23 marzo 2019
Aggiornato 11:00

Epatite C in Italia, un’epidemia sommersa

Gli esperti della Simg, in Italia 1 milione di persone portatrici croniche del virus. Ecco come affrontare l’epidemia

Epatite in Italia
Epatite in Italia Adobe Stock

Nel nostro Paese si sta verificando quella che è stata definita dagli infettivologi una epidemia sommersa. «In Italia – avverte il dott. Claudio Cricelli, Presidente Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) – si stima che 1 milione di persone siano portatrici croniche del virus dell’epatite C e di queste almeno 330mila presentino una cirrosi epatica. Un problema di salute pubblica, oltre che individuale che ormai deve essere affrontato in modo serio competente e sistematico».

Epatite C, il quadro della situazione

Per fare il quadro della situazione e decidere quali strategie attuare, gli esperti si sono riuniti per un convegno dal titolo ‘HCV Working Together’, dedicato alla patologia. L’evento si è svolto presso la sede dell’Alta Scuola di Formazione SIMG e ha visto un confronto aperto fra specialisti e medici di medicina generale. «Molti pazienti possono assumere le nuove terapie antivirali che consentono quasi nel 100% dei casi una guarigione completa dall’infezione da virus - ha fatto notare il dott. Cricelli - Il costo del trattamento è elevato e impone una riflessione e il raggiungimento di un equilibrio fra il diritto alle cure costituzionalmente sancito, da un lato, e il governo complessivo del processo, in clima di risorse limitate, dall’altro. La maggioranza dei pazienti non manifesta alcun sintomo e non ottiene una diagnosi o un inquadramento clinico precoce - prosegue il presidente SIMG - Il medico di medicina generale per la peculiarità del suo ruolo è fra i professionisti della salute più indicato per far emergere la patologia e per avviare il paziente ai nuovi trattamenti e al percorso specialistico più appropriato. Per questo è però necessaria una formazione specifica che deve basarsi non soltanto su aspetti puramente nozionistici, ma anche soprattutto su sistemi didattici basati sull’apprendimento attivo. L’approccio, però, globale al paziente con epatite cronica C ormai non può essere lasciato al singolo medico – sottolinea Cricelli – ma va inquadrato in un lavoro di squadra in cui il paziente deve seguire un percorso ben preciso governato da un protocollo diagnostico terapeutico assistenziale che deve coinvolgere a vario titolo tutti gli attori dell’assistenza, dal medico, allo specialista, all’infermiere professionale, e altre figure non mediche».

Far emergere il sommerso

«I modelli di presa in carico della cronicità, di reti integrate ospedale-territorio e di approccio evoluto alla gestione del paziente cronico ormai non possono non includere in questa categoria anche coloro che sono affetti da epatite cronica di tipo C – conclude il dott. Alessandro Rossi, Coordinatore dell’area progettuale Malattie Infettive della SIMG – Lo screening per far emergere il sommerso trova nel medico di medicina generale italiano moderno la sua pratica applicazione, attraverso i sistemi informatici di cui è dotato. Una volta individuato un paziente candidato per la terapia con i farmaci retrovirali, prosegue l’assistenza anche nella fase di trattamento e successivamente, per una sorveglianza sanitaria continua, il monitoraggio di altri fattori di rischio e la diagnosi precoce dell’eventuale comparsa di epatocarcinoma».