21 agosto 2018
Aggiornato 01:00

Tumore al seno e obesitÓ, un legame pericoloso: aumenta anche il rischio di recidive

C’Ŕ un legame tra il cancro al seno e l’obesitÓ. A confermarlo, uno studio dell’Istituto Nazionale dei Tumori e UniversitÓ degli Studi di Milano che mostra il rischio di recidive
ObesitÓ e tumore al seno
ObesitÓ e tumore al seno (shutterstock.com)

MILANO – L’obesità e il sovrappeso sono condizioni che mettono a serio rischio la salute e la vita delle persone. Sono infatti numerose le malattie associate, tra cui diabete, patologie cardiovascolari e cancro. In quest’ultimo caso, è da tempo noto che l’obesità e il sovrappeso sono associati a una prognosi peggiore delle pazienti con tumore al seno: il rischio di mortalità è di circa 1,33 volte superiore nelle pazienti obese rispetto a quelle di peso nella norma, come confermato anche da una recente meta-analisi.

La conferma
A confermare la relazione pericolosa tra obesità e tumore al seno è stato lo studio ‘Potential benefit of intra-operative administration of ketorolac on breast cancer disease recurrence according to the patient’s body mass index’, che è stato pubblicato il 30 aprile sulla rivista scientifica Journal of the National Cancer Institute, e condotto da gruppi di ricerca dell’Institut Jules Bordet di Bruxelles e dell’Istituto Nazionale dei Tumori e Università degli Studi di Milano, con un contributo di AIRC, Associazione Italiana Ricerca sul Cancro, e dell’Organizzazione non-profit belga Amis de l’Institut Bordet.

Lo studio
Qui, gli autori hanno analizzato 827 pazienti (529 operate con in più la somministrazione intraoperatoria per via iniettiva di ketorolac e 298 senza) e 1.007 (787 operate con in più la somministrazione intraoperatoria per via iniettiva di diclofenac e 220 senza). In entrambi i gruppi vi erano pazienti sovrappeso e obesi. I risultati hanno rivelato come nel gruppo che è stato sottoposto alla terapia con ketorolac si fosse verificata una diminuzione di recidive, che è stata più evidente nel caso di indice di massa corporea (BMI) elevato. «Già alcuni studi retrospettivi suggerivano un ruolo potenziale dei farmaci antinfiammatori non steroidei nella prevenzione delle recidive – spiega Elia Biganzoli, dirigente ricercatore dell’Unità di Biostatistica, biometria e bioinformatica dell’Istituto Nazionale dei Tumori e professore di Statistica medica dell’Università degli Studi di Milano – Ma questo posiziona per la prima volta nero su bianco  il ruolo di un antinfiammatorio non steroideo, in particolare il ketorolac, focalizzandone in più la capacità di azione nelle pazienti sovrappeso e obese».

Un intervento essenziale
L’intervento chirurgico per l’asportazione del tumore primario è una componente essenziale del trattamento del carcinoma mammario, come sottolineato da tutte le linee guida internazionali e nazionali (v. Linee Guida AIOM 2017 per le neoplasie della mammella), spiega una nota dell’ateneo milanese. Tuttavia, la rimozione può attivare meccanismi di risveglio di cellule quiescenti che talvolta si diffondono nel corpo prima dell’intervento, fenomeno conosciuto come ‘tumour dormancy’. «Questo risveglio della dormienza tumorale – interviene Romano Demicheli, coautore dello studio e ricercatore senior dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – è stato dimostrato che si può associare a fenomeni di tipo infiammatorio e produce un risveglio metastatico accelerato. Questo processo è particolarmente attivo e peggiorativo nel caso del sovrappeso e dell’obesità, perché un indice elevato di massa corporea si lega usualmente a un’infiammazione cronica di basso grado».

Prevenire le metastasi
Questo studio apre prospettive rilevanti per l’impatto sulla prevenzione delle metastasi. «Indica un riposizionamento atteso importante del ketorolac nel trattamento intraoperatorio di pazienti con carcinoma mammario con un alto indice di massa corporea – aggiunge Elia Biganzoli – Rappresenta un trattamento potenzialmente sicuro, efficace e meno costoso di altre terapie sistemiche adiuvanti. Potrebbe quindi essere un passo avanti nel trattamento del carcinoma mammario primario per i Paesi a elevato benessere ma soprattutto per le Nazioni più povere e meno avanzate nella terapia del tumore al seno. L’obiettivo ora è di convalidare questi risultati nel contesto di uno studio clinico prospettico».