20 ottobre 2019
Aggiornato 03:30

Luis Salom, l'insostenibile prezzo della passione

Oggi nel paddock di Barcellona è il tempo del dolore, ma anche della reazione. Si corre, si pensa e si riflette: su un destino ingiusto, sul senso delle corse e su uno sport che dà tanto ma, a volte, pretende anche troppo

Luis Salom
Luis Salom ANSA

BARCELLONA – Quando un pilota di 24 anni muore ucciso dalla sua passione e dalla sua moto, la scelta migliore forse sarebbe il silenzio. Un silenzio per ognuno diverso, personale, proprio: c’è chi crede, chi no, chi non sa. E allora di universale resta soltanto il dolore, lo sgomento, quel senso di impotenza e ingiustizia di fronte a quello che è successo, di rimorso (magari) per quello che si sarebbe potuto fare è non è stato fatto. Poi, però, ci si parla, ci si abbraccia, ci si guarda, ci si specchia, dentro occhi lucidi, pieni di dolore come i propri. Si sente qualcosa che sembra urlare perché il paddock si chiude in un silenzio tanto assoluto da sembrare impossibile. E allora te la trovi davanti, nuda, senza mediazioni, cruda questa maledetta realtà. E allora è giusto parlarne, confrontarsi, pensare. Anche scrivere.

La pista come la vita

Perché una passione, qualcosa che ti prende il cuore, ti impegna tutta la vita, ti fa sognare e ti dà piacere può arrivare ad ucciderti? Perché? Complicato rispondere, anche se in fondo si tratta di una domanda facile: sono le corse, è il destino, è la sfortuna, è… Secondo me è la vita che si comporta così. Anche se la vesti di tuta e casco, lei è ingiusta e si prende quello che vuole, quando vuole: giovane, vecchio, felice, sofferente. Per il destino non conta. Conta per chi è la sua vittima, però. Ecco, allora mi vengono in mente le parole di papà e mamma Simoncelli, quando dissero che con Marco avrebbero rifatto tutto, esattamente come l’hanno fatto, anche sapendo come sarebbe andata a finire.

Mai dimenticare il rischio

Forse la differenza sta tutta qui: pagare un prezzo troppo alto per fare qualcosa che ami, per vivere il tuo sogno pezzo a pezzo anche quando sei sveglio, forse vale la pena. Forse. E poi le corse sono così: ti danno moltissimo, ma quando prendono pretendono tutto. Oggi ci manca Luis, ieri era Marco, prima di loro un’infinità di altri piloti. Conta far di tutto per avvicinarsi il più possibile all’impossibile delle gare senza rischi. Però lo sappiamo tutti: speriamo sia fra moltissimi, anni, ma un giorno ci troveremo ancora in un paddock muto, con gli occhi lucidi, col dolore nel cuore a piangere un altro ragazzo che correva il suo sogno. Perché le corse sono fatte così. Come la vita.