31 ottobre 2020
Aggiornato 19:00
Dedica speciale a Marco Simoncelli

Rivince Mattia Pasini, otto anni dopo la lotta col Sic: «Mi davano per finito. Ma sono ancora qua»

Il suo ultimo successo fu nel 2009, in classe 250. Poi tanti risultati negativi, una stagione di inattività, la fiducia dell'ambiente persa. Ma il Paso ha ritrovato lo smalto degli anni migliori. E si è ripreso il gradino più alto del podio in Moto2, sempre sulla sua pista di casa, al Mugello

Mattia Pasini in azione nel Gran Premio d'Italia
Mattia Pasini in azione nel Gran Premio d'Italia

SCARPERIA«Eh già, io sono ancora qua». Forse non ci fa nemmeno caso. Ma Mattia Pasini, conterraneo e amico di Rossi, Valentino, per festeggiare la sua vittoria in casa sceglie le parole dell'altro Rossi, Vasco, anche lui quasi conterraneo: modenese la rockstar, riminese il pilota, praticamente nati a 150 km di distanza in linea d'aria. Eh già, lui è ancora qua. Nonostante tutti, nonostante tutto. Nonostante una serie di stagioni negative e un'annata, il 2015, trascorsa praticamente a riposo forzato, senza sellino. «Quello fu un momento strano, tutti mi davano per finito – racconta oggi il Paso – Quando sono tornato non mi sono subito adattato alla Moto2. Ed ero deluso, perché intorno a me non avevo le persone giuste, e da romagnolo ne ho bisogno. Quando ci sono venti piloti in un secondo sono i dettagli a fare la differenza. Ora, per la prima volta nella mia carriera sono rimasto per due anni di seguito con lo stesso team, l'Italtrans, e qui ho trovato della gente che crede in me e che mi lascia fare quello di cui sono capace. Prima dovevo lottare per lavorare, ora lotto per andar forte. Anche contro il mio braccio destro (menomato per colpa di un incidente in motocross dall'età di 13 anni, ndr): freno con il sinistro e non mi ci concentro, alla fine diventa quasi un vantaggio perché mi rafforza di testa».

Lungo digiuno
E forte, al Mugello, Mattia ci è andato davvero. Più di quanto si aspettassero tutti, compresi i suoi avversari che condividono con lui il podio: «Sì, non pensavo spingesse così», confessa Alex Marquez, terzo, mentre il secondo classificato Thomas Luthi ci scherza sopra: «Non volevo rovinare la festa italiana e l'ho lasciato passare». Manco per niente: per andarsi a prendere questa vittoria, Pasini si è dovuto inventare un sorpasso capolavoro alla Casanova-Savelli: «Il Mugello lo conosco bene – sorride il 31enne – E oggi mi sentivo bene con la moto, potevo fare la differenza e ho avuto ragione. Pensare che un anno fa qui partii ventiseiesimo...». Ma bisogna andare ancora più indietro per ritrovare un Mattia Pasini a questi livelli: è durata ben otto anni la sua traversata nel deserto. Da quel Gran Premio d'Italia del 2009, sempre qui al Mugello, ma quando la classe di mezzo si chiamava 250. «Questa è una pista speciale, il pubblico mi ha dato una grande carica – chiosa – E una mano me l'ha data anche Marco Simoncelli. La vittoria la dedico a lui, visto che l'ultima volta fu proprio il Sic che dovetti battere in volata sul traguardo...».