24 luglio 2019
Aggiornato 07:00
Emicrania e immunoterapia

Emicrania, dall’immunoterapia arriva la cura rivoluzionaria

Una cura rivoluzionaria a base di anticorpi monoclonali potrà finalmente permettere a molte persone affette da emicrania di condurre una vita normale

Dall'immunoterapia una cura per l'emicrania
Dall'immunoterapia una cura per l'emicrania Shutterstock

Un semplice mal di testa, di tanto in tanto, capita a tutti. Ci sono però persone che hanno una sintomatologia dolorosa così forte da rendere difficoltosa la vita di tutti i giorni. Non a caso è considerata la sesta malattia più invalidante a livello mondiale. Di farmaci per il controllo del dolore ce ne sono sempre stati ma ora sembra arrivare una cura così importante da essere considerata realmente rivoluzionaria. Ecco di cosa si tratta.

Un tipo di immunoterapia
Finalmente, per tutti i pazienti affetti da emicrania, arriverà una terapia valida e rivoluzionaria. I farmaci, già approvati, fanno parte di quella branca medica denominata immunoterapia. Ovvero di medicinali che sfruttano gli anticorpi monoclonali. Il target di tale farmaco sarà il famoso peptide CGRP (Calcitonin Gene Related Peptide), considerato alla base della malattia.

Come funziona?
Gli immunoterapici di nuova concezione sono «farmaci capaci di interferire con il meccanismo che genera la malattia, e che si esprimerà poi con delle crisi», spiega ad ANSA Elio Agostoni, direttore Dipartimento di Neuroscienze Asst Grande Ospedale Metropolitano Niguarda. «Fino ad oggi abbiamo curato le crisi di emicrania ma non la malattia, o meglio l'abbiamo fatto solo parzialmente». Grazie al nuovo farmaco, però la situazione potrebbe totalmente cambiare. Si tratterebbe quindi di una terapia da non utilizzare – come è avvenuto fino a ora – solo al momento della crisi, ma di una cura basata sulla prevenzione di ulteriori attacchi.

Un’impostazione rigida?
«Quando le crisi occupano 4/5 giorni al mese l'indicazione è quella di fare la profilassi, quando invece si tratta di episodi che sono meno di 5 giorni al mese c'è solo la terapia dell'attacco. Un'impostazione rigida», continua Agostoni. Con l’avvento dei nuovi farmaci trimestrali o mensili la situazione cambierà notevolmente. Ma non solo: «cambieranno la nostra percezione di crisi e di malattia e ci permetteranno di prevenire le crisi e altri problemi collegati all'emicrania».

Anticorpi monoclonali per l’emicrania
Gli studi sugli anticorpi per l’emicrania vanno avanti già da tempo. Si focalizzano, in particolare, su un neurotrasmettitore denominato CGRP che aumenta vistosamente durante gli attacchi di emicrania. Al momento ci sono quattro farmaci in via di sperimentazione che ne inibiscono lo sviluppo, tutti anticorpi monoclonali. Il primo che ha superato brillantemente i test scientifici in fase 2B è stato il Galcanezumab. Mentre un altro, denominato, Erenumab, è arrivato persino a superare con successo gli studi clinici di Fase 3. Quest’ultimo è stato recentemente approvato dall’FDA. «Erenumab offre ai pazienti una nuova opzione per ridurre il numero di giorni con l’emicrania. Abbiamo bisogno di nuovi trattamenti per questa condizione dolorosa e spesso debilitante», ha dichiarato Eric Bastings, vice direttore della Divisione Prodotti Neurologici del Centro per la Valutazione e la Ricerca sui Farmaci dell’Fda. Il farmaco viene commercializzato da Novartis. Gli altri anticorpi monoclonali utilizzati per il mal di testa – alcuni in attesa di approvazione - sono il Fremanezumab (Teva), l’Atogepant e ubrogepant (Allergan) e l’Eptinezumab.