17 settembre 2019
Aggiornato 16:30

Melandri ha un piano B: tornare in Superbike con Yamaha

La casa giapponese deciderà entro giugno il suo rientro nel Mondiale SBK. E, deluso dalla Aprilia, 'Macio' sarebbe tentato di ricostruire il binomio con cui sfiorò il titolo nel 2011. C'è chi lancia un'ipotesi suggestiva: Rossi team manager

ROMA – È la via di uscita di Marco Melandri. Da un ritorno in MotoGP che ha accettato controvoglia, da una Aprilia ancora troppo acerba per cogliere quei risultati di cui avrebbe bisogno, da un contratto che scade proprio quest'anno. E la luce in fondo a questo tunnel si chiama Yamaha Superbike. Un binomio che riporta alla mente del pilota ravennate uno dei periodi più belli della sua carriera: quel 2011 in cui sfiorò il secondo Mondiale per la casa di Iwata nelle derivate di serie (dopo quello del 2009 firmato Ben Spies). Proprio al termine di quella stagione il costruttore giapponese decise di abbandonare la Sbk, in attesa di avere una nuova moto 1000 da poter schierare. Così, il 2016 potrebbe essere l'anno giusto per riprendere il discorso là dove si era interrotto quattro anni fa.

Rientro imminente
Ufficialmente, l'azienda dei diapason deciderà solo nelle prossime settimane se fare o meno il suo rientro in Superbike. Ma gli indizi che sembrano andare in quella direzione sono tanti: dai crescenti impegni agonistici della YZR-R1m per fare esperienza nelle serie minori con squadre satellite (la Superstock, l'Endurance, il campionato inglese e quello americano dove sta dominando) alle dichiarazioni di Sylvain Barrier, appiedato dalla BMW per far spazio al nostro Ayrton Badovini e ripescato dalla stessa Yamaha proprio in Superstock «con l’opportunità di tornare in Sbk in futuro, non avrei accettato altrimenti». Per questo suona più che altro come una dichiarazione di circostanza quella di Andrea Dosoli, nominato coordinatore del progetto, in occasione dell'ultima gara del Mondiale ad Assen: «Non siamo ancora sicuri di passare in classe regina, decideremo entro giugno».

Lo zampino di Valentino Rossi
Ma attenzione ai nomi. Dosoli ha uno storico rapporto con Marco Melandri, con cui lavorò in MotoGP con la Kawasaki Hayate e poi in Superbike proprio con Yamaha e poi con BMW. Dunque è logico che sia stato proprio 'Macio' uno dei primi piloti contattati per diventare alfiere del rientro della casa nipponica nell'iridato delle derivate di serie. Contatti smentiti ufficialmente, ma confermati ufficiosamente da voci di paddock: tante, troppe perché non ci sia davvero nulla in movimento, benché sotto traccia. Gli altri tecnici del dream team Yamaha-Melandri 2011, nel frattempo, sono emigrati verso altri lidi: Silvano Galbusera in MotoGP con Rossi, Michele Gadda in Ducati e Davide Gentile in Suzuki. L'ingegnere di riferimento del progetto è dunque Marcus Eschenbacher che, dopo aver seguito Crutchlow e Laverty, è tornato in Yamaha l'anno passato proprio per lavorare allo sviluppo della YZR-R1m. Resta da stabilire solo che team schiererà questa moto: quasi impossibile che si tratti della squadra ufficiale, più probabile un cliente di lusso come l'inglese Milwaukee. Oppure l'ipotesi più suggestiva, lanciata oggi da Paolo Gozzi della Gazzetta dello Sport: il team VR46 lanciato da Valentino Rossi per allevare giovani talenti in Moto3. Forse stiamo correndo troppo con la fantasia, ma immaginatevi Rossi team manager e Melandri pilota, insieme con la Yamaha in Superbike. Niente male, eh?