30 marzo 2020
Aggiornato 13:00
Farmaci a rischio

Ragazza di 20 anni assume la pillola anticoncezionale e rimane completamente paralizzata

Una ragazza rimane paralizzata da testa a piedi, lingua compresa, dopo aver assunto una diffusa pillola anticoncezionale. Il calvario che ha portato a una diagnosi inaspettata

Ragazza su sedia a rotelle - Immagine rappresentativa
Ragazza su sedia a rotelle - Immagine rappresentativa Shutterstock

Katrina Parra è una ragazza  di origini venezuelane che oggi ha 26 anni, istruttrice di fitness, che si è ritrovata su una sedia a rotelle all’età di 20 dopo aver assunto una pillola anticoncezionale. I suoi guai sono iniziati nel 2012, quando, all’improvviso, è stata colta da forti dolori addominali, vomito e ansia costante. Dopo di che, il suo corpo si è letteralmente bloccato. Così, nel giro di breve, è rimasta paralizzata da testa a piedi – lingua compresa, che le impediva di comunicare per spiegare cosa le fosse accaduto. I medici, sconcertati, l’hanno tenuta in Terapia intensiva per due mesi, a partire da una sfortunata vigilia di Natale a causa di un’intossicazione del sangue dovuta all’estrema debolezza che l’aveva colpita dopo l’esordio dei sintomi. Superata la setticemia, tuttavia i sintomi non se ne sono andati. Tanto che i medici non sapevano cosa l’avesse colpita. Così, non ricevendo una cura adeguata, lei è rimasta paralizzata. Katrina, commentando quei giorni, ha detto che avrebbe soltanto voluto morire, e far finire quell’incubo.

La pillola
Katrina Parra ha iniziato a soffrire di questi tremendi sintomi dopo aver assunto la pillola anticoncezionale Yaz, stando a quanto riferito da fonti locali. L’evolversi della condizione di avvelenamento del sangue che si era sviluppata, l’ha portata alla paralisi totale. In prima battuta, i sanitari avevano persino ipotizzato che si trattasse di un problema mentale, tanto che avevano consigliato un consulto con uno psicologo o psichiatra. Ma era evidente che non poteva essere così. Dopo diversi mesi e molti esami, i medici sono finalmente riusciti a diagnosticare la malattia che l’aveva colpita: si trattava di porfiria acuta.

La vicenda
Come racconta la stessa Katrina, il suo calvario è iniziato nel 2012, quando ha iniziato a vomitare quasi senza sosta e a provare forti dolori addominali e agli arti. Si sentiva sempre ansiosa e provava la necessità di stare a bagno nell’acqua calda per ore, come se sentisse di essere stata avvelenata. Quando si è recata in ospedale perché stava molto male, gli esami cui era stata sottoposta non avevano rilevato alcunché di anomalo – eppure...
Lei, non sapendo quale fosse la causa del suo male, ha continuato a prendere la pillola. Solo che i suoi sintomi peggioravano sempre più. Il 24 dicembre, distrutta nel corpo e nello spirito, è di nuovo andata in ospedale. Qui è stata ricoverata in Terapia intensiva a causa di una setticemia provocata da batteri.

La paralisi
La sua infezione è stata infine debellata. Ma i sintomi iniziali sono ricomparsi. E la mancanza di una cura mirata ha portato a una graduale paralisi, che alla fine ha interessato tutto il suo corpo. Riportata in Terapia intensiva, è rimasta per giorni e giorni senza poter muover alcuna parte del suo corpo, racconta ancora Katrina. Non poteva parlare, muoversi, e voleva soltanto morire, spiega.

La diagnosi
Ben otto mesi dopo l’esordio dei primi sintomi, giunge finalmente la diagnosi: Katrina era affetta da porfiria acuta. Una volta ottenuta la diagnosi, ha smesso di assumere la pillola e, da quel momento in poi, i sintomi hanno iniziato a calare. Anche se è rimasta costretta su una sedia a rotelle prima di imparare nuovamente a camminare. Ha necessitato di fisioterapia e di un logopedista per riprendere anche a parlare. Katrina sostiene che ci sono voluti due mesi prima che potesse muovere un solo dito o fare anche il minimo vocalizzo. Oggi, ha recuperato forze e movimento – anche se non riesce ancora a muovere correttamente le dita dei piedi. Si definisce come miracolata ed è diventata un’istruttrice di fitness.

La porfiria intermittente acuta
Secondo l’American Porphyria Foundation, la porfiria acuta intermittente (AIP) è una condizione ereditaria che causa una mutazione nel gene atto a produrre un composto emanato dall’ossigeno nei globuli rossi. Tuttavia, la mutazione generica da sola non innesca la condizione. Per svilupparla, infatti, si ritiene debbano essere presenti anche altri fattori, inclusa l’assunzione di alcuni farmaci (in questo caso la pillola assunta da Katrina), alcol o cambiamenti nella dieta. Secondo le stime, l’AIP colpisce circa una persona su 75mila. Tuttavia, la gravità della condizione varia notevolmente da caso a caro. La maggior parte delle persone che ereditano il gene per l’AIP non sviluppa mai sintomi. Nel caso invece che i sintomi si sviluppino, questi di solito compaiono dopo la pubertà e in particolare nelle donne, a causa di un innesco provocato dagli ormoni.

I sintomi della porfiria acuta intermittente
Tra i sintomi più comuni vi sono dolore addominale, nausea e vomito, stipsi, dolori alla schiena, dolori agli arti, debolezza muscolare, incapacità di urinare, palpitazioni, confusione mentale, ansie, allucinazioni, convulsioni. La forma in cui esordiscono è quella di attacchi, che in media durano da uno a due giorni. Durante questi attacchi, la maggior parte dei pazienti necessita di ospedalizzazione a causa della disidratazione provocata dal persistente il vomito. Il trattamento avviene per mezzo di farmaci, e deve essere tempestivo. Altrimenti si rischiano gravi danni al sistema nervoso. Anche la dieta può aiutare: in questo caso si consiglia una dieta ricca di carboidrati e calorie. In realtà non esiste una vera e propria cura, tuttavia in caso di attacchi di porfiria uno die primi interventi è la somministrazione di emina umana endovena.
Per maggiori informazioni e approfondimenti: European Porphyria Network.

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