18 luglio 2019
Aggiornato 13:00
Errori medici?

Al pronto soccorso gli diagnosticano un mal di schiena ma muore 4 ore dopo

E’ accaduto in provincia di Padova: un ragazzo di 39 anni muore poche ore dopo essere stato dimesso dal pronto soccorso per un semplice mal di schiena

Gli diagnosticano un mal di schiena ma muore poche ore dopo
Gli diagnosticano un mal di schiena ma muore poche ore dopo Shutterstock

PADOVA – Aveva solo 39 anni Michele Giaccarello, quando si è rivolto al pronto soccorso a causa di problemi di salute. Solo quattro ore dopo aver ottenuto una diagnosi dai medici ed essere, perciò, tornato a casa, l’uomo è deceduto. Inutile dire che dopo la disperazione per una morte così improvvisa e insensata, i familiari vorrebbero capire cosa è davvero accaduto. In un lasso di tempo brevissimo Michele è stato strappato dall’affetto dei familiari. E non si può fare altro che chiedersi se la sua morte avrebbe potuto essere evitata. Ecco tutti i dettagli della vicenda.

La vicenda
Michele viveva a San Pietro Viminario, un paesino in provincia di Padova. Domenica mattina sembra essersi svegliato con un sintomo piuttosto insolito: aveva perso la sensibilità alla sua gamba sinistra. Ma non era finita qui: stava sudando moltissimo. Preoccupata per la sua situazione, Alessia – la sua fidanzata- sceglie di accompagnarlo al pronto soccorso di Schiavonia a circa venti minuti da casa.

Codice verde
Inutile dire che al pronto soccorso non hanno pensato che si trattasse di qualcosa di grave, quindi gli hanno assegnato un codice verde. Nonostante ciò, è importante sottolineare che appena dieci minuti dopo ha potuto essere visitato dal medico. Proprio durante l’analisi del dottore, tuttavia, l’uomo riferisce di aver avuto un’ernia del disco. Un fatto che, con tutta probabilità, ha fatto pensare al personale sanitario si potesse trattare di una recidiva. Per questo motivo è stata richiesta una TAC e un’ulteriore visita da un ortopedico.

La cura
Per lenire il dolore, in attesa di avere i risultati, i medici gli somministrano il Toradol insieme al Bentelan. Circa cinque ore dopo i medici giungono alla conclusione che si tratta di una lombosciatalgia irritativa causata da ernia discale. Un fatto non così insolito considerando che di mestiere faceva il camionista. A quel punto Michele poteva scegliere se essere dimesso e iniziare una terapia proposta dal suo medico di base o un ricovero breve per osservare l’andamento della lombalgia. Il paziente decide di uscire ugualmente ma i medici raccomandano di assumere il Bentelan tutti i giorni e di rivolgersi nuovamente al pronto soccorso qualora il dolore non si fosse placato.

Il ritorno a casa
Michele torna a casa insieme alla sua fidanzata ma avverte una forte debolezza. Il problema principale è che continua a sudare e la sua gamba non riacquista in nessun modo la minima sensibilità. Poche ore dopo, intorno alle 18.30, la situazione sembra peggiorare. Alessia chiama l’ambulanza che arriva con l’elicottero: bisognava portarlo in ospedale il più in fretta possibile. Al momento dell’arrivo dei soccorritori, tuttavia, Michele era già morto.

Tutti sotto choc
Inutile dire che sia Alessia che la famiglia di Michele sono ancora sotto shock. A loro detta i medici non avrebbero identificato la vera causa del suo malessere. L’uomo, tra l’altro, aveva la pressione molto alta e non è detto che tutto ciò possa essere stata una concausa del suo decesso – sospettano i parenti. È importante sottolineare che solo sei mesi prima il padre era morto di infarto: forse anche lui aveva avuto lo stesso problema? Si domandano.

Errore medico o fatalità?
La famiglia intende sporgere denuncia allo scopo di verificare se possa essersi trattato o meno di un errore medico. I parenti, infatti, sospettano che i medici siano stati estremamente superficiali nel fornire una diagnosi. Niente però, è certo. Al momento si tratta di sole teorie e solo il tempo – ed eventuali indagini – probabilmente potranno far luce sulla reale causa del decesso.