30 marzo 2020
Aggiornato 19:30
Preliminari di Champions League

La mamma di Ciro in Curva B: «Tiferò Napoli al posto suo»

Lo scrive sulla Gazzetta dello Sport Antonella Leardi, la mamma di Ciro Esposito, il ragazzo morto a Roma prima della finale di coppa Italia tra Fiorentina e Napoli.

NAPOLI - «Questa sera il mio Ciro sarebbe stato al San Paolo, al suo posto, in Curva B. Non si sarebbe perso per nulla al mondo l'esordio stagionale del suo Napoli, l'inizio di una nuova grande avventura in Champions». Lo scrive sulla Gazzetta dello Sport Antonella Leardi, la mamma di Ciro Esposito, il ragazzo morto a Roma prima della finale di coppa Italia tra Fiorentina e Napoli.
Il suo articolo è un ricordo della quotidianità del figlio, di un tifoso qualsiasi, alla vigilia di una partita importante. «Io gli avrei preparato i panini e il casatiello e glieli avrei infilati nello zaino. Sì, lo zaino con le bretelle arancioni che indossava anche in quel giorno maledetto. Lo avrei salutato sulla porta di casa, raccomandandogli come al solito di stare attento».

RINGRAZIO DE LAURENTIIS - La signora Leardi questa sera sarà allo stadio. «Questa sera io, Giovanni e il resto della famiglia saremo tutti al San Paolo, in Curva B. Ringrazio il presidente De Laurentiis, che ci aveva invitati a vedere la partita accanto a lui. Ma io preferisco andare in Curva e occupare il posto di Ciro. Voglio comportarmi esattamente come avrebbe fatto lui, tifare come avrebbe fatto lui, cantare con lo stesso entusiasmo che avrebbe usato lui. I tifosi organizzeranno una coreografia in ricordo di mio figlio e io sarò felice e orgogliosa di farvi parte».
Niente vendette: «Non vi azzardate a vendicare il mio Ciro. Non osate macchiare in alcun modo il suo nome puro». Perché non è il calcio che l'ha ucciso ma «chi lo ha ucciso, di questo ne sono sempre più convinta, ha compiuto un atto terroristico. Ha sfruttato il calcio per commettere una violenza inaudita».
Infine un ringraziamento ai tifosi romanisti, ma una richiesta alla Roma della quale «a distanza di mesi non capisco il silenzio».

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