21 ottobre 2018
Aggiornato 17:30

La Sindrome dell’intestino irritabile aumenta il rischio di Parkinson

Gli scienziati hanno scoperto che vi è un serio legame tra la sindrome dell’intestino irritabile o colon irritabile e la malattia di Parkinson. Ma c'è una cura
Sindrome dell'intestino irritabile
Sindrome dell'intestino irritabile (Robert Kneschke | shutterstock.com)

NEW YORK – Cosa lega la sindrome dell’intestino o colon irritabile e la malattia di Parkinson? La domanda se la sono posti i ricercatori dell'Icahn School of Medicine del Monte Sinai di New York, i quali hanno condotto uno studio in cui si è scoperto che l’infiammazione intestinale possa uccidere i neuroni che producono dopamina, che a loro volta possono causare la malattia di Parkinson

La scoperta
Lo studio ha rivelato che le persone che soffrono di sindrome dell'intestino irritabile presentano un rischio maggiore del 30% di sviluppare la malattia di Parkinson. Tuttavia, il trattamento precoce della malattia intestinale, e in particolare dell’infiammazione, potrebbe prevenire l’esordio della malattia neurodegenerativa per cui, a oggi, non esiste cura.

Una proteina in comune
La dott.ssa Inga Peter e colleghi si sono basati su una precedente scoperta che indicava come il Parkinson e la sindrome dell’intestino irritabile o IBD fossero collegati da una proteina che si accumula nel cervello e nell'intestino delle persone che soffrono delle rispettive malattie. Con questo nuovo studio, i ricercatori hanno confermato questo collegamento. Mostrando che chi soffre di IBD ha un aumento significativo del rischio di sviluppare il Parkinson.

Una speranza
Per fortuna, chi soffre di IBD può ricorrere all’aiuto di alcuni farmaci antinfiammatori che pare abbiano ridotto i rischi di Parkinson di circa l'80%. Non a caso, gli scienziati ritengono che proprio l’infiammazione sistemica – identificata come una sorta di reazione eccessiva del sistema immunitario – possa essere collegata anche al Parkinson. In un precedente lavoro, il team di ricerca aveva scoperto che le persone con IBD e quelle con Parkinson presentano mutazioni in una particolare area del loro genoma. In molte delle persone affette da una delle due malattie si è scoperta una compromissione dell’autofagia, un naturale processo biologico che aiuta a liberarsi dei rifiuti cellulari e delle cellule danneggiate.  «Una volta compromessa questa funzione, [tutto ciò] rimane nella cellula e la danneggia, in più le proteine ​​associate al Parkinson si accumulano», sottolinea le dott.ssa Peter.

Prevenire il Parkinson
Secondo la dott.ssa Peter e colleghi, dato che è stato dimostrato un collegamento tra l’infiammazione sistemica e la malattia di Parkinson, perché non provare a ridurre questa e vedere se si può prevenire la malattia? Con questa domanda in mente, gli scienziati hanno esaminato i dati relativi a oltre 144mila pazienti con sindrome dell'intestino irritabile e li hanno confrontati con 720.090 persone senza la malattia. Come si aspettavano, i ricercatori hanno scoperto che il Parkinson era il 28% più comune tra quelli con IBD rispetto a quelli senza malattia. Però, quando i pazienti con IBD sono stati trattati con la terapia anti-TNF (anti-tumour necrosis factor), un farmaco comune usato per trattare la condizione, il loro rischio di sviluppare il Parkinson era del 78% inferiore – non solo rispetto ad altri pazienti con IBD, ma rispetto al rischio per la popolazione generale. «Riducendo l'infiammazione, potremmo potenzialmente impedire al Parkinson di progredire», conclude la dott.ssa Peter.