16 dicembre 2018
Aggiornato 12:00

Non voglio i fare i compiti! I consigli della psicologa per aiutare i vostri bambini

La psicologa Chiara Lisa spiega a Diario Salute TV come comportarsi quando il proprio figlio non ha voglia di studiare. Le varie cause e le soluzioni da mettere in pratica

Oggi si assiste a un fenomeno sempre più frequente: alla difficoltà che molti bambini hanno nello svolgere i compiti assegnatogli. È una situazione che accomuna molti bambini e, soprattutto, molti genitori che si trovano alle prese con capricci, pianti e perdite di tempo – spiega Chiara Lisa, psicologa a Torino. La domanda che viene posta è: perché così tanti bambini fanno parecchia fatica a fare i compiti a casa?

Andare oltre il comportamento
«Bisogna andare oltre all’aspetto comportamentale e quindi oltre a quello che il bambino manifesta per capirne i significati nascosti. Possono esserci, infatti, differenti motivazioni che portano al bambino difficoltà nello svolgimento dei compiti. Tra queste vi possono essere delle motivazioni cognitive. Ovvero il bambino, effettivamente, trova difficoltà nella comprensione del compito stesso. Ma vi sono anche problematiche che derivano da aspetti emotivi legati a situazioni di vita familiari e personali che si sono susseguite nel momento presente. Per esempio separazioni, lutti o trasferimenti che rendono difficoltoso l’adattamento e quindi si manifestano in un disagio di queste genere», continua la dottoressa Lisa.

Se il bambino è demotivato
«Tra le altre problematiche motivazionali legate al bambino ci può essere il semplice fatto che non ha alcuna motivazione nello svolgere i compiti. In questo caso viene proposto al genitore di andare oltre quello che il bambino può manifestare in quel preciso momento. Chiaramente con la frenesia di oggi e il poco tempo che si ha a disposizione da dedicare a questo momento della giornata, viene molto più semplice arrabbiarsi o perdere la pazienza. Ma cercare di andare a fondo a queste espressioni dei propri figli può aiutare il bambino a fare il compito assegnatogli maggiore semplicità e voglia. Ma soprattutto, può aiutare il genitore a comprendere la reale problematica e quindi ad attuare le strategie necessarie per aiutare il proprio figlio nel migliore dei modi», conclude Chiara Lisa.