6 aprile 2020
Aggiornato 01:00
Le speranze di «Macio»

Melandri, ultima chance per non restare a piedi

Il fallimento delle piste Yamaha e Aprilia lascia viva solo l'ipotesi Ducati per il futuro del pilota ravennate nel Mondiale Superbike. Potrebbe essere girato al team Althea o correre con una terza Panigale RR ufficiale

ROMA – Passano le settimane, i tasselli del mercato piloti Superbike cominciano ad andare al loro posto, ma ne rimane fuori uno, che non è riuscito ancora ad entrare nel mosaico: Marco Melandri. Dopo il flop con Aprilia in MotoGP, il ravennate le sta provando tutte per rientrare nel Mondiale delle derivate di serie, dove l’anno scorso aveva sfiorato il titolo. Ma le porte a cui bussare, per lui, stanno diventando sempre di meno. La sua prima scelta, dichiaratamente, sarebbe stata la Yamaha, che tornerà a schierare una R1 ufficiale l’anno prossimo, affidata alle cure del team Crescent: ma i due piloti scelti per questa avventura saranno l’iridato in carica Sylvain Guintoli e il giovane talento Alex Lowes. Neanche la chance di rientrare in orbita Aprilia si è concretizzata: la casa di Noale, che ora punta tutto sulla classe regina, molto probabilmente confermerà Leon Haslam e Jordi Torres, o se proprio dovesse preferire un grande nome lo sceglierebbe tra Nicky Hayden, Eugene Laverty e Sam Lowes.

La pista Ducati
In piedi resta dunque una sola ipotesi: la Ducati. Che, Kawasaki a parte, è pur sempre la moto più competitiva del lotto, ma che per le sue due moto ufficiali opterà per la continuità: anche l’anno prossimo le guideranno Davide Giugliano e Chaz Davies. Questo non significa, però, che a Borgo Panigale non resti aperto uno spiraglio, e infatti il manager di Melandri, Alberto Vergani, ha incontrato i vertici dell’azienda in occasione dell’ultimo Gran Premio di MotoGP a Brno. «Conosco Alberto da tempo ed è venuto da noi 'con le mutande in mano', come ha detto lui scherzando – ha confermato il direttore sportivo Paolo Ciabatti a GP One – Della cosa poi ho ovviamente parlato con Dall'Igna e Domenicali. Gigi non è entrato nel vivo dell'argomento, Domenicali invece mi ha chiesto di provare a vedere se si trovava una soluzione».

Ufficiale o… gentiluomo?
Tra le possibili soluzioni, la più ovvia sarebbe quella di girare ‘Macio’, con un supporto semi-ufficiale, al team satellite Althea, come ai tempi di Carlos Checa (anch’egli, guarda caso, gestito da Vergani) che con questa configurazione vinse addirittura il titolo iridato. Ma il proprietario della squadra, Genesio Bevilacqua, non sembra molto convinto di questa ipotesi. Portandosi in casa Melandri, si ritroverebbe certamente un pilota di alto profilo sportivo e mediatico, ma anche un ragazzo psicologicamente fragile, che deve ambire alla vittoria ma rischia di andare in confusione se le condizioni non glielo permetteranno. Un po’ come accaduto quest’anno in Aprilia, insomma: «Una chiamata l'ho avuta, ma a parte il fatto che non sono ancora convinto di fare con Ducati (potrebbe passare anche lui ad Aprilia, ndr), al momento non sussistono le condizioni per far correre Marco Melandri – taglia corto Bevilacqua sempre a GP One – Non nell'immediato perché non ci sono le risorse, ma anche nel futuro. A meno che non si faccia chiarezza. Lui è uno che vuole andare forte. Ciò significa dunque avere la certezza che disponga del miglior materiale disponibile, altrimenti dopo la casa si può anche trincerare dietro mille problemi, ma quelli veri rimangono al team». Di possibili alternative al pilota di Ravenna ne resta una sola: che la Ducati ufficiale schieri una terza moto. Ma per convincere Borgo Panigale a questo impegno ci vorrebbe una forte pressione dello sponsor Aruba. Del resto, Melandri è pur sempre un ex campione del mondo, che farebbe comodo alla visibilità della casa e del campionato. Basterà?

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