6 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

Pistorius, l'accusa chiede un minimo di dieci anni di carcere

Il Procuratore «sarebbe soddisfacente per la società». L'avvocato del campione paralimpico ha chiesto invece una condanna ai lavori socialmente utili. Il verdetto il 21 ottobre. La cugina di Reeva Steenkamp: «Oscar deve pagare per quello che ha fatto».

PRETORIA - Il Procuratore Gerrie Nel ha chiesto un minimo di dieci anni di reclusione senza la condizionale per Oscar Pistorius, riconosciuto colpevole di omicidio colposo della fidanzata nel febbraio 2013. «La pena minima che sarebbe soddisfacente per la società è di dieci anni di carcere», ha dichiarato il Procuratore.

LA DIFESA PER I LAVORI SOCIALMENTE UTILI - L'avvocato di Oscar Pistorius ha chiesto oggi una condanna ai lavori socialmente utili per il campione paralimpico, sostenendo che il carcere non sarebbe una punizione appropriata per l'omicidio colposo della sua fidanzata nel 2013. Barry Roux ha concluso la sua arringa di una ora e mezzo chiedendo «una pena utile alla società» per il campione sudafricano. Prima il legale aveva insistito sulla sincerità dei rimorsi dell'imputato sostenendo che adesso desidera una cosa sola: «fare del bene il più possibile».

VERDETTO IL 21 OTTOBRE - Il giudice del processo a Oscar Pistorius ha annunciato che emetterà la sentenza il 21 ottobre. «Il tribunale si riunirà di nuovo martedì» 21 ottobre, ha detto Thokozile Masipa.

«PAGHI PER QUELLO CHE HA FATTO» - Una cugina di Reeva Steenkamp, la modella sudafricana uccisa da Oscar Pistorius il 14 febbraio del 2013, ha chiesto che l'atleta paralimpico «paghi per ciò che ha fatto», mentre la procura cerca di mandare in carcere lo sportivo 27enne accusato di omicidio colposo.
Con la voce tremante e scacciando le lacrime, Kim Martin, ha dichiarato in aula di «temere molto» lo sprinter sudafricano e di non credere che le scuse avanzate per avere ucciso a colpi di pistola la sua amata cugina fossero sincere.
«Pistorius deve pagare per ciò che ha fatto, per avere preso la vita di Reeva, per ciò che ha fatto a mio zio, a mia zia e al resto della famiglia», ha dichiarato Kim, sottolineando che i familiari non cercano vendetta, ma vogliono che qualcuno che uccide una persona dietro una porta, disarmata e inoffensiva, riceva la giusta punizione.