2 giugno 2020
Aggiornato 13:30
Giuseppe Galega

Pensano sia polmonite, poi tubercolosi, poi che «aveva solo un polmone» e così Giuseppe muore

Un uomo muore dopo un mese di agonia perché i medici brancolano nel buio per quanto riguarda la sua diagnosi

Ospedale di Locri sotto inchiesta per Giuseppe Galega
Ospedale di Locri sotto inchiesta per Giuseppe Galega Shutterstock

LOCRI - E’ stata aperta un’inchiesta all’ospedale di Locri (Reggio Calabria) per quello che – almeno in apparenza – ha tutta l’aspetto di un caso di malasanità. I familiari denunciano il nosocomio di Locri, in particolare il personale sanitario che pare abbia fatto diversi errori di valutazione. Un uomo, infatti, era stato recentemente ricoverato a causa di disturbi respiratori. Ma già al momento della diagnosi sembrano esserci state troppe incertezze, probabilmente tutti fattori che hanno portato alla morte il povero paziente. Ecco i dettagli della vicenda.

I primi sintomi dopo Natale
Il caso che stiamo per raccontarvi riguarda un uomo di nome Giuseppe Galega. Fino allo scorso dicembre ha sempre goduto di ottima salute. Tuttavia, il giorno di Santo Stefano accusa un disturbo inaspettato: comincia a soffrire di strani dolori al torace, forte tosse e difficoltà respiratoria. Per tale motivi i familiari decidono di portarlo al pronto soccorso.

Corsa a Locri
La sua famiglia racconta che poco dopo essere arrivato al pronto soccorso, viene visitato dai medici del nosocomio locrese. Il personale medico ritiene si tratti di una broncopolmonite e prima di essere dimesso gli vengono fornite tutte le indicazioni per le cure che dovrà fare a casa.

Ricaduta
Quasi un mese dopo pare che Giuseppe abbia avuto una ricaduta. I familiari raccontano di averlo accompagnato al pronto soccorso nella notte tra il 23 e il 24 gennaio. Secondo le dichiarazioni dei parenti gli vengono somministrate ben quattro flebo. Per sicurezza, il mattino successivo gli vengono anche eseguite delle radiografie al torace. Da questa sembra essere emerso un altro problema: il paziente anziché stare meglio era peggiorato e aveva contratto la polmonite. Per tale motivo i medici ritengono sia indispensabile il ricovero ospedaliero.

Un’altra diagnosi
Pochi giorni dopo, precisamente il 27 gennaio, Giuseppe viene spostato di stanza perché, in seguito alla TAC, il personale medico fa ancora un’altra diagnosi: si tratta di tubercolosi. Per tale motivo è necessario l’isolamento del paziente fino a guarigione. Ma l’odissea non finisce qui: un medico controlla nuovamente la TAC e ritiene che il paziente potrebbe essere affetto da alveolite polmonare.

Ulteriori analisi
Visto che si sospettava l’alveolite polmonare, il personale medico preleva muco e sangue e invia alcuni campioni a un centro di Lamezia Terme. Qui si sarebbero dovuti ottenere risultati specifici che, successivamente sarebbero stati comunicati all’ospedale di Lucri.

Una buona notizia?
Pochi giorni dopo vengono forniti i risultati da Lamezia Terme e qui, finalmente, una buona notizia: Giuseppe non è affetto da tubercolosi. D’altro canto, non è possibile ottenere una diagnosi certa, per questo motivo vengono richiesti ancora ulteriori analisi. E mentre i medici passavano il tempo a discutere sulle possibili cause del suo malessere, a detta della famiglia, al pover’uomo veniva somministrato un mix di farmaci potentissimi con circa 14 flebo giornaliere.

Qualcosa va storto
La situazione peggiora a vista d’occhio quando il fratello Carlo si reca in ospedale la mattina del 4 febbraio. In quel momento accade un fatto alquanto insolito: Giuseppe scambia Carlo per sua Moglie, ma non solo: afferma di vedere nella stanza delle persone che in realtà non ci sono. Compreso il figlio che in realtà vive a Torino. Allarmato, il fratello comunica l’accaduto ai medici. Ma loro lo tranquillizzano: entro dieci giorni sarebbe tornato in perfetta forma e dimesso. Ma a smentire la teoria del medico è stato lo stesso Giuseppe che, poche ore dopo – esattamente alle 16 – viene trasferito urgentemente in rianimazione. Alle ore 18 pare avere un miglioramento ma i dottori dicono che per stare tranquilli è necessario attendere 48 ore. Poco dopo le 21.30 viene constatato il suo decesso.

Chiarimenti
Come è logico pensare, la famiglia vuole avere dei chiarimenti. Poco prima, infatti, i medici gli dicono che sarebbe stato dimesso dieci giorno dopo e la sera stessa muore. Ma quando si rivolgono ai medici del reparto rianimazione gli viene detto che la Tac che è stata fatta il 26 gennaio mostrava un solo polmone. Un’anomalia di cui nessuno era mai venuto a conoscenza prima di allora – compreso lo stesso Giuseppe. Ma ai familiari troppe cose non tornano e, per tale motivo, si sono rivolti alla Procura di Locri (assistiti dall’avvocato Antonio Ricupero), la quale ha già posto sotto sequestro la cartella clinica di Giuseppe. Si spera che le indagini potranno dare alcune risposte alla povera famiglia che, al momento, non sembra darsi pace.

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