13 dicembre 2018
Aggiornato 23:00

Torino, affissi manifesti No Vax, l'Ordine dei Medici va in Procura

Secondo i medici, queste azioni «generano allarmismo e incrementano la disinformazione»
No Vax
No Vax (Anton Watman | shutterstock.com)

TORINO – Manifesti e cartelloni No Vax a Torino. Secondo gli esperti, prosegue l’azione di disinformazione da parte di chi avversa la pratica delle vaccinazioni. A seguito di «molte segnalazioni», l’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Torino ha denunciato in Procura manifesti e cartelloni contro le vaccinazioni obbligatorie affissi in città presso asili, scuole e ospedali, come il Sant’Anna: «Una vera e propria campagna pubblicitaria - dice l'Ordine - che definisce le vaccinazioni 'una azione volontaria'».

Salute pubblica a rischio
«Le vaccinazioni sono misure di salute pubblica previste obbligatoriamente per legge – spiega in una nota il presidente dell’OMCeO di Torino Guido Giustetto – I diversi cartelloni che sono apparsi in città propongono contenuti che generano allarmismo e incrementano la disinformazione a danno della sicurezza. Per questo abbiamo coinvolto l’Autorità Penale. L’Ordine ha infatti tra i suoi obiettivi proprio la tutela della salute pubblica e la promozione di una corretta informazione scientifica».

Promuovere un’informazione corretta
«Inoltre, gli articoli 15 e 55 del nostro Codice Deontologico - continua Giustetto - ci ricordano che 'il medico non deve sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia' e che 'il medico promuove e attua un’informazione sanitaria accessibile, trasparente, rigorosa e prudente, fondata sulle conoscenze scientifiche acquisite e non divulga notizie che alimentino aspettative o timori infondati o, in ogni caso, idonee a determinare un pregiudizio dell’interesse generale'. Il nostro ruolo come Ordine - che non indulge in concetti astratti ma in atteggiamenti concreti di tutela della salute pubblica - si affianca a quello fondamentale dei media. A loro chiediamo però, appellandoci ancora una volta a un loro codice etico/deontologico, una collaborazione stretta per raddrizzare un fenomeno di false credenze e paure che crea inutili allarmismi a grave danno della salute pubblica», conclude.