24 ottobre 2020
Aggiornato 19:00
Errore medico e azioni da intraprendere

Errore medico, cosa fare per ottenere un risarcimento

Da più di un anno è stata varata la prima legge ad hoc per i pazienti che hanno subìto danni alla salute. Ecco, nel caso, cosa fare

Cosa fare e come comportarsi se si è subìto un danno alla salute da un errore medico? Ora c’è una legge varata ad hoc, tuttavia non c’è chiarezza al riguardo. Tra pro e contro, gli esperti di Altroconsumo forniscono alcune chiare indicazioni su come comportarsi quando vi sia il sospetto o il dubbio che si sia stati vittime di un errore medico – cosa che d’altronde può capitare.

Non è sempre così
Sebbene sia chiaro che non solo l’errore umano è sempre possibile, poiché nessuno è infallibile – così come non lo è la scienza medica – può tuttavia capitare che dietro a una complicazione o un evento infausto vi possa essere una responsabilità attribuibile a qualcuno. Se però il danno alla salute è di certo attribuibile a un errore medico, ecco allora che è possibile e giusto chiedere un risarcimento.

Come fare
La prima legge sulla responsabilità sanitaria è stata approvata nel marzo 2017. Questa contiene 18 articoli atti, tra l’altro, a definire anche le regole da seguire quando un paziente che ritiene di essere stato vittima di un errore medico, intende chiedere un risarcimento. Se dunque si ritiene di dover richiedere un risarcimento, ecco, secondo gli esperti di Altroconsumo, quali sono i passaggi pratici per farlo. Anzitutto, «approfondisci e recupera i documenti. Vai dal tuo medico di base: ti aiuterà a capire se il tuo sospetto è quantomeno fondato. Richiedi alla struttura che ti ha curato la tua cartella clinica. Deve dartela entro 7 giorni; se servono integrazioni dovrà dartele entro 30 giorni.
Cerca un esperto, come per esempio un avvocato. E sceglilo specializzato in diritto sanitario. Troverà un medico legale per fare innanzitutto una perizia, che valuterà il danno alla salute e se alla sua origine può esserci stato un errore. Se non vuoi andare subito da un avvocato, rivolgiti a un medico legale per una perizia.
Tenta un accordo. Consulenza tecnica preventiva: un professionista sanitario fa una valutazione medica e propone l’accordo dinanzi a un giudice. La sua perizia può valere come prova se si va in causa. Le parti sono obbligate a presentarsi. Oppure si può richiedere una mediazione, procedura alternativa più informale. Il mediatore propone l'accordo sulla base di eventuali perizie delle parti. Si può anche fare a meno di un avvocato, ma meglio evitare in questo caso.
A questo punto si aprono due strade. Conciliazione. Si trova l’accordo tra medico/struttura e paziente. Si hanno sei mesi di tempo, altrimenti si va in causa. Oppure una causa per risarcimento. Se fatta contro il personale o il medico ospedaliero, spetta al paziente provare con una perizia che c’è stato l’errore sanitario alla base del tuo danno. Se fatta contro l’ospedale o il medico privato, spetta agli accusati dimostrare con le loro prove di non aver fatto alcun errore».

Cosa dice la legge
«In generale – proseguono gli esperti di Altroconsumo – possiamo dire che l’intento della nuova legge è di rendere più facile ottenere risarcimenti da parte delle strutture sanitarie piuttosto che dai medici che ci lavorano. Per far valere i propri diritti con gli ospedali, infatti, il paziente ha più tempo (10 anni dal danno subìto) e ha un onere della prova alleggerito: basta dimostrare di aver subìto il danno alla salute (con documenti, eventuale perizia...). Sarà poi la struttura a dover dimostrare di non essere la causa di quel danno (lo stesso discorso vale per i medici privati, tipo i dentisti). Nel caso di una richiesta di risarcimento al medico di una struttura, invece, le cose cambiano e si ha la metà del tempo per farsi valere (5 anni); inoltre, la prova è totalmente a carico del paziente, che dovrà provare non solo il problema avuto alla salute, ma anche il fatto che è stato causato all’errore del medico. Lo scopo è di far lavorare più serenamente i medici e di contenere il fenomeno della ‘medicina difensiva’: il dottore ha paura di essere denunciato e quindi evita interventi rischiosi, seppur necessari; o prescrive esami inutili solo per tutelarsi di più, ma generando uno spreco di 10 miliardi di euro all’anno per il servizio sanitario».