4 dicembre 2021
Aggiornato 17:30
Malumori nel box tedesco

Hamilton perde ancora. E si infuria con la Mercedes

Il suo compagno di squadra Nico Rosberg domina il Gran Premio del Brasile. Ma Lewis dà la colpa al muretto box, che non gli ha consentito di tentare una strategia alternativa. Insomma, se la prende con il suo stesso team

SAN PAOLO – Un Gran Premio del Brasile senza storia. Nico Rosberg è scattato dalla pole position, ha difeso la prima posizione dall'assalto di Lewis Hamilton alla prima curva, e da quel momento in poi la sua vittoria non è mai più stata in discussione. Nemmeno nella fase centrale della gara, quando il suo compagno di squadra è riuscito a mantenersi vicino a lui, ma mai abbastanza da riuscire a superarlo, anche quando il leader della corsa era sembrato incontrare delle difficoltà ai freni alla curva 1. «Nessun problema, stavo solo controllando il passo, evitando di esagerare, di rischiare di commettere errori o di degradare troppo le gomme – ha raccontato il vincitore – Abbiamo visto le prestazioni di Lewis calare parecchio a metà gara e questo ha confermato che fosse importante gestire bene le gomme. Per me questo weekend è andato perfettamente: Lewis mi ha messo alla prova ma io sono riuscito a controllarlo e a non concedergli mai una chance, e di questo sono soddisfatto. Avevo un passo migliore di lui, perciò non poteva proprio superarmi».

Lewis attacca gli strateghi
Eppure, dal punto di vista di Lewis Hamilton, le cose sono andate un po' diversamente. Il campione del mondo dà la colpa della sua sconfitta al muretto box della Mercedes, che lo ha costretto a seguire una strategia praticamente identica a quella di Rosberg, a tre soste, facendolo fermare un giro più tardi di lui poiché in pista si trovava a inseguire. «Sono qui per correre, ma se ci fanno fermare sempre nello stesso ordine, è già tutto deciso fin dall'inizio – ha lamentato il pilota anglo-caraibico – Se ci fosse stata la possibilità di qualsiasi altra strategia, l'avrei voluta cogliere, prendermi un rischio e cercare di preservare le gomme, perché ero in corsa. Sicuramente non esistono solo due opzioni per i pit stop, e io volevo cercarne altre, invece di fermarci sempre lui al giro 15 e io al 16, o lui al 41 e io al 42. Al contrario di quanto sostiene Nico, in una certa fase ero vicinissimo a lui, e ho fatto il giro più veloce, quindi il passo ce l'avevo. Ma purtroppo non sono riuscito a superarlo e a creare una bella battaglia, e la gara si è rivelata piuttosto noiosa».

La versione della Mercedes
A stretto giro è arrivata la risposta del team: se ad Hamilton non è stato consentito di azzardare una diversa strategia è stato solo per non rischiare di regalare il secondo posto a Sebastian Vettel. «Su questa pista, per Lewis, era inevitabile fare fatica se si fosse ritrovato secondo – spiega il team principal Toto Wolff – Quando ci si avvicina alla macchina davanti, si perde carico aerodinamico e le gomme iniziano a calare. Quando questo gli è successo, nella parte centrale della gara, ha chiesto una strategia alternativa, ma l'unica opzione era quella di passare alle tre soste, che sarebbero state di dieci secondi più lente e avrebbero messo a rischio la posizione su Vettel. Poi, la situazione è cambiata a nostro favore quando Vettel è passato alle tre soste, permettendoci di fare lo stesso e di controllare la sua minaccia fino alla fine della gara». Ma non le recriminazioni di Lewis Hamilton.