25 febbraio 2024
Aggiornato 00:30
Invasione di campo

Galliani, l’ultimo highlander: più lo butti giù, più ritorna su

Schivati e rispediti al mittente gli attacchi sferrati all’AD rossonero prima dalla curva Sud, poi da Seedorf (via Berlusconi) ed infine da Maldini. La posizione del n. 2 rossonero è sempre più solida: «Non mollo»

Per quanto paradossale possa sembrare, i recentissimi e vibranti attacchi mossi contro Galliani dal foltissimo gruppo di nemici dello storico numero 2 rossonero, oltre ad essere stati sventati dalla contraerea dell’AD, sono riusciti nel rocambolesco intento di rafforzare ulteriormente la sua posizione agli occhi di Silvio Berlusconi, ed anche di sua figlia Barbara: «Sento Berlusconi tutti i giorni – ha dichiarato nella giornata di ieri il dirigente rossonero - e l'ho sentito anche oggi. Sono con lui da 35 anni e finché vorrà sarò sempre al suo fianco. Io non mollo».

Andiamo per ordine. Nella giornata di sabato viene diffuso un comunicato della curva Sud, cuore pulsante del tifo rossonero, in cui Adriano Galliani è identificato come l’unico ed autentico responsabile della crisi del Milan. All’AD vengono imputati una serie di errori marchiani e soprattutto reiterati: dallo spacciare «per campioni, troppi giocatori finiti, portati al Milan solo perché hanno un nome in grado di quietare la piazza» ad una fallimentare gestione delle risorse («invece di creare una rete di osservatori e un settore giovanile all’altezza era impegnato a fare affari con i soliti procuratori che ormai sembrano di casa in questa Società»).

Nella giornata di lunedì è poi arrivato il lancio d’agenzia dell’Ansa in cui venivano riportate alcune presunte dichiarazioni di Berlusconi, decisamente compiacenti nei confronti del tecnico olandese («Seedorf non è in discussione, Clarence è il nostro allenatore e lo sarà anche per il prossimo anno»), molto meno nei confronti del fido braccio destro, vecchio compagno di tanti anni di battaglie, accusato – sempre secondo indiscrezioni – di aver «speso male i soldi per costruire il Milan».

E per chiudere in bellezza la settimana horribilis dell’Amministratore Delegato rossonero, con delega all’area tecnica, le parole di una leggenda milanista, quel Paolo Maldini notoriamente nemico giurato di Galliani, in un primo momento addirittura indicato come suo successore, salvo poi tornare rapidamente dietro le quinte dopo la ristrutturazione societaria e la scelta del duopolio di potere (Barbara-Adriano) ai vertici di via Aldo Rossi.

L’ex capitano rossonero ci è andato giù duro nei confronti di Galliani, accusandolo di onnipotenza ed invitando la proprietà del Milan ad un deciso e rapido cambio di rotta.

Una raffica di accuse devastante, una combinazione gancio-montante-diretto che avrebbe steso un toro. Ed invece da quello che si sussurra nelle stanze che contano, pare che Galliani sia uscito ulteriormente rafforzato da questi attacchi, evidentemente andati a vuoto.

Per quanto riguarda la curva, tutto (o quasi) già rientrato dopo il confronto tra i capi-ultrà ed una delegazione di calciatori, tra cui Balotelli.

Curioso invece che i mandanti degli attacchi più feroci siano usciti impoveriti dal tentativo mal riuscito di delegittimare Galliani.

Per quanto riguarda le presunte dichiarazioni di Berlusconi, a favore di Seedorf e contro Galliani, pare che dietro ci sia proprio l’entourage dell’olandese. Negli ultimi giorni tra il tecnico (scelto direttamente dal presidente onorario, malgrado i dubbi del suo fido braccio destro) e l’AD l’atmosfera è piuttosto tesa. Il numero 2 rossonero avrebbe evidenziato all’ex presidente del Consiglio il malumore di alcuni calciatori, principalmente lo zoccolo duro degli italiani e soprattutto alcuni errori tecnici del neo-allenatore, su tutti quello di aver risparmiato De Sciglio in Champions League per averlo fresco contro il Parma, senza tener conto che il terzino in campionato era squalificato.

Tutte cose che Berlusconi sta annotando pazientemente, così come la figlia Barbara, indispettita dall’uscita di Maldini nei suoi confronti («dopo due incontri non ho saputo più nulla»).

La verità inoppugnabile però è che il Milan versa in una situazione di crisi pressoché irreversibile, la società rossonera è un castello di carte alla mercè di qualsiasi alito di vento. Oggi come oggi tutto è destabilizzante e questo deve essere tenuto in debita considerazione da Silvio Berlusconi se non si vuole correre il rischio di distruggere quanto di buono è stato costruito negli ultimi 28 anni.

Ecco perché ora più che mai c’è bisogno che il Presidente prenda in mano le redini della situazione e parli chiaro all’inquieto popolo rossonero per raccontare il disagio di una situazione come quella attuale, con il fiero proposito di non riviverla, per dire che dal prossimo anno si cambia e spiegare che sono allo studio innovazioni e proposte per il rilancio immediato del Milan, sia dal punto di vista dirigenziale che tecnico.

E magari smentire quelle voci (ancora spifferi pericolosi) che vogliono Mattia De Sciglio già venduto al Real Madrid.

Sarebbe l’ennesima mazzata devastante all’ex club più titolato al mondo.