18 novembre 2018
Aggiornato 18:00

Scopri se hai l’oncocercosi, la parassitosi che ti fa perdere la vista. Ecco il test veloce e semplice

Un semplice e nuovo test delle urine può individuare in fretta se si è a rischio di una malattia chiamata cecità fluviale o oncocercosi, causata da un parassita che infesta il nostro corpo
Cecità fluviale
Cecità fluviale (sruilk | shutterstock.com)

Tra i tanti parassiti che possono infestano o possono infestare il nostro corpo ce ne sono alcuni più innocui e altri davvero pericolosi. Uno di questi è l’Onchocerca volvulus, un verme nematode che causa la oncocercosi, nota anche come cecità fluviale o dei fiumi. È una sorta di filaria, la stessa che provoca l’elefantiasi, che s’insinua nell’organismo passando dagli occhi e provoca tutta una serie di gravi danni. Ora c’è un nuovo test delle urine in grado di scovare facilmente e velocemente la presenza di questo parassita nel nostro corpo, che colpisce circa 120 milioni di persone ogni anno nel mondo.

Il test
Il nuovo test delle urine è stato sviluppato dai ricercatori dello Scripps Research Institute ed è stato descritto sulla rivista ACS Infectious Diseases. Secondo quanto riportato, il nuovo test non invasivo può fornire un metodo poco costoso per determinare in tempo reale se una persona presenta un’infezione da Onchocerca volvulus. L’identificazione precoce e veloce permette non solo di offrire le eventuali cure del caso, prima che la malattia degeneri, ma permetterebbe anche di localizzare e controllare eventuali focolai e il trattamento delle infezioni. Il nuovo test, sottolinea il dottor Kim Janda, professore di chimica e membro dello Skaggs Institute for Chemical Biology di Scripps Research, è un mezzo efficace per monitorare la malattia, specie laddove è difficile poterlo fare con i mezzi tradizionali.

L’oncocercosi o cecità fluviale
La cecità fluviale – si legge in una nota dello Scripps – è una malattia della filaria, come l’elefantiasi, e si verifica quando il verme parassita oncocerca prende dimora nella pelle. I vermi adulti pompano i figli (microfilaria) a un ritmo allarmante, che alla fine vengono ridiffusi da morsi di mosche nere. Le microfilarie possono migrare verso l’occhio e morire, rilasciando tossine e causando infiammazione. Le persone che sviluppano la malattia andranno lentamente verso la cecità, se non si interviene. La cecità è di norma causata dall’insorgere di una malattia della cornea, chiamata cheratite sclerosante. Come accennato, è correlata a un’infiammazione interna all’occhio che provoca danni alla retina in seguito a cicatrizzazione e degenerazione del tessuto nervoso o atrofia. L’oncocercosi è ritenuta la seconda causa al mondo di cecità dovuta a malattie contagiose.

I sintomi
I principali sintomi della cecità fluviale sono una iniziale uveite anteriore, una forma di infiammazione dell’occhio. Se si fa un esame con lampada a fessura si può anche individuare il parassita (di colore biancastro) nell’occhio, vicino alla pupilla. A mano a mano che l’infiammazione progredisce, con l’aumento delle microfilarie, si presenta un’atrofia conseguente alle cicatrizzazioni. Dopo di che, si ha una infiammazione della retina e della coroide. Infine si può avere una atrofia corioretinica, caratterizzata dalla morte e dalla perdita di tessuto retinico con ulteriore cicatrizzazione. Vi è poi un accumulo di pigmento oculare, fibrosi e una proliferazione di nuovi vasi sanguigni.

La differenza
Una delle differenze tra il nuovo test e quelli attuali o tradizionali è anzitutto il non essere invasivo, come lo è invece la biopsia attualmente utilizzata e che, tuttavia, è un indicatore insensibile dell’infezione, anche perché – sottolineano i ricercatori – la sensibilità della pelle diminuisce con la diminuzione della densità della microfilaria nella cute. Altri test, infine, non possono distinguere tra infezioni passate e attuali.

La terapia
Allo stato attuale, i programmi di eliminazione dell’oncocercosi si basano soprattutto sulla somministrazione di massa della terapia con Ivermectin per sopprimere ed eventualmente eliminare la trasmissione di Onchocerca volvulus. Tuttavia, senza un mezzo per valutare se un’infezione è in corso, è difficile valutare se gli sforzi di prevenzione stanno funzionando e se è sicuro che le persone smettano di assumere farmaci, prosegue la nota.

Il nuovo test
Gli scienziati dello Scripps fanno sapere che per sviluppare il nuovo test ci sono voluti oltre 10 anni. Ora, però, è pronto e funziona grazie alla creazione di anticorpi firmati per rilevare un biomarcatore unico che si manifesta solo quando un ospite umano ha metabolizzato un neurotrasmettitore a verme chiamato tiramina. Gli esseri umani poi secernono questo biomarcatore nelle urine. Se nel test – simile a quello per la gravidanza – appare una linea colorata allora si è infetti, se non ci sono linee allora si può stare tranquilli.

Riferimento: Ryan Shirey et al, Non-Invasive Urine Biomarker Lateral Flow Immunoassay for Monitoring Active Onchocerciasis, ACS Infectious Diseases (2018). DOI: 10.1021/acsinfecdis.8b00163. Altri autori, Daniel Globisch, Lisa Eubanks and Mark S. Hixon of Scripps Research.