13 dicembre 2018
Aggiornato 16:00

Poco verde in città, i bimbi si ammalano di deficit da natura. E ne risente lo sviluppo cerebrale

Il Report del WWF presentato a 'Urban Nature', festa della diversità urbana, mostra come i bambini siano sempre più lontani dalla Natura e troppo davanti a una 'realtà' virtuale
Bimbo in città
Bimbo in città (Catalin Petolea | shutterstock.com)

Esiste ancora la Natura? Forse un po’ sì. Ma per quanto lo sarà ancora, visto il degrado e il trattamento a cui la sottopone l’essere umano? Eppure, la natura non è solo un elemento fondamentale per il nostro benessere quotidiano ma rappresenta anche una ‘scuola’ importantissima per i bambini. Purtroppo, però, nei Paesi di più antica industrializzazione, proprio i bambini sono costretti a stili di vita sempre più sedentari, con minori gradi di autonomia e costretti ad attività, esperienze e socialità sempre più virtuali. Si tratta di un vero e proprio ‘deficit di natura’ (espressione coniata dal giornalista americano Richard Louv) che ormai condiziona in modo evidente la crescita e la salute psicofisica delle nuove generazioni.

Città a misura di bambino?
Quanto appena detto è il cuore del Report ‘Benessere e natura: città verdi a misura di bambino’ lanciato dal WWF in occasione di Urban Nature (la festa della biodiversità urbana), realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana Studi sulla Qualità della Vita AIQUAV, che riunisce i migliori esperti che si occupano di benessere e qualità della vita e con il contributo del gruppo di lavoro su Ambiente&Salute dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) e di LABUS, il Laboratorio per la Sussidiarietà. «Come se non bastasse il debito economico di cui dovranno farsi carico negli anni a venire sulle spalle dei nostri giovani grava anche un ‘debito di natura’ che sta progressivamente erodendo salute, benessere e qualità della vita – dichiara in una nota la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi – Se non si inverte la rotta non solo i nostri giovani dovranno fare i conti con lo sfruttamento intensivo delle risorse, che consuma vorticosamente ‘Natura’, ma si troveranno a crescere in habitat sempre più artificiali. Il deficit di natura di cui si occupa il nostro Report è ormai una ‘patologia sociale’ che possiamo misurare quotidianamente osservando la vita e i comportamenti dei nostri ragazzi, sempre più abituati ad una dimensione virtuale della vita e della natura».

Il preoccupante paradosso
Oggi – evidenzia ancora il Report – siamo di fronte a un paradosso: i giovani, che potrebbero aspirare a guidare la difesa della Natura, hanno sempre meno a che fare con essa. Secondo un’indagine Istat del 2017 il 93% dei bambini in età compresa tra i 6 e i 10 anni, guarda la TV tutti i giorni. Il dato scende al 87,7% per i ragazzi di età compresa fra gli 11 e i 14 anni che con molta probabilità sono già più attratti dal web. I ragazzi occidentali passano in media 44 ore della alla settimana davanti a TV e media elettronici. Escludendo le ore di sonno, questa percentuale tempo occupa una buona parte della giornata tipo di un giovane: circa 6 ore e mezza. Il raggio di allontanamento medio da casa dei ragazzi, oggi, è circa un nono rispetto a quello di trent’anni fa. Nel 1971 l’80% dei bambini tra i 7 e gli 8 anni andava a scuola a piedi, da solo o con qualche coetaneo. Già negli anni ‘90 la percentuale si era abbassata a meno del 10% dei bambini.

È necessario un cambiamento
Sulla necessità di un cambiamento degli spazi urbani a favore della salute dei più piccoli la comunità medica è ormai concorde: «Le nostre città non sono progettate per i bambini. In media l’80% degli spazi pubblici urbani è occupato dal traffico automobilistico, che ostacola la possibilità di movimento attivo dei bambini – ricorda il pediatra Giacomo Toffol, coordinatore del gruppo Ambiente&Salute dell’Associazione Culturale Pediatri – le uniche isole tutelate sono i parchi urbani, purtroppo insufficienti e spesso non curati. Tutti i bambini, e soprattutto quelli che vivono in condizioni sociali più svantaggiate, hanno però bisogno di un contatto costante con la natura per crescere in modo equilibrato. Tantissimi studi dimostrano che la disponibilità di spazi verdi nelle zone di residenza è fondamentale per garantire il loro benessere fisico, psichico e relazionale. Incrementare questa disponibilità significa quindi migliorare il benessere dei bambini».

A rischio lo sviluppo cerebrale
Anche da un punto di vista clinico – prosegue la nota WWF – l’influenza dell’ambiente fisico sullo sviluppo cerebrale è nota e studiata da anni. Oltre all’effetto dovuto al fattore protettivo che il verde determina riducendo l’esposizione agli inquinanti atmosferici e al rumore, noti per la loro possibile nocività sullo sviluppo delle funzioni cerebrali, lo studio conferma che il vantaggio degli ambienti verdi sulle funzioni cerebrali è dovuto proprio a una caratteristica intrinseca dell’ambiente. La vita sedentaria, l’inquinamento atmosferico, la mancanza di contatto con l’ambiente naturale stanno provocando l’aumento di patologie dell’infanzia come obesità, rachitismo, asma e allergie. Negli ambienti urbani lo stile di vita è diventato ancora più sedentario, con minori gradi di autonomia.

Le malattie in ascesa tra i bambini
Oggi sono molte le malattie in rapida ascesa tra i giovani. Obesità, asma, allergie, depressione, alcune manifestazioni di autismo e perfino l’ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività) sono in correlazione con queste dinamiche sociali. In Gran Bretagna i ragazzi dagli 11 ai 15 anni spendono, in media, la metà del loro tempo attivo davanti a uno schermo. Per quanto riguarda l’Italia, il progetto ‘Okkio alla salute’ (un sistema di sorveglianza promosso e finanziato dal Ministero della Salute che da più di 10 anni raccoglie informazioni da un campione di bambini della scuola primaria a livello nazionale) ci fa sapere che il 41% dei bambini intervistati trascorre più di due ore al giorno davanti a uno schermo (televisore, videogiochi, tablet, cellulare) e che il 44% possiede e utilizza questi apparecchi anche nella propria camera da letto. La Natura è fondamentale perché non solo stimola la dimensione intellettuale, ma anche corpo e affettività. In Natura tutti i cinque sensi sono al lavoro per farci fare un’esperienza della vita completa. Con questa privazione sensoriale non possiamo pensare di evolvere né come individui né come collettività. Il mondo naturale è poi complesso, molto di più di qualsiasi ambiente costruito dall’uomo, ed evolve nel tempo. Meno i bambini giocano all’aperto, sperimentando continuamente nuove attività grazie alla libertà di cui godono, meno imparano a far fronte ai rischi e alle sfide che dovranno affrontare da adulti.