25 settembre 2018
Aggiornato 02:00

Emicrania e mal di testa: finalmente una speranza per alleviare il dolore

Un anticorpo monoclonale si è dimostrato efficace nel combattere l’emicrania che non risponde ai trattamenti convenzionali
Un nuovo farmaco per il mal di testa
Un nuovo farmaco per il mal di testa (Nikodash | Shutterstock)

Un nuovo farmaco potrebbe arrivare laddove gli altri hanno fallito. È questa la speranza per tutte le persone che si vedono costrette a convivere ogni giorno con episodi dolorosi scatenati dall’emicrania o dal mal di testa. Il medicinale proviene dalla nuova medicina, ovvero dall’immunoterapia, una branca che sfrutta particolari anticorpi per la cura di numerose patologie. Dai risultati è emerso che le persone che hanno ricevuto la terapia hanno assistito a una notevole diminuzione del dolore. Ecco di cosa si tratta.

La difficoltà nel trattare l’emicrania
Purtroppo il dolore causato dall’emicrania non è assolutamente semplice da gestire, questo è un aspetto che sia medico che paziente conoscono benissimo. In particolare c’è una grande fetta di popolazione che non risponde alle classiche terapie e manifesta episodi dolorosi fino a 14 giorni al mese. Il dolore è così forte che può impedire le normali attività e provocare dievrsi disturbi correlati come nausea e sensibilità alla luce. E sono state proprio queste persone l’oggetto di studio di un nuovo farmaco denominato Erenumab.

Come funziona Erenumb
Il farmaco immunoterapico è stato testato in tutte le persone che non rispondono positivamente alle terapie comuni per il mal di testa. «Le persone che abbiamo incluso nel nostro studio sono state considerate più difficili da trattare, il che significa che fino a quattro altri trattamenti preventivi non avevano funzionato per loro», spiega il professor Uwe Reuter, del Charité (University Medicine Berlin in Germania). La sua azione è diretta verso i segnali del dolore: li blocca prendendo di mira un recettore per il peptide correlato al gene della calcitonina, denominato CGRP (calcitonin gene related peptide). Gene che molte persone conoscono bene a causa della sua peculiarità di trasmettere i segnali relativi al dolore emicranico.

Cos’è il CGRP
Il CGRP o peptide correlato al gene della calcitonina è una catena formata da 37 aminoacidi che svolge una potente azione vasodilatatoria. Si tratta di un neurotrasmettitore conosciuto fin dai primi anni 80. Diversi studi hanno dimostrato che il CGRP viene liberato in quantità estremamente elevate durante l’emicrania e si riduce notevolmente nel momento in cui il dolore cessa. Da qui si evince come tale peptide sia coinvolto nella percezione del dolore emicranico. Ecco perché ci sono nuove speranze dall’anticorpo monoclonale erenumab, il quale ha la caratteristica di silenziare CGRP.

Efficacia dimostrata
«Il nostro studio ha rilevato che erenumab ha ridotto il numero medio di emicranie mensili di oltre il 50% per quasi un terzo dei partecipanti allo studio. Quella riduzione della frequenza di emicrania può migliorare notevolmente la qualità della vita di una persona».

Lo studio
Durante lo studio, gli scienziati hanno coinvolto 246 persone affette da emicrania difficile da trattare. Metà di loro ha ricevuto iniezioni di 140 milligrammi di Erenumab una volta al mese per tre mesi. Al contrario, il gruppo di controllo ha ricevuto un placebo per tre mesi. Prima della terapia tutti i partecipanti accusavano mediamente il mal di testa nove volte al mese e hanno usato un farmaco per gli attacchi di emicrania almeno cinque volte nell’arco di trenta giorni.

I risultati
Dai risultati è emerso che a termine cura il 30% delle persone trattate con erenumab avevano dimezzato gli episodi dolorosi. Mentre il gruppo placebo aveva assistito a una riduzione del 14%. D’altro canto la sicurezza e la tollerabilità del farmaco erano pressoché simili al placebo. Nessuno dei partecipanti ha dovuto interrompere la cura a causa di effetti collaterali.

Nuove speranze
«I nostri risultati mostrano che le persone che ritenevano che le loro emicranie fossero difficili da prevenire potevano effettivamente sperare di trovare sollievo dal dolore. Ora sono necessarie ulteriori ricerche per capire chi è più propenso a beneficiare di questo nuovo trattamento», conclude Reuter. I risultati dello studio verranno presentati durante l'incontro annuale dell'American Academy of Neurology a Los Angeles.