26 ottobre 2020
Aggiornato 14:30
Le dichiarazioni alla vigilia del quarto GP del Mondiale di Formula 1

Sebastian Vettel pronto per Sochi: «Ferrari sfavorita, ma possiamo stupire»

In Russia ha sempre vinto la Mercedes, ma il campione tedesco non si arrende: «In alcuni punti della pista ci siamo dimostrati forti già l'anno scorso». Intanto a casa dei rivali si alza la tensione per gli ordini di scuderia Hamilton-Bottas

Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen al muretto box di Sochi
Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen al muretto box di Sochi Ferrari

SOCHI«Sì, possiamo stupire». Sebastian Vettel è il primo ad ammettere che la strada nel Gran Premio di Russia di questo weekend, per lui e per la sua Ferrari, sarà in salita. Da quando è entrata in calendario, del resto, la pista di Sochi ha sempre visto trionfare la Mercedes. Ma questo non significa che il Cavallino rampante non abbia in serbo qualche arma segreta: «Sulla carta questa è una pista amica della Mercedes, quindi mi aspetto che siano molto forti, tutto il resto sarebbe una sorpresa – dichiara alla vigilia il campione tedesco – Ma penso e sento che ci sono un paio di curve in cui la nostra macchina si è dimostrata veloce già l'anno passato. Il Dna della vettura, in un certo senso, è rimasto simile, anche se ovviamente le regole sono cambiate e il feeling della monoposto è diverso, dunque ci dovrebbero essere dei punti del circuito in cui dovremmo andar forte. E in quelli in cui l'anno scorso siamo stati deboli, stavolta spero che andremo meglio. Poi vedremo a che punto saremo. Il meteo, almeno, dovrebbe essere costante, ma questo è comunque un tracciato in cui è difficile azzeccare tutto, specialmente in qualifica: portare le gomme in temperatura, scegliere tra una o due soste ai box...». Una cosa, però, è certa: in casa Ferrari non si vuole sentir parlare di ordini di scuderia, almeno non ancora: «Penso che il modo in cui ci siamo confrontati negli ultimi due anni e mezzo sia stato abbastanza diretto. A volte siamo arrivati vicini, a volte troppo: mi ricordo il Gran Premio di Cina, che dal mio punto di vista non è stato ideale. Ma il tuo compagno di squadra è un avversario come gli altri, in compenso noi ci conosciamo bene e sappiamo che entrambi corriamo per la Ferrari».

Ordine e disordine
Una stoccata nemmeno troppo velata all'indirizzo della Mercedes. Che, invece, sentendosi pressata dalla Rossa, nell'ultima gara in Bahrein è stata costretta ad obbligare Valtteri Bottas a lasciar passare Lewis Hamilton. E il primo ordine di scuderia nella storia recente delle Frecce d'argento ha lasciato il segno in squadra: «Non ci è piaciuto molto – confessa il team principal Toto Wolff – Non è il comportamento che abbiamo tenuto nell'ultimo paio di anni, ma la situazione ora è cambiata, perciò ci serve un'analisi adeguata di ciò che ci serve e a che punto siamo». Non è piaciuto nemmeno al beneficiario Hamilton: «Non voglio ordini di scuderia e non li ho mai voluti – taglia corto il tre volte iridato – Li ho sempre considerati strani e difficili da giudicare, non li ho mai apprezzati particolarmente. Ma fanno parte delle nostre regole, il nostro approccio è che il team deve vincere la gara. Dobbiamo cercare di lavorare come squadra, ma solo in circostanze speciali. Ogni volta è difficile, ma non è mai un bell'ordine da sentire. Bisogna solo valutare al momento la posizione, se è una di forza o meno, e se puoi contribuire o meno al risultato del team. Poi prendere la decisione». Figuriamoci se questa decisione l'ha apprezzata il nuovo arrivato Bottas, forzato a farsi da parte: «Non ne abbiamo parlato perché non penso che sia necessario. Il team non ha mai avuto piloti numero uno e numero due e non ha in programma di farlo. Si cerca sempre di dare pari chance ad entrambi i piloti, ma negli ultimi tre anni il vantaggio sulla seconda squadra era più ampio, perciò ora ogni singolo dettaglio può costare punti. Se avessi dei problemi in questa gara per qualsiasi ragione, una diversa strategia o Lewis bloccato dietro di me, allora mi sposterò. Lo faccio per il team: ho sempre giocato di squadra e il mio obiettivo è di ottenere il massimo dei punti per la Mercedes. Ma non abbiamo in programma di stabilire alcun ordine». Insomma, più la Ferrari si avvicina e più la tensione nel box tedesco si alza.

Kimi, si può dare di più
Ciò non toglie, comunque, che anche a Maranello un caso Kimi Raikkonen si sia effettivamente aperto. Anche se il diretto interessato minimizza: «Ho parlato con il presidente ed è tutto a posto – butta acqua sul fuoco Iceman – So che si sono dette e scritte alcune cose, ne ho lette molte prive di senso sui giornali e sul web. Confido molto di più nel mio rapporto con il team e con lui. Mi aspetto da me stesso un buon risultato: se gli altri non saranno contenti, allora va bene così, perché non lo sarò nemmeno io, quindi l'opinione altrui non mi interessa molto». Ma è lui stesso ad ammettere che i risultati portati in questo inizio di stagione non sono sufficienti a garantirgli un rinnovo del contratto, in scadenza a fine anno: «Per quanto riguarda il mio futuro non lo so. Da anni se ne parla sempre tanto, ma il mio primo obiettivo è far bene. Vedremo cosa succederà dopo quest'anno, decisamente non è la prima preoccupazione che ho in testa, mi interessa di più andar forte qui e nella prossima gara. Vedremo cosa porterà il futuro, ho un buon rapporto con il mio team che dipende da tanti aspetti». Anche il finlandese, comunque, ha visto qualche passo in avanti: «Probabilmente sono più contento ora che dopo il primo Gran Premio. L'ultimo è andato piuttosto bene, sono stato abbastanza contento. In qualifica non molto: è stato un sabato mediocre, perciò la posizione di partenza non era perfetta, e anche il primo giro non lo è stato, sono scattato male. Ho superato Massa all'inizio e avevo una buona velocità, poi la safety car dopo il mio pit stop è stato un colpo di sfortuna. Penso semplicemente che le mie sensazioni siano state piuttosto buone. Dobbiamo solo migliorare al sabato e sfruttare tutta la nostra velocità».