19 dicembre 2018
Aggiornato 10:00

Gli danno la cura per il mal di schiena, ma muore poche ore dopo: era un aneurisma

A distanza di pochi giorni dal caso di Daniela Sabbatini, anche un uomo muore per aneurisma, dopo una diagnosi errata. Il drammatico episodio accaduto a Giorgio Orsini

Giorgio Orsini muore di aneurisma scambiato per un'ernia
Giorgio Orsini muore di aneurisma scambiato per un'ernia (Thaiview | Shutterstock)

ROMA – Un tragico errore, molto simile al precedente caso avvenuto proprio un mese fa a una donna di nome Daniela Sabbatini. Lei è morta dopo ore di agonia perché i medici le avevano diagnosticato una lombosciatalgia quando invece si trattava di un aneurisma. A Giorgio Orsini è capitata, ahimè, la stessa sorte. Entrambi i casi sono accaduti a Roma, ma mentre il primo è stato scambiato per un problema al nervo sciatico, al secondo è stata fatta una diagnosi di ernia. Tutti e due, però, sono morti e, con tutta probabilità, avrebbero potuto essere salvati.

Diagnosi sbagliata
Giorgio Orsini è deceduto a 54 anni il 22 aprile scorso per quella che sembra essere una diagnosi sbagliata. Questo, perlomeno, è quanto emerge dal dettagliato racconto dei familiari. Non è insolito, infatti, che un forte dolore nella parte bassa della schiena venga scambiato per un problema muscolo-scheletrico quando invece si tratta della rottura di un aneurisma dell’aorta addominale. I sintomi di tale evento vascolare, infatti, sono proprio rappresentati da un intenso dolore in quella zona e, a volte, anche alla gamba.

Un’ernia?
Il caso di Sabbatini è accaduto presso il Policlino Casilino, mentre quello dell’uomo all’Aurelia Hospital, entrambi a Roma. Giorgio si era recato presso il pronto soccorso a causa di dolori estremamente forti alla schiena, così forti da impedirgli il movimento. Proprio per questo motivo, la moglie Patrizia ha dovuto accompagnarlo presso il nosocomio capitolino.
Il personale sanitario gli aveva eseguito delle lastre e da queste era emersa una prima diagnosi: una dorso-lombalgia provocata da un’ernia.

Le cure
I medici, prima di dimettere il paziente, gli hanno suggerito una visita da un chirurgo vertebrale e, nel frattempo, allo scopo di lenire il dolore, gli era stata somministrata una cura a base di morfina e cortisone. Solo 48 ore dopo, però, le condizioni di Giorgio si erano aggravate notevolmente e i farmaci sembravano non aver fatto alcun effetto.

Impossibile salvarlo
Essendo che le condizioni di Giorgio erano ormai diventate gravissime, l’uomo è stato portato con urgenza presso l'ospedale San Filippo Neri. Solo in quel momento i medici si sono accorto di ciò che stava per accadergli ma l’aorta, ormai, aveva completamente ceduto.

Omicidio colposo?
La rabbia, unita al dolore e alla tristezza dei familiari è solo minimamente immaginabile. Nessuno può avere la certezza che Giorgio si sarebbe salvato, ma di certo se avesse avuto una diagnosi tempestiva le possibilità c’erano. Ecco il motivo per cui è stato aperto un fascicolo presso la procura di Roma: i medici dell'Aurelia Hospital sono in qualche modo responsabili della sua morte? Si può parlare di omicidio colposo? Molte delle risposte emergeranno grazie all’autopsia anche perché, al momento, non figura nessun nome nel registro degli indagati. I familiari sono assistiti dall’avvocato Agostino Mazzeo.

Il Gigante Buono
Tutti ricordano con molto affetto Giorgio Orsini che lavorava come macellaio presso un supermercato del quartiere La Storta. L’uomo era sposato, con tre figli, e amava particolarmente giocare a bocce presso il circolo bocciofili. I funerali si terranno nella giornata di oggi.