16 dicembre 2018
Aggiornato 09:30

Attenzione all’herpes labiale, può causare l’Alzheimer

Gli scienziati trovano nuove prove che il virus dell’herpes può favorire l’insorgenza della malattia di Alzheimer

Herpes labiale o simplex
Herpes labiale o simplex (Cherries | shutterstock.com)

La malattia di Alzheimer da cosa è provocata? In sostanza, da dove viene? Alla domanda sono decenni che i ricercatori tentano di dare una risposta, che tuttavia ancora non è arrivata – almeno in maniera definitiva. Anche per questo motivo, a oggi, non esiste una cura. La ricerca però continua e un nuovo studio è arrivato a suggerire che dietro all’Alzheimer potrebbe anche esserci il virus che causa l’herpes labiale – uno dei più comuni e diffusi.

Il legame pericoloso
Secondo la dott.ssa Ruth Itzhaki dell’Università di Manchester (Uk), che ha dedicato una vita alla ricerca sul virus dell’herpes, una delle cause della malattia di Alzheimer potrebbe essere proprio sotto il nostro naso. Nel suo ultimo studio, a compimento di moltissimi altri, presenta le prove che il virus dell’herpes responsabile dell’herpes labiale (HSV1) può anche causare l’Alzheimer. Anche perché, e non a caso, nuovi dati mostrano che farmaci antivirali riducono drasticamente il rischio di demenza senile in pazienti con gravi infezioni da herpes. Lo studio revisionale, pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Aging Neuroscience innalza un’allettante prospettiva: quella di un trattamento preventivo semplice ed efficace per una delle più drammatiche e costose patologie che affliggono l’umanità.

Un virus è per sempre
Quello che caratterizza il virus dell’herpes – e dunque anche quello labiale – è che come una famosa pubblicità, una volta contratto sarà per sempre. In pratica, il virus una volta entrato nel nostro corpo vi rimane per tutta la vita, andando ad attecchire nei nostri neuroni e nelle cellule immunitarie. Poi, di tanto in tanto, si riattiva e riemerge in vesciche caratteristiche quando siamo sotto stress o una malattia che mettono a dura prova il sistema immunitario. Secondo gli scienziati, in linea generale la maggior parte delle persone viene infettata da Herpes Simplex Virus 1 (HSV1) quando raggiunge la vecchiaia. Ma, ovviamente, non sempre è così.

Cosa accade ai neuroni infetti e al cervello
«L’HSV1 potrebbe rappresentare il 50% o più dei casi di malattia di Alzheimer», afferma in un comunicato stampa la prof.ssa Itzhaki, che ha trascorso oltre 25 anni presso l’Università di Manchester per studiare un potenziale collegamento. L’HSV1 è meglio conosciuto come causa di herpes labiale. Itzhaki ha dimostrato in precedenza che l’herpes labiale si verifica più frequentemente nei portatori di APOE-ε4 - una variante genetica che conferisce un aumento del rischio di Alzheimer. «La nostra teoria è che nei vettori APOE-ε4, la riattivazione è più frequente o più dannosa nelle cellule cerebrali infette da HSV1, che di conseguenza accumulano danni che culminano nello sviluppo dell’Alzheimer», aggiunge Itzhaki.

La teoria dimostrata
Oggi sono pochi i Paesi raccolgono i dati sulla popolazione al fine provare la teoria espressa da Itzhaki. Per esempio, per scoprire se i trattamenti antivirali riducono il rischio di demenza. Tuttavia, i ricercatori hanno fatto proprio questo a Taiwan, dove si sono basati per il loro studio. Qui, il 99,9% della popolazione è iscritto in un database di ricerca dell’assicurazione sanitaria nazionale, che viene ampiamente utilizzato per estrarre informazioni su infezioni e malattie da batteri. Nel 2017-2018 sono stati pubblicati tre studi che descrivono i dati di Taiwan sullo sviluppo della demenza senile – di cui l’Alzheimer è la causa principale – e il trattamento di pazienti con segni evidenti di infezione da HSV o virus della varicella zoster (VZV, il virus della varicella). «I risultati sorprendenti – sottolinea la prof.ssa Itzhaki – includono la prova che il rischio di demenza senile è molto maggiore in coloro che sono infetti da HSV e che il trattamento antivirale anti-herpes provoca una drastica diminuzione del numero di soggetti gravemente affetti da HSV1 che in seguito svilupperà la demenza». I risultati precedenti del gruppo di ricerca di Itzhaki forniscono un collegamento meccanicistico che supporta questi risultati epidemiologici. Hanno scoperto che l’HSV1 provoca depositi proteici caratteristici dell’Alzheimer: «placche» tra i neuroni e «grovigli» all’interno di esse. «Il DNA virale – aggiunge Itzhaki – si trova molto specificamente all’interno delle placche nel tessuto cerebrale postmortem dai malati di Alzheimer. Le principali proteine ​​di entrambe le placche e grovigli si accumulano anche nelle colture cellulari infette da HSV1 - e i farmaci antivirali possono prevenire tutto questo».

Avremo una cura?
Ogni volta che leggiamo di un qualche studio sull’Alzheimer, tutti sperano che sia la volta buona. Che si sia finalmente trovata una cura. È questo il caso? «Va sottolineato che i risultati di questi studi di Taiwan si applicano solo alle infezioni gravi da HSV1 (o VZV), che sono rare – ammette Itzhaki – Idealmente, studieremmo i tassi di demenza tra le persone che hanno subìto una lieve infezione da HSV1, tra cui l’herpes labiale o un herpes genitale lieve, ma è molto meno probabile che siano documentate». Sebbene sia necessario un ulteriore lavoro per confermare e definire un nesso causale tra l’infezione da HSV1 e l’Alzheimer, Itzhaki è entusiasta delle prospettive di trattamento, riporta il comunicato. «Considerando che oltre 150 pubblicazioni sostengono fortemente un ruolo dell’HSV1 nell’Alzheimer, queste scoperte di Taiwan giustificano ampiamente l’uso di antivirali antierpesanti – che sono sicuri e ben tollerati – per trattare la malattia di Alzheimer. Inoltre, incentivano lo sviluppo di un vaccino HSV1, che probabilmente sarebbe il trattamento più efficace», conclude Itzhaki.

Riferimento: https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fnagi.2018.00324/full