16 dicembre 2018
Aggiornato 11:00

Incredibile scoperta, i batteri intestinali si insediano nel nostro cervello e ci vivono. Cosa ci fanno lì?

Gli scienziati scoprono per la prima volta che nel cervello umano ci sono dei batteri intestinali. Che implicazioni può avere tutto questo?

Cervello
Cervello (Elnur | shutterstock.com)

Una scoperta che ha dell’incredibile, quella fatta dai ricercatori dell’University of Alabama di Birmingham (UAB): nel nostro cervello si insediano e vivono dei batteri intestinali. Ma, se le prime domande che vengono spontanee sono: che cosa ci fanno lì? E cosa potrebbero causare? I ricercatori, dopo la scoperta, vogliono invece capire se e come possano essere stati trovati questi batteri nel tessuto cerebrale di persone decedute e, nel caso, se questi batteri possano in qualche modo avere un ruolo nelle malattie neurologiche.

Da dove arrivano i batteri?
La neuroanatomista Rosalinda Roberts e colleghi dell’UAB hanno presentato i risultati del loro studio durante l’incontro annuale della Society for Neuroscience. Una presentazione che ha fatto saltare sulle sedie i partecipanti. Durante la visione delle immagini ad alta risoluzione scattate al microscopio, che ritraevano dei batteri tipici della flora intestinale (o microbioma), i ricercatori si sono domandati se i campioni di cellule cerebrali provenienti da cervelli umani sani, di persone decedute, fossero invero stati contaminati dopo il decesso o se, invece, sono proprio i batteri che hanno viaggiato dall’intestino verso il cervello e, in qualche modo, vi sono penetrati. «Questo è lo scoop della settimana – ha commentato il dott. Ronald McGregor che non faceva parte dello studio – È come una nuova fabbrica molecolare [nel cervello] con le sue esigenze... Questo è strabiliante», riporta la rivista Science.

Penetrare la barriera
Il cervello, si sa, è un ambiente protetto dalla cosiddetta barriera emato-encefalica. Il cervello si trova parzialmente isolato dai contenuti del flusso sanguigno grazie a una rete di cellule che circondano i suoi vasi sanguigni. Tuttavia, i batteri e i virus che riescano a penetrare questa barriera possono causare un’infiammazione pericolosa per la vita. In base a quello che sappiamo oggi, i batteri intestinali possono sì influenzare l’umore e il comportamento delle persone, e persino il rischio di malattie neurologiche, ma sempre con mezzi indiretti – dato che vivono distanti dal cervello. Per esempio, diverse ricerche hanno mostrato come un’interruzione nell’equilibrio del microbioma intestinale possa aumentare la produzione di una proteina che, viaggiando lungo il nervo che collega l’intestino al cervello, può essere causa della malattia di Parkinson.

Lo studio era sulla schizofrenia
In realtà la dott.ssa Rosalinda Roberts e colleghi stavano conducendo uno studio sulla schizofrenia. Esaminando le fette di tessuto cerebrale prelevata nelle ore successive alla morte, i ricercatori cercavano di individuare le differenze tra quello di persone sane e quello di persone con schizofrenia. Già durante uno studio, condotto cinque anni fa, la dott.ssa Courtney Walker del laboratori della Roberts aveva notato la presenza di bastoncelli (tipici dei batteri) nel tessuto cerebrale. Tuttavia, non vi aveva dato peso, poiché la loro ricerca era anche allora concentrata sulla schizofrenia. Ma ora, ecco di nuovo quelle forme a bastoncino. Cosa sono? Sono appunto batteri, le ha poi confermato un batteriologo. E così si è scoperto che in tutti i cervelli esaminati – in tutto 34, sia di persone sane che schizofreniche – c’erano dei batteri.

Come ci sono arrivati i batteri?
La dott.ssa Roberts si è domandata se i batteri intestinali potessero essere fuoriusciti dai vasi sanguigni nel cervello nelle ore tra la morte di una persona e la rimozione del cervello stesso. Per capire e fare un confronto, si è proceduto a prelevare dei cervelli sani di topi, che vennero preservati immediatamente dopo che i topi furono uccisi. E qui vi erano dei batteri. Poi si è proceduto ad analizzare il cervello di topi privi di germi, che sono stati accuratamente allevati per essere privi di vita microbica. Questi erano invece puliti, senza batteri. In seguito, il sequenziamento dell’RNA ha rivelato che la maggior parte dei batteri provenivano da tre ceppi comuni presenti nell’intestino: Firmicutes, Proteobacteria e Bacteroidetes. Alla fine, comunque, i ricercatori non sanno darsi una spiegazione sul come questi batteri possano essere penetrati nel cervello. Le ipotesi sono che possano essersi intersecati ai vasi sanguigni, o abbiano risalito i nervi dall’intestino o siano persino entrati attraverso il naso.

Utili o dannosi?
I batteri intestinali, e in particolare quelli ‘buoni’, sappiamo essere utili per il buon funzionamento dell’apparato digestivo e anche del sistema immunitario. Tuttavia, gli scienziati non sanno dire se questi batteri nel cervello possano essere utili o dannosi. La dott.ssa Roberts non ha osservato segni di infiammazione nel tessuto cerebrale usato per lo studio, per cui non vi sono evidenze che questi batteri possano causare danni, o li abbiano causati. Tuttavia, non sono ancora stati quantificati e non si è confrontato sistematicamente il cervello schizofrenico con quello sano. Se risultasse che ci sono grosse differenze, future ricerche potrebbero esaminare come questa sorta di ‘microbioma cerebrale’ possa promuovere o al contrario minacciare la salute del cervello.

Hanno delle preferenze
I batteri, come noi umani, hanno anche loro delle preferenze sul dove vivere. Per esempio, quelli osservati dai ricercatori prediligevano abitare le cellule a forma di stella chiamate astrociti – questa cellule interagiscono con e supportano i neuroni. Inoltre, sembravano essere più abbondanti intorno alle proiezioni lunghe dei neuroni che sono foderate della sostanza grassa chiamata mielina – quella implicata in malattie come la sclerosi multipla. La ricercatrice non può spiegare il perché di queste preferenze ‘abitative’, ma si domanda se i batteri che vivono lì sono attratti dal grasso o dallo zucchero.