20 ottobre 2019
Aggiornato 05:30
Il test dei 21 geni

Tumore al seno, si può evitare la chemio nel 70% dei casi grazie a un test

Grazie a un test dei 21 geni detto Taylor X, per molte donne affette da tumore del seno quando preso nelle fasi iniziali potrebbe essere evitabile il ricorso alla chemioterapia, efficace ma devastante

Cancro al seno e chemioterapia
Cancro al seno e chemioterapia Shutterstock

ROMA –  Nelle forme di cancro del seno che più di frequente colpiscono le donne, potrebbe essere possibile evitare di sottoporsi alla chemioterapia. La terapia, ancora in uso oggi, che seppur efficace non è esente da pesanti e a volte devastanti effetti collaterali. Ora, grazie a un test dei 21 geni, chiamato Taylor X, dopo l’intervento il ricorso alla chemio potrebbe essere evitato nel 70% delle donne con tumore al seno. Questo quanto concluso da un largo studio clinico di fase III che è stato presentato al meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) nella sessione plenaria più importante che si è tenuto a Chicago (Usa).

Lo studio
I ricercatori del dell’Albert Einstein Cancer Center e del Montefiore Health System di New York hanno coinvolto 10.273 donne affette dal tipo più comune di cancro, ossia il tumore del seno con recettori ormonali positivi Her2 negativo, e con linfonodi ascellari negativi. L’analisi ha permesso agli autori di giungere a una conclusione che potrebbe cambiare la pratica clinica nel giro di breve. Difatti, non hanno trovato alcun miglioramento nella sopravvivenza libera da malattia quando la terapia con la chemio era somministrata in aggiunta alla terapia ormonale. «Questo significa che possiamo limitare la chemio al 30% delle donne per le quali già possiamo prevedere che ne trarranno beneficio», ha spiegato il dott. Joseph A. Sparano, direttore della Clinical Research dell’Albert Einstein Cancer Center e Montefiore Health System di New York.
«Questi dati – aggiunge Harold Burstein, esperto Asco – forniscono l’evidenza a dottori e pazienti che possono usare informazioni genomiche per decidere al meglio sui trattamenti nelle donne ai primi stadi del cancro. Significa che migliaia di donne potranno evitare la chemio con tutti i suoi effetti collaterali pur mantenendo eccellenti risultati a lungo termine».

Il test Taylor X
In questo trial di fase III è stato utilizzato un particolare test detto Taylor X, in cui si valuta l’espressione di 21 geni tumorali. «Metà delle donne colpite da cancro al seno soffrono del tipo di tumore [che è stato oggetto dello studio] – sottolinea al prof. Saparano – Prima del Taylor X c’era incertezza sul miglior trattamento per le pazienti con un punteggio medio di rischio valutato in base a un altro esame. Il trial era destinato a chiarire questa incertezza e ha dato una risposta assai definitiva. Ogni donna con tumore iniziale al seno dai 75 anni in giù dovrebbe dunque avere la possibilità di sottoporsi al test e discutere con il medico riguardo all’opportunità della chemioterapia dopo l’intervento». Il test Taylor X è stato sviluppato sul modello della biopsia tumorale: in base ai risultati, in genere le donne che ottenevano un basso punteggio ricevevano soltanto la terapia ormonale, mentre quelle con un alto punteggio ricevevano anche la chemioterapia.

I risultati
Tra tutte le partecipanti allo studio, quelle avevano ottenuto un punteggio medio di rischio (6.711) sono state destinate a random a ricevere solo l’ormonoterapia oppure anche la chemioterapia. Obiettivo principale era assicurare la sopravvivenza libera da malattia negli anni a seguire. Dopo una valutazione a 7 anni e mezzo di follow-up si è visto che l’ormonoterapia da sola non era meno efficace quando somministrata senza la chemio. A 9 anni, i risultati delle due diverse metodologie terapeutiche erano ancora praticamente identici, a suggerire che c’era beneficio nell’aggiunta della chemioterapia alla terapia ormonale.

C’è chi invece ottiene benefici con la chemio
Oltre ad aver stabilito che per il 70% delle donne non era necessario ricorrere alla chemio, l’altro importante risultato di questo studio è stato l’aver indentificato un gruppo di paziento che, invece, ha ottenuto benefici proprio dalla chemioterapia. In questo caso si trattava di donne di 50 anni o più giovani, che avevano ottenuto un punteggio medio nel test. A differenza, le pazienti ad alto rischio di recidiva hanno mostrato un tasso di ricaduta a distanza del 13%, nonostante la cura combinata con chemio e ormonoterapia. In base ai risultati ottenuti, e all’analisi dei dati raccolti, i ricercatori concludono che è necessario sviluppare cure specifiche nelle donne affette da questo tipo di tumore al seno, perché ogni paziente può essere diversa.