13 novembre 2019
Aggiornato 19:00
Infiammazione dell’intestino

Malattia infiammatoria intestinale cronica, dietro ci sono le cellule immunitarie

Ricercatori sono riusciti a identificare le cellule immunitarie che causano e sostengono la malattia infiammatoria cronica intestinale. Novità anche per malattia di Crohn, colite ulcerosa e artrite reumatoide

Colite
Colite Shutterstock

BIRMINGHAM – Dietro alla malattia infiammatoria intestinale cronica ci sarebbero le cellule immunitarie, cosa che indicherebbe in modo inequivocabile che questa è una malattia autoimmune. Ad aver identificato le cellule immunitarie che causano e poi sostengono la patologia sono stati i ricercatori dell’University of Alabama a Birmingham guidati dalla dott.ssa Laurie Harrington in uno studio pubblicato sulla rivista The Journal of Experimental Medicine.

La scoperta
In questo studio preclinico, Harrington e colleghi hanno scoperto che esiste un sottogruppo di cellule immunitarie dietro alla malattia infiammatoria cronica intestinale. Queste cellule, scrivono i ricercatori, potrebbero diventare potenziali bersagli terapeutici per migliorare o curare la malattia di Crohn e la colite ulcerosa. Oltre a ciò, se questo sottogruppo di cellule T CD4 svolge un ruolo simile in altre malattie autoimmuni, come il diabete di tipo 1 o l’artrite reumatoide, le cellule identificate potrebbero essere bersagli per il trattamento anche di queste patologie. «Pensiamo che queste cellule potrebbero essere dietro a un certo numero di malattie auto infiammatorie – ha spiegato la prof.ssa Harrington – La nostra speranza è, potendo trattare queste cellule, che potrebbe essere un’azione curativa».

La malattia infiammatoria intestinale, o IBD
Si chiama malattia infiammatoria intestinale, o in alcuni casi anche sindrome dell’intestino irritabile. Gli scienziati spiegano che questa ha due forme: la malattia di Crohn, che può colpire qualsiasi parte del tratto gastrointestinale, ma il più delle volte si verifica nell’intestino tenue inferiore; e la colite ulcerosa, trovata nell’intestino crasso e nel retto. In entrambi i casi, l’infiammazione prolungata danneggia il tratto gastrointestinale, accompagnata da sintomi che includono diarrea persistente e dolore addominale, scrivono gli autori nel comunicato della UAB. L’IBD è una malattia autoimmune causata da una risposta immunitaria disfunzionale, tuttavia i meccanismi di come le cellule immunitarie causano l’infiammazione cronica e la patologia non sono noti. Nell’IBD, la citochina interferone-gamma è abbondantemente prodotta da un tipo di cellule immunitarie chiamate cellule T CD4, eppure vi sono informazioni contrastanti sul ruolo dell’interferone-gamma nella malattia.

La risposta immunitaria
Il sistema immunitario nei mammiferi funziona attraverso una eccezionale serie di interazioni tra una vasta schiera di diverse cellule immunitarie. L’obiettivo del sistema è di attivare una risposta che identificherà ed eliminerà l’infezione da batteri o virus e, di conseguenza, spegnerà quella risposta quando l’infezione sarà scomparsa. Allo stesso tempo, la risposta immunitaria non dovrebbe attaccare le cellule di una persona. Quando questo avviene, si verifica un attacco dannoso che si chiama autoimmunità – che è ciò che accade nelle malattie autoimmuni.

L’immunità controllata
Questa immunità strettamente controllata – riporta ancora il comunicato – inizia con le cellule staminali della linea ematica nel midollo osseo che hanno la capacità di differenziarsi in un gran numero di cellule immunitarie. Le stesse cellule staminali possono dividersi indefinitamente. Le cellule staminali producono cellule intermedie conosciute come cellule progenitrici. Le cellule progenitrici possono dividersi per un po’, ma non indefinitamente, e hanno la capacità di differenziarsi ulteriormente in uno o più tipi di cellule immunitarie completamente differenziate. Per esempio, le cellule T CD4 effettrici sono progenitori che possono differenziarsi in vari tipi di cellule T-helper che si trovano nell’IBD.

Lo studio
La ricerca preclinica, svolta su modello animale o murino, Harrington insieme al dott. Boyoung Shin, primo autore dello studio, hanno osservato che queste cellule T CD4 effettrici «esistono in uno spettro di stati di differenziazione e il potenziale patogeno delle cellule era direttamente collegato allo stato di differenziazione». Gli scienziati sono così, riusciti a separare queste cellule in due gruppi: cellule T CD4 interferone-gamma e cellule T CD4 che non producevano interferone-gamma. Le cellule T CD4 interferone-gamma-positive non erano in grado di conferire la colite quando trasferite a topi sani e tali cellule non erano necessarie per sostenere la malattia. «Al contrario – scrivono i ricercatori – erano le cellule T CD4 interferone-gamma-negative che erano patogene. Quelle cellule erano in grado di stimolare e mantenere l’infiammazione intestinale. Quel gruppo mostrava una firma trascrizionale simile a una cellula staminale, che supporta la capacità di auto rinnovarsi e resistere alla morte cellulare programmata, chiamata apoptosi». Gli autori hanno anche incessantemente seminato cellule endogene differenziate, che producono interferone-gamma nell’intestino infiammato. Infine, i ricercatori hanno anche identificato un enzima glicosiltransferasi nelle cellule T CD4 interferone-gamma-negative che regolavano positivamente un fattore di trascrizione coinvolto nella staminalità. Analogamente allo studio Harrington, un diverso gruppo di ricercatori ha di recente scoperto che esiste un sottogruppo distinto di cellule T CD8 che sostiene il controllo delle infezioni virali croniche e questa popolazione cellulare unica si distingue per le sue qualità staminali.

Oltre a Harrington e Shin, i coautori dello studio, ‘Effector CD4 T cells with progenitor potential mediate chronic intestinal inflammation’, sono Robert L. Kress and Susan L. Bellis, UAB Department of Cell, Developmental and Integrative Biology; and Philip A. Kramer and Victor M. Darley‑Usmar, UAB Department of Pathology.