25 ottobre 2021
Aggiornato 23:00
Secondo giorno di test in Australia

Marquez, Lorenzo, Rossi: sono tutti lì

Nell'ordine, in poco più di un decimo ritroviamo tutti e tre i protagonisti dell'ultimo Mondiale di MotoGP, dietro solo all'outsider Vinales. Per Valentino e Marc due grossi passi avanti, per il campione in carica uno indietro

PHILLIP ISLAND – Splende il sole sulla seconda giornata di test pre-campionato della MotoGP in Australia. Sulla pista di Phillip Island e finalmente anche sulle speranze di Valentino Rossi. La pioggia di ieri ha lasciato il posto al bel tempo e anche il secondo di vantaggio con cui Jorge Lorenzo aveva annullato tutta la concorrenza due settimane fa a Sepang ha lasciato il posto a una manciata di millesimi. A fine giornata, Por Fuera (terzo) prevale sul Dottore (quarto) per meno di mezzo centesimo ed entrambi sono staccati dal terzo incomodo Marc Marquez (secondo), di un decimo scarso. I tre duellanti, insomma, sono tutti francobollati «e se il Gran Premio fosse oggi ce la giocheremmo ad armi pari», sintetizza il campione di Tavullia.

Rossi sorride
E così, il nove volte iridato è raggiante tanto quanto il sole australiano: «Ieri ero un po' preoccupato, ma oggi, con condizioni meteo migliori, fin dalla mattina sono riuscito ad andar forte e ad avere buone sensazioni – ha commentato – Dall'inizio alla fine è stata una buona giornata, sono sempre rimasto vicino alla vetta. Alla fine mi sono piazzato quarto, ma a breve distanza dalla prima posizione, e comunque senza aver montato gomme nuove sul finale. Vedremo domani se riuscirò a migliorare ancora. Ma la cosa importante è che continuiamo a lavorare e, passo dopo passo, siamo cresciuti parecchio». A partire dall'aspetto tecnico cruciale: l'adattamento alle nuove gomme Michelin. «Sono diverse, ma mi piacciono, mi ci diverto molto – analizza Vale – La posteriore ha più aderenza delle vecchie Bridgestone e l'equilibrio è molto simile. Ormai siamo già su tempi da gara e sinceramente credo che nessuno se lo sarebbe mai aspettato». Peccato solo per quella bandiera rossa negli ultimi minuti, esposta per colpa dell'incidente di Yonny Hernandez, che gli ha impedito anche oggi di provare la M1 in versione 2016, «ma comunque penso che la versione ibrida 2015 sia la migliore», conferma.

Alti e bassi per gli spagnoli
Quello che per Valentino Rossi è un passo avanti, per il suo compagno di squadra Jorge Lorenzo è un passo indietro. Quei 47 millesimi di vantaggio sulla lista dei tempi conclusiva non gli possono bastare, visto che quindici giorni fa poteva vantare un margine ben più rassicurante. «Qui per me è difficile essere competitivo – lamenta il campione del mondo in carica – Ho tanti problemi con la stabilità dell'anteriore in curva e perciò non mi fido ad aprire il gas. Se non li risolverò, non riuscirò ad avere lo stesso vantaggio di Sepang. Guidare con queste gomme è tre volte più impegnativo fisicamente, e anche l'elettronica è meno sofisticata e imprevedibile. Ma non è questo che ha fatto la differenza: piuttosto, la combinazione tra il tipo di pista, di asfalto e di curve, molto più veloci che a Sepang. Abbiamo questi problemi e ci dobbiamo lavorare». Al contrario, riconosce il pilota maiorchino, «Marquez qui sembra molto più forte». E, in effetti, il secondo tempo staccato in extremis è la conferma che a Phillip Island le difficoltà di messa a punto della nuova elettronica unica al recalcitrante motore della sua Honda sembrano decisamente ridimensionate: «Abbiamo fatto un grosso salto in avanti – conferma lo spagnolo – In Malesia eravamo completamente persi, ora almeno abbiamo una base su cui iniziare a lavorare. Ma non dobbiamo scordare che questo è un circuito particolare, veloce, senza curve strette e grandi accelerazioni che sono quelle che ci danno più problemi. Quindi dobbiamo ancora migliorare molto». Il miglior tempo assoluto, come ieri, è stato invece appannaggio di un outsider: Maverick Vinales, il giovane talento emergente di casa Suzuki.