Salute | Longevità

Scienziati scoprono i geni dei centenari: promuovono longevità e salute

Alcuni scienziati italiani sono riusciti a scoprire quali sono i geni collegati alla longevità. E sono gli stessi che ci proteggono dal cancro

Trovati i geni della longevità
Trovati i geni della longevità (Natali Mis | Shutterstock)

Forse siamo sulla buona strada o, comunque, stiamo cominciando a percorrere la corretta via per quanto riguarda il segreto di lunga vita. Una nuova ricerca made in Italy, infatti, sembra aver trovato finalmente la variante genetica che aiuta le persone a vivere molto più a lungo. Ma non solo: eviterebbe anche di incappare in gravi malattie che potrebbero portare a una morte precoce. Tali geni sembrano interessare l’ottanta percento degli ultracentenari. Ecco i risultati dello studio.

Minor rischio di tumori
La ricerca, condotta grazie agli scienziati dell’ospedale Saverio De Bellis di Castellana Grotte (Bari), è riuscita a rilevare un gene correlato sia alla longevità che alla riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, metaboliche e cancro. Un modo, insomma, per vivere bene e per molto tempo. Lo studio, della durata di cinque anni, è stato possibile grazie a un finanziamento dell’Airc e ha preso in esame lavoro condotti da studiosi di tutto il mondo su ben 15mila persone. Grazie a questo è stato possibile evidenziare una modifica dell’espressione genica che si presenta in 8 centenari su 10.

FOXO3
Dai risultati emersi dallo studio si è potuto notare come la stragrande maggioranza degli ultracentenari presentino una variazione di un singolo frammento del DNA. Più precisamente in un gene denominato FOXO3. «Abbiamo scoperto che le persone nate con questa caratteristica genetica hanno una potente arma in più per resistere allo stress cellulare e quindi per invecchiare meglio, resistere meglio a condizioni sfavorevoli, come quelle legate a clima o all’alimentazione, e alle varie patologie legate all’invecchiamento: dal diabete a quelle cardiovascolari, al cancro», spiegano Cristiano Simone, coordinatore dello studio.

Pochi rischi
«I soggetti con questa caratteristica genetica potrebbero essere più resistenti anche agli effetti avversi delle terapie mediche e oncologiche, così come potrebbero avere minor probabilità di essere colpiti da malformazioni fetali in gravidanza, o diabete nella vita adulta», continua Simone. Tutto ciò, «si lega anche allo sviluppo di nuovi farmaci e alla diagnostica, in quanto consente di prevedere tramite screening l’effetto che può avere un farmaco prima della somministrazione».

Un marker predittivo
«Questa caratteristica genetica potrà essere sfruttata come importante marker predittivo per valutazioni prognostiche e terapeutiche: un nuovo utile strumento per la medicina personalizzata e di precisione», conclude Gianluigi Giannelli, direttore scientifico del De Bellis. La ricerca è stata realizzata in collaborazione con Valentina Grossi, Giovanna Forte, Paola Sanese, Alessia Peserico, Tugsan Tezil, Martina Lepore Signorile e Candida Fasano. I risutlati sono stati pubblicati sulla rivista della Oxford University Press, Nucleic Acid Research.

Chi vuole vivere a lungo?
Il caso dello scienziato australiano che alcuni giorni fa si è recato in svizzera per richiedere il suicidio assistito ha portato molti di noi alla riflessione. L’uomo aveva 104 anni, non era malato ma a quell’età vista e riflessi si riducono giorno per giorno. Non tutti amano vivere in quelle condizioni e spesso si è soli perché moglie e figli potrebbero non esserci più o essere molto anziani. Quindi, quando chiediamo di vivere molto più tempo, sappiamo a cosa andiamo incontro? Vivere tanto è fattibile solo se si gode di ottima salute e soltanto se anche le persone a noi care hanno la possibilità di raggiungere una certa età. Perciò, prima di tutto, dovremmo domandarci se per noi è davvero indispensabile cercare la chiave della longevità o meno.

Leggi anche: Muore con suicidio assistito David Goodall, lo scienziato di 104 anni
David Goodall è lo scienziato di 104 anni che ha deciso di porre fine alla sua esistenza grazie a un suicidio assistito. Ecco come è avvenuto