26 ottobre 2021
Aggiornato 01:30
Magic Marc chiude i giochi iridati a Motegi

Marquez ha 23 anni, ma è già un campione maturo: «Così ho vinto il titolo»

I troppi errori dello scorso anno gli hanno insegnato una lezione importante. E nel 2016 è tornato al Mondiale, il quinto in carriera, il terzo in MotoGP, proprio sfruttando questa esperienza: «Ho superato una pressione incredibile»

Marc Marquez festeggia il Mondiale 2016
Marc Marquez festeggia il Mondiale 2016 Michelin

MOTEGI«Incredibile, onestamente la sensazione è incredibile. Quando mi sono svegliato stamattina sentivo solo la pressione di una gara normale, perché credevo fosse impossibile vincere il campionato qui. Sono partito bene, al contrario del solito; dopo l'uscita di scena di Valentino ho spinto di più, andando a caccia della vittoria. Ma quando ho visto Lorenzo cadere, mi sono dimenticato di tutto il resto: ho sbagliato marcia tre, quattro, cinque volte in un giro, non sapevo più in che circuito fossi. È stato difficile mantenere la concentrazione. E quando ho tagliato il traguardo pensavo di non poter festeggiare, perché non eravamo pronti e non avevamo preparato nulla: invece il team ha sempre creduto in me e ha portato qui le magliette». Quella di casa della sua Honda, sulla carta, doveva essere una gara in difesa per Marc Marquez. Invece il suicidio simultaneo delle due Yamaha, favorite su questa pista, l'ha inaspettatamente trasformata nel teatro della vittoria del quinto Mondiale in carriera, il terzo in MotoGP, per Magic Marc, che a 23 anni è diventato il più giovane pilota di sempre a raggiungere questo traguardo.

La dedica alla nonna scomparsa
Un titolo «meritato», ma anche «molto più importante dei primi due che ha vinto», secondo i suoi compagni di podio, rispettivamente Vinales e Dovizioso. E importante, complicato, sudato più degli altri lo è stato indubbiamente, come racconta lo stesso campione di Cervera: «Quello del 2013 non me lo aspettavo, ho pensato solo: 'Ok, hai vinto' – prosegue – Ma quest'anno non riesco a spiegare quanta pressione avessi sulle spalle. Anche il mio team a volte mi ricordava di sorridere: 'Non sei più lo stesso Marc, devi divertirti'. Me ne scordavo, perché la pressione era troppo elevata. Ma i ragazzi mi hanno dato una grossa mano, così come mi ha aiutato molto dimenticarmi degli altri piloti: era troppo facile farsi confondere, non fare bene il mio lavoro. Man mano che arrivavano le vittorie, la pressione è diminuita, ho iniziato a crederci di più. Mia nonna, che è mancata quest'anno, mi diceva: 'Stai attento, ma continua a spingere, nulla è impossibile'. Di sicuro oggi sarà molto contenta».

Imparare dalle sconfitte
Questo campionato, certo, non sarebbe arrivato così presto se la fortuna, sotto forma della catastrofe Yamaha, non ci avesse messo lo zampino: «Come si dice in italiano, ho avuto un po' di c...», ammette lui stesso. Ma sarebbe ingiusto bollare Marc Marquez solo come un campione fortunato. Questo terzo Mondiale, quello della maturità, il portacolori della Honda lo ha conquistato lavorando su se stesso, sul suo approccio alle gare, facendosi guidare più spesso dal cervello che dalla pancia, imparando a portare a casa punti preziosi (da buona Formichina atomica) piuttosto che correre rischi inutili. Non è un caso se in questa stagione 2016, finora, ha vinto tante gare quante lo scorso anno, cinque, ma è anche arrivato in zona punti ad ogni GP, mentre dodici mesi fa cadde per ben sei volte. «Per capirlo ho dovuto perdere un campionato, quello del 2015 – ha raccontato – Riuscivo a guidare solo in quel modo, mentre il mio team insisteva: 'Talvolta la costanza è più importante'. Ora ho imparato la lezione e ho cercato di utilizzare questa esperienza. A volte bisogna rischiare, ma altre volte quest'anno sono stato molto paziente, e penso che questa sia stata la chiave. In prova sono caduto parecchio, ma questo mi è servito per comprendere il limite che non dovevo superare in gara». E ora che di gare ne mancano ancora tre, con il titolo già in tasca? «Ora potrete rivedere il vecchio Marc Marquez!».