21 novembre 2019
Aggiornato 13:30
Malattie autoimmuni

Artrite reumatoide, qual è la terapia migliore?

Quando si tratta malattie serie come l’artrite reumatoide è importante scegliere la terapia giusta. Ma come si fa? Lo spiegano gli esperti

Artrite reumatoide
Artrite reumatoide Shutterstock

ROMA – L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune oggi molto diffusa. Nelle sue forme ed evoluzioni abbassa di molto la qualità della vita di chi ne soffre, e spesso rende molto difficile conviverci. Secondo le stime, soltanto in Italia sono oltre 300mila le persone affette da artrite reumatoide: una malattia reumatica che colpisce una persona ogni 200, in prevalenza donne (nella misura di circa il 75%). Si tratta di una patologia infiammatoria autoimmune, invalidante e a carattere sistemico – si legge in una nota CReI – che può provocare al paziente dolore e deformazione articolari fino a giungere alla perdita delle proprie capacità funzionali. Le persone affette da questa patologia hanno una qualità di vita compromessa. Si calcola che in Italia oltre il 25% dei pazienti sia parzialmente limitato nell’attività professionale e nel tempo libero, e il 4% sia affetto da disabilità completa.

Esiste un sottotrattamento della patologia
Durante la recente presentazione del Position Paper del Collegio dei Reumatologi Italiani (CReI) sono stati resi noti i risultati di un’indagine sull’utilizzo dei farmaci biosimilari in reumatologia, gastroenterologia e dermatologia. «Questo studio – dichiara il dott. Enrico Fusaro, Direttore della Reumatologia dell’Ospedale Molinette-Città della Salute di Torino ed ex consigliere del CReI – dimostra che esiste un’area di sottotrattamento che riguarda i pazienti affetti da artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante, nonché per quelli affetti da psoriasi e malattie infiammatorie croniche intestinali. I dati di prevalenza in Italia delle patologie selezionate sono stati tratti dalle fonti di letteratura scientifica più aggiornate. Il numero dei pazienti eleggibili a biologico è stato rilevato dalle linee guida e dalle fonti di letteratura scientifica più aggiornata. Per quanto riguarda il consumo di farmaci sono stati utilizzati dati di mercato – prosegue Fusaro – Su un campione di 200mila pazienti affetti da artrite reumatoide, in Italia sono circa 58mila i pazienti eleggibili al trattamento con biologico di cui solo 38mila sono effettivamente trattati. Come conseguenza, in Italia, sono circa 20mila i pazienti affetti da artrite reumatoide in sottotrattamento. Considerando le principali malattie autoimmuni che prevedono l’utilizzo di biologico, emerge che in Italia ci sono circa 200mila pazienti potenzialmente eleggibili non trattati con biologico, con un range variabile da 100mila a 300mila».

L’importanza della diagnosi precoce
Fondamentale anche in questo tipo di patologia continua a essere la diagnosi precoce: «E’ determinante – sottolinea il dott. Fusaro – quanto l’opportuno percorso del paziente che parte dal medico di medicina generale, il quale deve essere in grado di riconoscere i sintomi di sospetto della patologia, per arrivare al centro che dovrà riuscire ad accoglierlo in tempi brevi e a impostare il percorso diagnostico e terapeutico. I biosimilari costituiscono un’opportunità non solo per controllare la spesa ma anche per destinare risorse a un numero più ampio possibile di pazienti». Secondo quanto pubblicato dall’Eular nel 2017 tutti i farmaci biotecnologici sono stati messi sullo stesso identico piano al fallimento della terapia convenzionale.

Scegliere la terapia adatta
Nel caso di artrite reumatoide, «è importante razionalizzare che prima di adottare una terapia è necessario conoscere bene il paziente e garantirgli un percorso ad hoc, studiato apposta per le sue esigenze – spiega il dottor Roberto Gorla, della Reumatologia Spedali Civili di Brescia – Detto questo, il farmaco più utilizzato per la cura delle artriti, il cosiddetto farmaco ancora, è il Metotrexato. In caso di fallimento del farmaco ancora si può ricorrere a farmaci biologici. Nel momento in cui il paziente mostri una remissione stabile della patologia si può giungere anche alla riduzione della loro posologia, fino, in alcuni casi, anche alla totale sospensione. Situazione, questa, che comporta sia un maggior risparmio economico che un minor rischio di effetti collaterali per la persona in cura».