12 novembre 2018
Aggiornato 21:30

Parrucchiere infetta deliberatamente gli altri con l’HIV. Condannato a 12 anni di carcere

Un uomo di 27 anni ha deliberatamente infettato con l’HIV tutte le persone che hanno avuto rapporti sessuali con lui. I dettagli della vicenda
Immagine rappresentativa
Immagine rappresentativa (El Nariz | Shutterstock)

Non è certo il primo caso, ma sembra proprio che molte delle persone affette da HIV siano felici di condividere il loro virus con altre. Questa volta l’accusa di lesioni gravi è stata fatta a Daryll Rowe, un parrucchiere Gay che ha deciso, deliberatamente, di infettare malta gente. La notizia della condanna, a 12 anni di carcere, sembra non aver provocato in lui nessuna emozione. Ecco i dettagli della vicenda.

Rabbia e paura
Come è logico pensare, le persone che hanno saputo di essere state infettate dal parrucchiere ora provano soltanto molta paura e rabbia nei confronti di Rowe. «Preferirei che mi avesse assassinato piuttosto che lasciarmi vivere la vita in questo modo», ha dichiarato una delle sue vittime. Davide Rowe è un ragazzo di soli 27 anni che viveva e lavorava a Brighton. La sua condanna è avvenuta mercoledì scorso, momento in cui l’uomo sembra non avere avuto alcuna emozione dopo aver saputo come avrebbe dovuto passare i prossimi 12 anni della sua vita.

I commenti delle vittime
Sono stati molti, e decisamente variegati, i commenti delle povere vittime che hanno avuto rapporti sessuali con l’uomo senza sapere che era stato infettato in precedenza dal virus dell’HIV. «È una minaccia per la società. È un sociopatico perché non penso che abbia alcun riguardo per i sentimenti degli altri», hanno dichiarato alcuni. Mentre altri ritengono che «finché avrà la forza nel suo corpo, sarà un rischio». Ma non è finita qui, perché ci sono anche persone che sembrano aver pensato seriamente al suicidio piuttosto che convivere con una malattia provocata dall’HIV.

Li ha incontrati apposta
Sembra che Rowe non si fosse trovato, casualmente, tra le lenzuola di qualche uomo. Ma pare che fosse andato proprio alla ricerca delle sue vittime. La diagnosi di HIV, infatti, l’ha ricevuta nell’aprile del 2015. Ma dopo tale data ha incontrato diversi uomini molti dei quali attraverso un’app di incontri. Ha fatto sesso con otto di loro a Brighton per poi incontrarne altri due nel nord-est dell'Inghilterra. Ma non è finita qui: secondo le varie ricostruzioni l’uomo ha insistito per avere rapporti sessuali non protetti giurando di essere pulito. E quando alcuni gli hanno chiesto di usare comunque il preservativo lui li ha manomessi appositamente facendogli pensare di praticare sesso sicuro.

Rowe sapeva benissimo cosa stava facendo
Ciò che è stato più devastante per le persone che sono state insieme all’uomo è che Rowe sapeva benissimo che avrebbe potuto danneggiare la salute degli altri, nonostante ciò ha continuato a farlo. Secondo quanto dichiarato dal giudice Christine Henson QC, «ha agito con la piena consapevolezza del rischio a cui venivano sottoposte le persone che stavano con lui». Si trattava di una sorta di «campagna consapevole allo scopo di infettare altri uomini e, sfortunatamente, per cinque degli uomini che ha incontrato, la sua campagna ha avuto successo». Ciò che più preoccupa le persone è che Rowe potenzialmente, resterà sempre un pericolo per gli altri durante il resto della sua vita.

Messaggi inquietanti
La mente diabolica di Rowe ha escogitato anche altre armi per destabilizzare le sue povere vittime. Una di queste è stata quella di inviargli, dopo aver avuto rapporti sessuali, dei messaggi terroristici del tipo: «Ho l'HIV. Lol. Whoops!»

Ci vorrebbe l’ergastolo
Il giudice, mercoledì scorso, ha detto a Rowe: «molti di quegli uomini erano giovani di vent'anni nel momento in cui hanno avuto la sfortuna di incontrarti. Dati i fatti di questo caso e il tuo comportamento permissivo e predatorio, non riesco a vedere quando non sarai più un pericolo per gli uomini gay. A mio giudizio, le infrazioni, nel loro insieme, sono così gravi che una condanna all'ergastolo sarebbe giustificata». Per giustificarsi l’uomo ha asserito, davanti alla giuria, che pensava di essere guarito dopo aver bevuto per alcuni mesi la sua urina insieme a integratori naturali.