10 dicembre 2018
Aggiornato 14:00

Scoperta l’arma segreta del sistema immunitario. Ed è all’origine delle malattie autoimmuni

Il nostro sistema immunitario è dotato di una potente arma per sconfiggere pericolosi batteri e virus, ma se usata male scatena malattie autoimmuni
Illustrazione 3D di anticorpi leucocitari. Scienziati scoprono l'arma segreta del sistema immunitario
Illustrazione 3D di anticorpi leucocitari. Scienziati scoprono l'arma segreta del sistema immunitario (Di Christoph Burgstedt)

Se abbiamo una possibilità di sopravvivenza, nonostante siamo sempre a contatto con sostanze o microorganismi nocivi, quella la dobbiamo al nostro sistema immunitario. Si tratta di uno dei più potenti sistema di difesa adottati dall’organismo umano. Lo studiamo da oltre cento anni, ma sono ancora molti i meccanismi ancora sconosciuta alla scienza. Tuttavia, uno di questi sembra essere stato svelato recentemente da alcuni ricercatori australiani. Ecco di cosa si tratta.

L’arma segreta del sistema immunitario
A quanto pare, il nostro sistema immunitario possiede un’arma segreta che ancora non conoscevamo. O, per meglio dire, ne avevamo visti i risultati ma non avevamo compreso di cosa si trattava. Stiamo parlando degli anticorpi che attaccano l’organismo al quale appartengono. Un meccanismo noto da tempo – ma alquanto inspiegabile - nei pazienti affetti da patologie autoimmuni. Si pensi, per esempio alla sclerosi multipla e all’artrite reumatoide, in questo caso – scoprono gli scienziati – il corpo umano adotta una risorsa estrema per difendere tutto il resto dell’organismo.

Nocivi o no?
Ovviamente non possiamo dire che essere auto-attaccati da anticorpi faccia bene alla salute, perché tutti conosciamo gli effetti devastanti che si verificano nei poveri pazienti affetti da patologie auto-immuni. Tuttavia, gli scienziati hanno rivalutato l’attività di questi anticorpi, i quali sono il risultato di una strategia veramente efficace per salvare buona parte dell’organismo. A suggerirlo sono stati alcuni ricercatori dell'Istituto australiano Garvan, coordinati da Chris Goodnow e Daniel Christ.

Quando non c’è più nulla da fare
Secondo i risultati dello studio, pubblicato su Science, gli anticorpi che causano le malattie auto-immuni rimangono silenziati in condizioni normali. Ma il sistema immunitario può decidere di liberarli – e lo fa come ultima risorsa – in caso ce ne sia davvero la necessità. «La scoperta cambia il nostro modo di guardare al sistema immunitario e al suo funzionamento. Finora pensavamo che gli anticorpi dannosi venissero eliminati, invece ognuno di essi è prezioso nel contrastare un'aggressione esterna», spiega Goodnow.

Il nascondiglio degli anticorpi «cattivi»
Il nostro corpo contiene una quantità elevatissima di cellule, solo quelle immunitarie sono diversi milioni, tra queste vi sono anche le famose cellule B, le quali producono anticorpi per combattere le malattie. Ne esiste un ceppo particolare, tuttavia, che sembra rappresentare un pericolo per l’organismo. Così, almeno, si pensava fino a ieri. Esse, infatti, possono arrivare ad attaccare lo stesso corpo in cui vivono provocando le famose malattie autoimmuni. Ecco il motivo per cui si trovano in uno stato anergico: per evitare che si attivino per motivi non realmente importati. Oggi, però, si è scoperto quando il sistema immunitario sceglie di sguinzagliarle: nel momento in cui trovano microorganismi che si nascondono abilmente nell’organismo umano.

Tutto inizia da una domanda
Come tutte le ricerche importanti che si rispettino, tutto inizia da una domanda rilevante: «La grande domanda su queste cellule è stata la ragione per cui sono lì e in così grande numero. Perché il corpo mantiene queste cellule, i cui anticorpi rappresentano un reale rischio per la salute, invece di distruggerli completamente, come un tempo pensavamo?», si chiede Goodnow, il quale ritiene che lo studio possa avergli fornito la risposta che tutti attendevano da tempo: le cellule possono essere risvegliate per combattere gli invasori. «Abbiamo dimostrato che queste cellule silenziate hanno uno scopo cruciale, lontano dall’"intasare" il sistema immunitario senza una buona ragione, loro riforniscono le armi per combattere gli invasori quando un "lupo vestito da pecora» rende quasi impossibile combatterli per mezzo delle classiche cellule immunitarie», spiega Deborah Burnett, studentessa presso il Garvan.

