8 dicembre 2019
Aggiornato 21:00

L'incidente di Salom? «Inspiegabile» anche per il boss della MotoGP

Carmelo Ezpeleta, patron della Dorna, l'organizzatrice del Motomondiale, non riesce a sciogliere il mistero sulla dinamica dello schianto fatale: «La traiettoria era strana. Qualcosa è successo, ma dobbiamo studiare i dati»

BARCELLONA«Ad oggi, non esiste ancora una spiegazione per questo incidente. Luis Salom stava percorrendo solo il secondo giro dopo l'uscita dai box e non stava spingendo. Ma la sua moto ha percorso una traiettoria strana, esterna e lontana dal cordolo. Qualcosa è successo, ma non lo capiremo finché non avremo modo di studiare nel dettaglio la moto e la telemetria». Il giorno dopo, neanche Carmelo Ezpeleta, il patron della MotoGP, è in grado di spiegare la dinamica dell'incidente mortale del 24enne pilota spagnolo. Sul cui mezzo, per giunta, i tecnici della squadra fanno sapere di non aver individuato nessun segno di un problema tecnico. Eppure, nonostante le circostanze strane, inspiegabili, probabilmente irripetibili, il circus ha dovuto subito prendere le sue contromisure. «Come ogni venerdì abbiamo riunito la commissione di sicurezza con la Federazione, la direzione gara e i piloti – racconta il numero uno della Dorna, organizzatrice del campionato – Abbiamo parlato con dieci di loro, abbiamo visto le immagini, abbiamo condiviso tutte le informazioni che erano in nostro possesso e abbiamo visitato il luogo dell'incidente. L'unica certezza era che non potessimo continuare così, perché se quell'incidente è accaduto una volta poteva ripetersi. In altri circuiti sarebbe stato più difficile trovare una soluzione, ma qui c'era il tracciato alternativo, quello della Formula 1, che i piloti avevano già provato due anni fa. Alla fine la decisione unanime è stata quella di utilizzare quelle chicane, pur indicandoci delle modifiche, come lo spostamento di alcuni muretti e il restringimento di un tratto di pista. E noi le abbiamo apportate, lavorando fino a tarda notte».

Senza preavviso
La domanda che risuona per il paddock, però, è un'altra: questo incidente era davvero inevitabile? Nessuno si è mai accorto prima che quella maledetta curva 12 poteva presentare dei rischi per la sicurezza? Pare proprio di sì. «Nessun pilota ci aveva mai presentato la richiesta ufficiale di modificare la curva – rivela Franco Uncini, ex campione del mondo e oggi responsabile della sicurezza – Anzi, quando i piloti provarono per la prima volta il layout che sarà utilizzato questo weekend, lo trovarono poco interessante e difficile da percorrere con moto pesanti come le MotoGP, e ci chiesero di mantenere il vecchio». Sotto accusa è finita anche la via di fuga in asfalto, nata per consentire alle monoposto di Formula 1 (che però quella curva non la utilizzano neanche più) di rientrare in pista in caso di errore, ma che nel caso dell'incidente di Salom ha impedito il rallentamento della moto, schizzata fuori pista a 180 km/h. «Non avevamo mai parlato nemmeno di rimettere la ghiaia – ammette Ezpeleta – perché in quel punto non erano mai accaduti incidenti del genere». «La Federazione internazionale dell'automobile – gli fa eco Uncini – ci chiese di mantenere l'asfalto, perché quella via di fuga fa ancora parte anche del circuito della F1. E poi l'asfalto, se la moto resta in piedi, può consentirle di frenare. Il problema non è stato quello, ma che il pilota, invece di colpire la protezione, ha colpito la moto che ci aveva appena rimbalzato contro. È stata una fatalità». Per questo fine settimana, dunque, il Gran Premio andrà avanti regolarmente, solo con un nuovo tracciato. Per il futuro, si vedrà: «Tra due settimane, nella prossima riunione della commissione sicurezza ad Assen, decideremo quale delle due configurazioni della pista usare nelle prossime edizioni».