano proveniente dalla squadra Gran Turismo. La strategia voluta da Marchionne di promuovere i migliori talenti nostrani pescati dall'interno dell'azienda, in effetti, finora ha funzionato bene, come dimostrano le ottime prove fornite tanto dal direttore tecnico Mattia Binotto quanto dell'aerodinamico Enrico Cardile.

Dall'Italia alla Germania
Per un ingegnere ex Mercedes che lascia la Ferrari, però, ce ne potrebbe essere un altro ex Ferrari in procinto di unirsi alla Mercedes. Proprio Lorenzo Sassi, come detto giubilato senza troppi complimenti già diversi mesi fa, potrebbe trovare ospitalità alle Frecce d'argento. A volerlo fortemente è il direttore tecnico James Allison, di cui era fedele e stimato delfino alla Rossa, prima che pure l'inglese traslocasse alla casa di Stoccarda. Sassi, del resto, potrebbe portare con sé (come già tanti altri prima di lui, a partire dal progettista Aldo Costa che seguì questa strada già nel 2011) una ricca dote di conoscenze dei segreti interni del suo ex datore di lavoro: tutta la carriera del toscano, infatti, si è sviluppata all'interno del gruppo Fiat e, successivamente, della Ferrari, dove militava ormai da ben undici anni.