19 dicembre 2018
Aggiornato 16:00

Ecco l’antibiotico che potrebbe curare il cancro al seno

Un tradizionale antibiotico ha dimostrato di essere efficaci contro le staminali del cancro al seno (e non solo)

L'antibiotico che contrasta il cancro al seno
L'antibiotico che contrasta il cancro al seno (funnyangel | Shutterstock)

PISA - La ricerca contro il cancro è inarrestabile (per fortuna) e sembra finalmente dare i suoi buoni frutti. Tra queste ve ne è una particolarmente promettente per quanto riguarda la terapia del tumore al seno. È stata condotta da un team internazionale a cui ha partecipato anche un’università italiana di Pisa e sfrutta un farmaco già esistente. Il che significa che la sperimentazione e la fase clinica è molto più snella perché utilizza un medicinale già approvato. Ecco di cosa si tratta.

Tetracicline
Il trattamento prevede l’utilizzo di un antibiotico appartenente alla classe delle tetracline, più precisamente la doxiciclina. In genere viene utilizzato per curare l’acne volgare, ma ora sembra abbia dimostrato di essere efficace anche nei pazienti affetti da cancro al seno.

Perché un antibiotico?
Sappiamo che gli antibiotici sono particolarmente distruttivi. Infatti, oltre a distruggere i patogeni eliminano parte della flora simbiotica e persino i mitocondri. Stiamo parlando delle centrali elettriche delle nostre cellule, ovvero il luogo più importante dove viene generata energia indispensabile alla sopravvivenza. I mitocondri, tuttavia, non sono presenti solo nelle cellule umane, ma anche in quelle neoplastiche. Le stesse, perciò, che portano alla comparsa del tumore e delle relative recidive.

Lo studio
Per arrivare a tali conclusioni, gli scienziati hanno esaminato un campione di 15 donne affette dal cancro al seno in stadio iniziale ed è stato somministrato loro il trattamento antibiotico a base di doxiciclina. Più precisamente possiamo dire che il farmaco è stato somministrato in 9 pazienti, mentre gli altri 6 sono stati utilizzati come gruppo di controllo. La doxiciclina è stata fornita 14 giorni prima dell’intervento chirurgico, utilizzando una dose standard (200 mg). Le donne appartenenti al gruppo di controllo hanno, invece, eseguito solo l’intervento chirurgico. Dai risultati è emerso che solo dopo 14 giorni di assunzione quotidiana, le staminali neoplastiche sono state ridotte del 40%. Il trial clinico è stato condotto presso il Centro Senologico dell’Aoup, alla cui direzione vi è a professoressa Manuela Roncella.

Miglioramento dei valori
A tutte e 15 le pazienti sono stati rilevati i valori relativi alla situazione patologica. Tra questi anche il livello di proliferazione cellulare, la massa mitocondriale, la staminalità eccetera, prima e dopo il trattamento. Dai dati finali è emerso che le donne che hanno sperimentato il nuovo trattamento hanno evidenziato una diminuzione significativa della staminalità (fino al 66,67%). Da ciò si può quindi dedurre che le cellule tumorali esprimono in maniera selettiva molte proteine associate al metabolismo dei mitocondri. Quindi inibendo tale metabolismo si possono uccidere le cellule staminali.

Gli studi precedenti
Prima della sperimentazione clinica, gli scienziati dell’Università di Salford avevano già preso in esame l’effetto dell’antibiotico sui modelli di tumore in vitro. Lo studio, coordinato dal professor Michael P. Lisanti, aveva quindi già evidenziato come la doxiciclina permettesse di eliminare le cellule staminali di ben otto tipi di tumore. Tra questi, ovviamente, anche quelle del cancro al seno. Ora il prossimo passo è quello di condurre ulteriori ricerche sugli esseri umani per verificare la sicurezza e l’efficacia della terapia nei pazienti con il cancro al seno o altri tumori solidi. Lo studio – pubblicato su Frontiers in Oncology - è stato condotto dal team guidato dal professor Antonio Giuseppe Naccarato, direttore della sezione dipartimentale di Anatomia patologica 1 dell’Aoup, in collaborazione con il dottor Cristian Scatena, anatomopatologo e allievo della Scuola di dottorato in Scienze cliniche etraslazionali dell’Università di Pisa. Tra i ricercatori inglesi figura il gruppo di ricerca dell’University of Salford (Manchester), il quale ha collaborato attivamente con il Centro Senologico dell’Aoup e la Fondazione pisana per la scienza onlus.