18 novembre 2018
Aggiornato 04:00

Demenza, Alzheimer e malattie cardiovascolari: c’è un chiaro legame

Diversi studi hanno collegato le malattie cardiache e l’ipertensione ai danni al cervello, alla malattia di Alzheimer e alla demenza vascolare
Cervello e malattie cardiovascolari
Cervello e malattie cardiovascolari (PIC | Adobe stock)

Ci sono sempre più evidenze (o prove) che le malattie dell’apparato cardiovascolare, come ipertensione, problemi cardiaci e arteriosi, hanno uno stretto legame con l’insorgere di altre malattie che interessano il cervello e il sistema neurovegetativo. In particolare, si è osservato una correlazione tra queste condizioni cardiache e vascolari con malattie come l’Alzheimer e la demenza. I diversi studi che supportano questa tesi sono stati presentati a Neuroscience 2018, l’incontro annuale della Society for Neuroscience e la più grande fonte al mondo di notizie emergenti sulla scienza del cervello e sulla salute.

Le demenze
Come si sa, le malattie come l’Alzheimer e la demenza vascolare hanno un impatto drammatico sulla memoria, sulle capacità cognitive e sull’apprendimento. Nonostante vi siano prove che i fattori di rischio genetici abbiano il loro peso, è ormai appurato che le malattie cardiovascolari hanno un ruolo importante. Uno degli studi presentati a Neuroscience 2018 rivela nuovi meccanismi su come il danno al sistema vascolare cerebrale contribuisce alla neurodegenerazione. I risultati puntano a sviluppare nuovi interventi potenzialmente protettivi o terapeutici.

Le soluzioni per la prevenzione
Secondo quanto emerso dagli studi, si sono formulati diversi quadri di azione per prevenire e contrastare l’esordio delle malattie neurodegenerative. Per esempio, le molecole note come biomarcatori che segnalano lesioni vascolari cerebrali, potrebbero aiutare a identificare la demenza nelle fasi iniziali e consentire l’intervento e infine il trattamento per migliorare i risultati nel paziente (Berislav Zlokovic, abstract 469.10).
L’attività fisica rivolta all’apparato cardiovascolare è risultata migliorare il flusso sanguigno verso la sostanza bianca e proteggere contro la compromissione vascolare in un modello murino di demenza (Lianne Trigiani, abstract 467.15).
Una molecola poco presente (o ridotta) nei pazienti con demenza vascolare potrebbe essere utilizzata per la diagnosi precoce o per il trattamento di pazienti con questo tipo di declino cognitivo (Deron Herr, abstract 469.27).
La perdita di funzione legata all’età nel sistema linfatico del cervello ha un ruolo nella neurodegenerazione e il suo miglioramento potrebbe aiutare a ritardare o prevenire la malattia di Alzheimer (Jonathan Kipnis, abstract 267.02).
L’efficacia delle barriere ematiche cerebrali è ridotta nei topi ingegnerizzati con il più forte fattore di rischio genetico per l’Alzheimer, che porta alla perdita neuronale e al declino cognitivo (Berislav Zlokovic, abstract 540.04).

Una maggiore comprensione
«La ricerca presentata oggi rappresenta una crescente comprensione di due disordini complessi e correlati – ha spiegato il moderatore Richard Wainford della Boston University School of Medicine – La conoscenza della neurobiologia e dei meccanismi coinvolti aprono la porta alla capacità di identificare precocemente la demenza, che offre la speranza di potenziali nuovi trattamenti e interventi che potrebbero aiutare i pazienti e le loro famiglie in tutto il mondo».

Riferimento: Related Neuroscience 2018 Presentation Featured Lecture: Neural Sequences in Memory and Cognition Monday, Nov. 5, 3:15-4:25 p.m., SDCC Ballroom 20 – Society for Neuroscience.