23 ottobre 2018
Aggiornato 00:00

Polmonite, oltre 250 casi nel Bresciano: è batterica e si pensa sia legionella

Mentre continuano a registrarsi nuovi casi di polmonite nel Bresciano arriva la notizia che si tratta di un’infezione batterica e che, molto probabilmente si tratta di legionella
Acqua del rubinetto a rischio legionella
Acqua del rubinetto a rischio legionella (Gyvafoto | shutterstock.com)

BRESCIA – Sono già più di 250 i casi registrati di polmonite nel Bresciano, e continuano ad aumentare. Ora, mentre i cittadini iniziano a essere più che preoccupati, dopo le analisi arriva la notizia che si tratta di polmonite batterica e che, molto probabilmente siamo di fronte a un’epidemia di legionella. «Abbiamo la certezza che si tratti di polmonite batterica – ha commentato al termine di una riunione con l’Agenzia tutela della salute (ATS), l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera – Sono in aumento i casi di legionella e questo ci fa pensare che il batterio in questione sia proprio la legionella».

L’epidemia si allarga
Se il caso è scoppiato nel Bresciano, potrebbe divenire inarrestabile se non si prendono provvedimenti al più presto. Infatti, si iniziano a segnalare casi già fuori della provincia di Brescia. All’ospedale di Mantova sono già arrivate 6 persone provenienti dall’ospedale di Asola (MN) con i sintomi da polmonite batterica, mentre altri 6 pazienti sono sotto osservazione per lo stesso motivo.

Epidemia colposa
Mentre si stima che il contagio sia iniziato tra il 2 e il 7 settembre – come riferito dallo stesso Gallera – la Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta contro ignoti. Il sostituto procuratore Maria Cristina Bonomo ha avanzato l’ipotesi che si tratti di epidemia colposa. Per questo a poi affidato ai carabinieri del Nas il compito di condurre indagini in merito, con particolare attenzione alla rete idrica dei comuni interessati dai casi di polmonite.

Interviene il Codacons
Dopo il susseguirsi di notizie su nuovi casi di polmonite, come fosse un bollettino di guerra, scende in campo anche il Codacons, che in una nota sottolinea come «L’art. 32 della Costituzione Italiana garantisce il diritto alla salute dell’individuo, qualificandolo quale diritto fondamentale e interesse primario della collettività. Le Pubbliche Amministrazioni sono tenute a vegliare sul rispetto delle regole utili ad assicurare l’effettività dei principi individuati dalla Costituzione. Le imprese private che offrono servizio alla collettività, su incarico pubblico – prosegue l’Associazione di Consumatori – devono operare professionalmente in maniera ligia alle regole prestabilite, con particolare attenzione alle norme e ai criteri di sicurezza. L’eventuale assenza di controlli tempestivi sui campioni d’acqua della rete idrica e l’eventuale mancanza di diligenza delle imprese che gestiscono l’afflusso dell’acqua potabile presso le case possono avere gravissimi effetti collaterali quali il contagio collettivo a cui stiamo assistendo».

Arriva anche una task-force di biologi
Anche l’Ordine nazionale dei Biologi intende fare la sua parte per porre al più presto rimedio al problema, mettendosi a disposizione delle autorità sanitarie e agli esperti. L’Ordine, spiega in una nota Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine dei Biologi «ha ritenuto di costituire una task-force da mettere a disposizione di tutti gli enti locali, dei consorzi idrici e di chiunque altro ritenesse necessario avvalersi della gratuita consulenza dei propri esperti». La task-force sarà formata da esperti come il prof. Antonio Toniolo, microbiologo, professore di Microbiologia Medica dell’Università dell’Insubria a Varese; il prof. Marco Guida, igienista, docente di Igiene Generale e Applicata all’Università Federico II di Napoli; la dott. Antonietta Gatti, ricercatrice, esperta in materia di inquinamento da polveri sottili.