6 dicembre 2019
Aggiornato 19:30
Lotta al cancro

Tumore al seno, a 5 anni dalla diagnosi ora vive l’87% delle donne

Come i farmaci innovativi, più efficaci e meno tossici hanno rivoluzionato diagnosi e trattamento del cancro al seno

Tumore del seno
Tumore del seno Shutterstock

ROMA – Oggi in Italia ben l’87% delle donne colpite da tumore al seno è vivo a cinque anni dalla diagnosi, con una percentuale superiore alla media europea che si attesta all’82%. Questo importante risultato è anche da rapportare alle ricerche condotte dal Gruppo Italiano Mammella (GIM), formato da oltre 100 centri oncologici del nostro Paese che lavorano insieme per portare avanti sperimentazioni innovative volte al miglioramento dei trattamenti di questo tipo di cancro.

Risultati ai vertici internazionali
La buona notizia ha concluso a Roma la riunione annuale del GIM. «I risultati raggiunti dal GIM si collocano ai vertici internazionali della comunità scientifica – ha dichiarato Francesco Cognetti, uno dei fondatori del GIM e Direttore Oncologia Medica del Regina Elena di Roma – Fondato nel 2002, il nostro gruppo cooperatore rappresenta una realtà nazionale unica che, reclutando ben 11mila pazienti in circa 10 anni di attività, ha consentito di eseguire sperimentazioni cosiddette spontanee, accademiche in grado di rispondere a quesiti importanti sul trattamento del carcinoma mammario».

Sempre più casi, ma sempre più guarigioni
Nel 2017 in Italia sono stati stimati circa 50mila nuovi casi di tumore del seno, riporta un comunicato. «In quindici anni le percentuali di guarigione in questa malattia sono cresciute di circa il 6%, passando dall’81 all’87 per cento – sottolinea Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar – Si tratta di un risultato eccezionale, da ricondurre alle campagne di prevenzione e a terapie innovative sempre più efficaci. Oggi abbiamo molte armi a disposizione, dalla chemioterapia all’ormonoterapia alle terapie target fino all’immunoterapia».

L’accesso a farmaci innovativi
«Le sperimentazioni cliniche del GIM – spiega Sabino De Placido dell’Università Federico II di Napoli, uno dei fondatori del GIM – contribuiscono a migliorare anche la qualità della pratica clinica quotidiana e consentono alle nostre pazienti l’accesso a farmaci innovativi più efficaci e spesso meno tossici in tempi precoci prima della loro immissione in commerci».
«Gli studi condotti dal GIM nel campo della chemioterapia adiuvante, della ormonoterapia adiuvante e della preservazione della fertilità, pubblicati sulle riviste di medicina più importanti al mondo, hanno contribuito in maniera determinante a modificare le linee guida non solo nazionali ma anche internazionali, come quelle della società americana di oncologia. Questi risultati sono motivo di grande orgoglio per tutti gli sperimentatori del gruppo», conclude Lucia Del Mastro, Responsabile della Breast Unit dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova e tra i principali sperimentatori del gruppo GIM. Fra gli studi promossi dal GIM, si ricordano la ricerca traslazionale basata sulla biopsia liquida in pazienti con carcinoma mammario metastatico con espressione di una proteina (HER2) che Alessandra Fabi dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma condurrà insieme a Patrizio Giacomini, ricercatore del Regina Elena.