19 agosto 2019
Aggiornato 01:30

Sticchi Damiani: «Per salvare il GP di Monza servono soldi»

Il presidente dell'Aci fa il punto al DiariodelWeb.it dopo l'incontro chiarificatore con Ecclestone: «Problema delicato e complesso, non è tempo di parlare ma di agire». Se non si trovano 20 milioni, le trattative potrebbero bloccarsi

ROMA – Il Gran Premio d'Italia è un malato terminale, in lotta tra la vita e la morte. Per rianimare la storica gara di Formula 1 a Monza si stanno muovendo due luminari di peso: il presidente dell'Aci Angelo Sticchi Damiani e quello della sezione milanese, l'ex pilota Ivan Capelli. Ma la situazione resta critica: nemmeno l'incontro chiarificatore con il patron della Formula 1 Bernie Ecclestone di venerdì scorso, infatti, è servito a fare un passo avanti. Le cure per i pazienti afflitti da malattie rare, si sa, sono costose. E anche nel caso dell'autodromo brianzolo, è il denaro l'ostacolo principale: «Bisogna trovare i soldi per mantenere questo Gran Premio – dichiara senza mezzi termini il numero uno dell'Automobile club d'Italia al DiariodelWeb.it – Ma non spetta a me, spetta alla Sias (la società di proprietà di Ac Milano che gestisce l'autodromo, ndr), anche se noi le daremo certamente una mano».

Meno parole, più fatti
Che il caso sia delicatissimo lo si intuisce anche dal nuovo atteggiamento assunto dalle istituzioni, che vogliono tenere la bocca il più possibile cucita al riguardo: «Ho avuto una chiacchierata amichevole con Ecclestone, come capita più o meno a tutti i Gran Premi a cui vado – ha rivelato Sticchi Damiani ai nostri microfoni, al suo ritorno a Roma – Bisognerà vedere cosa accadrà, ma al momento non mi sento di sbilanciarmi. È un problema che ci sta molto a cuore, ma è anche delicato e complesso. Secondo me, meno se ne parla e meglio è: il rischio è che le dichiarazioni sui giornali diventino un ostacolo. Ora è tempo di agire». Le trattative per rinnovare l'attuale contratto che garantisce a Monza un posto in calendario solo fino al 2016, infatti, sono appena all'inizio, come ha confermato anche Ivan Capelli, l'altro invitato all'incontro chiave, al giornale finlandese Turun Sanomat: «Abbiamo incontrato Ecclestone, ma non abbiamo ancora iniziato a parlare di soldi o di cose del genere – giura l'ex ferrarista – Lui ha ribadito che vuole un contratto triennale e ci ha spiegato quanto Monza sia importante per la Formula 1 e che vuole che l'Italia resti in calendario».

Ecclestone venale
Ma non a tutti i costi. Ecclestone, infatti, mette su un piatto della bilancia la tradizione e la storia di uno dei tracciati più leggendari del mondo, ma sull'altro restano i contanti: 20 milioni di euro all'anno che ora anche gli impianti più antichi devono sborsare per garantirsi un posto nel Mondiale. Non si scappa: «La tradizione era che i circuiti in Europa pagassero per ospitare la Formula 1 – insiste Mr E – ma ora non vogliono più pagare. Quindi sono loro a non voler rispettare la tradizione». E se i 20 milioni sono troppi per Sticchi Damiani e Capelli, Ecclestone potrebbe provare comunque a salvare il Gran Premio d'Italia, ma non necessariamente attraverso l'Aci: «Mi chiedo se ci sia un nuovo promotore in Italia che voglia sobbarcarsi l'organizzazione del Gran Premio – provoca il caschetto più famoso del paddock – Il fatto è che gli europei godono ancora di un vantaggio rispetto agli extraeuropei in termini di costi per ospitare la F1. Siamo aperti a chiunque si faccia avanti, ma le cifre non scenderanno. L'ho detto molto chiaramente». Parole che rischiano di suonare come campane a morto, per il Gran Premio malato.