16 novembre 2018
Aggiornato 00:00

La operano al tunnel carpale ma perde un braccio. Un caso di malasanità?

Una donna di 47 anni viene operata al tunnel carpale ma dopo pochi giorni perde il braccio. La vicenda è accaduta a Torino
La operano al tunnel carpale ma perde un braccio. Un caso di malasanità?
La operano al tunnel carpale ma perde un braccio. Un caso di malasanità? (Spotmatik Ltd | Shutterstock)

Un normale intervento al tunnel carpale programmato e terminato, apparentemente, nel migliore dei modi ma risolto nel peggiore: con l’amputazione del braccio. È accaduto a Paola Moise, una donna di 47 anni residente a Rivalta, una cittadina in provincia di Torino. La vicenda, riportata recentemente dal Corriere della Sera, fa sorgere il dubbio che si tratti, ancora una volta, di un caso di malasanità. Le indagini relative all’episodio, risalente al maggio del 2017, sono state concluse da poco. Ora i medici rischiano un processo per lesioni gravissime.

I dettagli della vicenda
Paola, la vittima, era entrata in sala operatoria un giorno di maggio alle ore 14.30, ma alle 17 la paziente fu dimessa dall’ospedale. Considerando che l’intervento è durato più di due ore, si può dire che le dimissioni sono state fatte subito. In tutto questo, tuttavia, non c’è niente di strano: si tratta dei normali tempi e routine ospedaliere. Ciò che forse avrebbe dovuto destare sospetto erano alcuni dolori che la donna accusava. Per lei erano forti, ma per i medici che l’avevano seguita, il dottor Michele Ferro il medico Fulvio Barra Bajetto, si trattava di normali postumi derivanti dall’operazione.

I giorni dopo tutto precipita
Nel momento in cui Paola si reca in ospedale per un primo controllo, spiega ai medici che il braccio continua a farle male. In quel momento c’era anche il dottor Ferro che, a seguito di una rapida osservazione, la rassicura dicendole che era tutto perfettamente nella norma. Era il 24 maggio scorso. Cinque giorni dopo, il 29 maggio, la donna si vede costretta a tornare in ospedale perché gli antidolorifici che il medico le aveva prescritto non avevano fatto alcun effetto. Ma non era finita qui. Nonostante stesse assumendo antibiotici aveva anche la febbre altissima, tanto che non riusciva a reggersi in piedi: era evidente che vi era in atto una grave infezione.

Cosa aveva la donna?
Questa volta, a visitare Paola è un altro medico. Lui si rende conto che la povera paziente aveva una grave infezione. Solo dopo si scoprirà che si tratta di Fascite Necrotizzante, una patologia così seria che può avere anche un esordio fatale. Per questo motivo viene trasferita immediatamente al Cto e operata d’urgenza. Il problema è che l’infezione ormai si era estesa e il personale sanitario si è visto costretto ad amputarle il braccio destro.

Un’inchiesta aperta
In seguito all’accaduto è stato aperto un fascicolo di inchiesta aperto dal pubblico ministero Ciro Santoriello. Sono stati indagati i due medici che hanno avuto a che fare con la paziente. Entrambi ora sono indagati per lesioni personali colpose gravissime. Gli avvisi di garanzia sono stati emessi sia per il dottor Ferro - che ha operato la donna – che per il dottor Barra Bajetto. Il primo difeso dall’avvocato Gino Obert e il secondo dall’avvocato Mauro Carena.

Inchiesta chiusa
Ora l’inchiesta sembra essersi conclusa e la procura sostiene che i medici sono colpevoli di non aver prescritto «in presenza di chiari sintomi di infezione, adeguata terapia antibiotica». D’altro canto, il pubblico ministero ritiene che il dottor Barra Bajetto dopo aver disposto gli esami ematochimici abbia «dimesso la paziente senza attendere i relativi esiti».

Il dottor Barra estraneo alla faccenda?
«Il dottor Barra Bajetto è estraneo all’intera vicenda. Il 26 maggio era di turno al pronto soccorso quando si è presentata la paziente accompagnata dal dottor Ferro. Visitano insieme la signora. Barra Bajetto prescrive antibiotici e antidolorifici e dispone gli esami del sangue. Non ha controllato lui i risultati, perché Ferro lo aveva rassicurato che se ne sarebbe occupato di persona, essendo la signora Moise sua paziente. Spiegheremo tutto al magistrato, ci sono molti testimoni che possono confermare la versione del mio assistito», conclude il suo avvocato Mauro Carena.