27 giugno 2019
Aggiornato 10:00

Milan: i paradossi di Montella e la pazienza dei tifosi

Lo 0-0 contro il Torino ha evidenziato qualche progresso nei rossoneri, ma anche la solita sterilità offensiva. Il pubblico ha emesso la sua sentenza e individuato il colpevole, ma il tecnico non ha voluto cambiare, determinando il suo esonero

Vincenzo Montella, secondo anno sulla panchina del Milan
Vincenzo Montella, secondo anno sulla panchina del Milan ( ANSA )

MILANO - Il Milan non vince e non segna in casa dalla fine di settembre, dal 2-0 contro la SPAL firmato dai rigori di Ricardo Rodriguez e Kessie. Un dato inquietante che fotografa alla perfezione l'andamento pessimo dei rossoneri nella prima parte di stagione e la distanza abissale ed ormai incolmabile della formazione di Montella dalle prime quattro posizioni della classifica, con l'obiettivo della qualificazione in Coppa dei Campioni praticamente irraggiungibile nonostante oltre 6 mesi di campionato ancora da giocare.

Colpevoli

Il pubblico di San Siro ha sonoramente fischiato la formazione milanista al termine dello 0-0 contro il Torino, forse non una delle prove peggiori della compagine rossonera, ma certamente una gara che i tifosi si aspettavano diversa nel risultato, soprattutto perchè era stato lo stesso Montella a dipingerla come prima partita da vincere in una serie che da qui a Capodanno metteva il Milan di fronte ad 8 appuntamenti alla portata della squadra milanese. Ululati e gesti di disapprovazione, poi, se li è presi Nikola Kalinic, bersaglio dello stadio per tutta la gara e subissato di fischi alla sua uscita dal campo; e come dar torto ai sostenitori rossoneri che continuano a vedere l'inutile croato titolare inamovibile ed il guizzante Cutrone relegato in panchina e costretto ad un impiego part time.

E' ora di cambiare

L'ex attaccante della Fiorentina lotta ed insegue pallone ed avversari, ma sottoporta vede solo buio, non inquadra la rete nemmeno per sbaglio ed appare costantemente abulico ed inconcludente, fermo alla doppietta contro l'Udinese (vecchia ormai di 70 giorni) e al gol contro il Chievo. I tifosi sono (giustamente) infastiditi dalla presenza dello slavo che oltre ad indossare la storica maglia numero 7 che fu di Donadoni e Shevchenko, dovrebbe in teoria reggere il peso dell'attacco milanista, ma che invece segna meno dei suoi colleghi Silva e Cutrone che spesso e volentieri lo guardano dalla panchina. Chiunque al mondo capirebbe che il portoghese ed il giovane talento della Primavera sono le punte in grado di cambiare le sorti della prima linea rossonera rispetto a Kalinic, chiunque tranne Montella che però restava anche l'unico uomo col potere di scegliere. Ora l'esonero del tecnico e, forse, nuove scelte in una formazione da assemblare ancora nonostante ben 5 mesi di lavoro già alle spalle.