Perché lo fa?
I ricercatori spiegano che l’arma in questione viene sfoderata solo nel caso in cui ci siano dei microorganismi molto abili a mimetizzarsi, il primo fra tutti è proprio il virus dell’HIV. «Una volta pensavamo che gli anticorpi nocivi venivano scartati dal corpo - come alcune mele marce nel barile - e nessuno aveva idea del motivo per cui un anticorpo era "cattivo" e come farlo per renderlo buono. Da queste nuove scoperte, noi ora sappiamo che ogni anticorpo è prezioso quando si tratta di combattere i microbi invasori - e questa nuova comprensione significa che gli anticorpi "cattivi" sono una risorsa preziosa per lo sviluppo di vaccini per l'HIV e per altre malattie che si nascondono nel corpo», spiegano gli scienziati. Insomma, gli auto-anticorpi generalmente rimangono fermi e buoni, ma se non c’è un altro modo per risolvere la situazione, il nostro organismo passa a misure estreme. E tra queste, probabilmente, vi è anche la distruzione di tessuti sani.

Un’arma 5000 volte più potente
Prima che questo genere di cellule attacchino vengono prodotti degli anticorpi riscattati attraverso piccole alterazioni della loro sequenza di DNA. Tutto ciò, a detta dei ricercatori, assicura all'anticorpo che ogni cellula non effettui più attacchi a se stessa, ma che diventi rapidamente un'arma 5000 volte più potente contro gli invasori. Durante lo studio, si è potuto evidenziare che sono necessari solo tre cambiamenti del DNA per trasformare gli anticorpi da cellule pericolose a armi efficaci contro una malattia. Il primo impedisce all’anticorpo di legarsi a se stesso e gli altri due sono correlati alla capacità di legarsi con l’invasore. «Questa ricerca ci ha portato in un viaggio eccitante. Non solo abbiamo scoperto un nuovo tipo di immunità, ma siamo stati in grado di confermare con precisione come un cattivo anticorpo può essere reso buono. Fondamentalmente, questi anticorpi non sono affatto un'opzione di ripiego. In realtà, i nostri risultati mostrano il contrario: che gli anticorpi prodotti modificando gli anticorpi "cattivi" possono essere anche migliori di quelli sviluppati attraverso percorsi consolidati. I nostri risultati indicano che esiste un'intera classe di cellule B là fuori che potrebbe essere accessibile per lo sviluppo di un vaccino, e che finora abbiamo ampiamente ignorato», spiega Christ. «Speriamo che, invece di ignorare questa popolazione di cellule B silenziate, i ricercatori in futuro prenderanno in considerazione queste cellule quando stanno sviluppando vaccini, in particolare contro bersagli come l'HIV, che si mascherano facilmente», concludono i ricercatori. La ricerca è stata resa possibile grazie al The Bill e Patricia Ritchie Foundation, e grazie a un finanziamento del National Health and Medical Research Council (Australia).

Fonti scientifiche

[1] BAD APPLES MADE GOOD: THE IMMUNE SYSTEM'S SECRET WEAPON REVEALED - Cells once thought to be useless – and even a liability – could be important tools in the fight against disease, particularly in vaccines for diseases like HIV – Garvan Insitute of Medical research

[2] Germinal center antibody mutation trajectories are determined by rapid self/foreign discrimination - Deborah L. Burnett1,2, David B. Langley1, Peter Schofield1,2, Jana R. Hermes1, Tyani D. Chan1,2, Jennifer Jackson1, Katherine Bourne1, Joanne H. Reed1, Kate Patterson1, Benjamin T. Porebski3, Robert Brink1,2, Daniel Christ1,2,*, Christopher C. Goodnow1,2, - Science  13 Apr 2018: Vol. 360, Issue 6385, pp. 223-226 DOI: 10.1126/science.aao3859